lunedì 6 aprile 2015

Corni e corniformi

Fig. 1: sin, da: Leonelli, V., I modelli di nuraghe e altri elementi  scultorei  di Mont'e Prama, In:Le sculture di Mont'e Prama-Contesto, scavi e materiali, a cura di: M. Minoja & A. Usai, Gangemi Editore, 2014, pp. 263-292; dx., Da: Usai, L. e Leonelli, V., Le sculture in mostra, In:Le sculture di Mont'e Prama-La Mostra, a cura di: L. Usai, Gangemi Editore, 2014, pp. 235-254


Fig. 2. Da: Usai, L. e Leonelli, V., Le sculture in mostra, In:Le sculture di Mont'e Prama-La Mostra, a cura di: L. Usai, Gangemi Editore, 2014, pp. 235-254. Per altri esempi di "cordicelle" avvolte su corna nuragiche si vedano i seguenti link: http://monteprama.blogspot.it/2014/09/un-impossibile-storia-damore.html
http://monteprama.blogspot.it/2014/06/il-primo-bronzetto-di-e-borowski-e-le.html
http://monteprama.blogspot.it/2014/06/corna-nuragiche-al-bible-lands-museum.html




[..]ELEMENTI CORNIFORMI
Si tratta di elementi in calcare a forma di corno che presentano un’estremità a sezione quadrangolare e l’altra a sezione circolare (scheda n. 42) (fig. 1, ndr). In realtà non sono stati individuati attacchi diretti e non sembrano collegabili alle statue o ai modelli di nuraghe; la forma è assimilabile agli elementi semilunati rinvenuti da Vincenzo Santoni nella vicina necropoli di tombe a pozzerto di Is Aruttas e nell’esedra della tomba di giganti di Su Niu ‘e Su Crobu a Sant’Antioco.
La parte a sezione quadrangolare sembra idonea ad essere inserita in un incavo.
Gli incavi quadrangolari obliqui presenti negli elementi architettonici in calcare di difficile identificazione e nei betili in arenaria tipo Oragiana sembrano avere le giuste proporzioni per l’alloggiamento di questi clementi corniformi. L’ipotesi sembra suggestiva.[..]
Da: Leonelli, V., I modelli di nuraghe e altri elementi  scultorei  di Mont'e Prama, In: Le sculture di Mont'e Prama-Contesto, scavi e materiali, a cura di: M. Minoja & A. Usai, Gangemi Editore, 2014, pp. 263-292

Fig. 3. Da: Usai, L., Le statue nuragiche, In: Le sculture di Mont'e Prama-Contesto, scavi e materiali, a cura di:M. Minoja & A. Usai, Gangemi Editore, 2014, pp. 219-262

Mauro Dadea suggerito che gli elementi corniformi potessero trovare posto negli incavi obliqui dei betili. Per verificare questa ipotesi si è fatto il calco dei corni e si è riscontrato l’alloggiamento negli incavi dei betili conservati a Cagliari dove, effettivamente, essi troverebbero un perfetto incastro, adatto a ricomporre quasi dei totem o trofei assimilabili alle ben più tarde colonne rostrate romane.
Potrebbe trattarsi tuttavia solo di una coincidenza. In primo luogo si rammenta che i betili con incavi sono in arenaria e gli elementi corniformi in calcare; è anche vero, però, che la bicromia è conosciuta nel mondo nuragico. Inoltre negli incavi non si nota nessun residuo di sostanza atta ad aderire agli elementi corniformi; sappiamo, però, che non sempre si conservano a lungo ie tracce di queste sostanze, specie se di natura organica. Ad esempio nei betili non si trovano residui di pittura rossa ipotizzata da Giovanni Lilliu.
Anche l’ipotesi che nei betili con eventuali elementi corniformi possa celarsi il dio Toro potrebbe essere plausibile, in quanto richiarnerebbe il concetto delle corna taurine presente nella simbologia dell’esedra delle tombe dei giganti. Non può neanche escludersi che gli elementi corniformi stessero in origine sopra le tombe a pozzo ad inumazione, come Vincenzo Santoni ha ipotizzato per le tombe di Is Aruttas di Cabras e di Su Niu ‘e su Crobu di Sant’Antioco.
Queste potrebbero non essere 1e sole ipotesi possibili di lettura iconografica. Alla scrivente nel vedere per la prima volta il betilo in calcare B 1 (fig. 4, ndr), sembrò piuttosto che un betilo una testa di grandi dimensioni. Solo ad un più attento esame si potè constatare che fosse un betilo recante una rappresentazione plastica dell’elemento betilico, come gli esemplari B2 e B3.
Il betilo Bl, in effetti, manifestava una certa somiglianza coi cippi antropomorfi in pietra calcarea di Ossi, loc. Tresnuraghes, e Viddalba, ioc. Monte San Giovanni, per i quali non esiste alcun elemento certo di datazione. Nella parte superiore del cippo di Ossi è raffigurata una testa umana coperta da un elmo. Questo singolare cippo, scoperto casualmente nel luglio 1976, consentì di interpretare l’analogo reperto rinvenuto a Viddalba vent’anni prima, di difficile lettura all’atto del rinvenimento. Il cippo di Viddalba, a parere della scrivente, trovava confronto con il betilo in calcare B i di Mont’e Prama, portando di conseguenza a riconoscere in quest’ultimo la parte superiore di un cippo composto da più parti, assimilabile al volto con elmo del cippo di Viddalba che, al di sopra del frontale sporgente presenta un elemento verticale. Nell’esemplare di Viddalba sono presenti anche due incavi emisferici che si suppose fossero stati realizzati per l’inserimento di corna73. Singolare è anche la raffigurazione del cippo di Viddalba, limitata alla sola testa della figura umana. Al riguardo sembra lecito domandarsi se sia stata deliberatamente raffigurata solo la parte superiore o se essa si sovrapponesse ad un altro cippo rappresentante il corpo[..]. 


Da: Usai, E., Idoli betilici di Mont'e Prama, In: Le sculture di Mont'e Prama-Contesto, scavi e materiali, a cura di:M. Minoja & A. Usai, Gangemi Editore, 2014, pp. 293-314

Fig. 4. Betilo in calcare B1 da Monte Prama (foto di Araldo de Luca). Da: Usai, E., Idoli betilici di Mont'e Prama, In: Le sculture di Mont'e Prama-Contesto, scavi e materiali, a cura di:M. Minoja & A. Usai, Gangemi Editore, 2014, pp. 293-314