venerdì 27 marzo 2015

Rapsodia di un grafema. Parte 2

di Sandro Angei
TIRSO
Una lettura in chiave nuragica

Da sempre mi sono chiesto quale fosse il significato del nome del fiume più lungo della Sardegna, il Tirso.
   Nei vocabolari della lingua italiana leggiamo che il termine “tirso”, oltre ad indicare il nome del fiume Sardo, significa fusto, bastone e in particolare esso è associato al dio Bacco e ai suoi riti. Il vocabolario di latino alla voce Thyrsus–i, oltre a dare il solito significato, specifica che è un grecismo cioè, parola greca entrata in uso comune nel latino. Nel vocabolario di greco, sempre il solito significato… non va oltre.
  

giovedì 26 marzo 2015

Scrivere "con": in Egitto lo facevano già 5000 anni fa; in Sardegna lo facevano ancora più di 2000 anni dopo


"Immagini che ho creato con l' ideazione del mio cuore e con il mio lavoro. Non sono mai state trovate nella scrittura degli antenati." Senenmut, steward della regina Hatshepsut (1479-1458 a.C.)

Fig. 1. a. recipiente rituale in grovacca composto dai geroglifici Ankh+Ka (vita + spirito, forza vitale), esposto al Metropolitan Museum di New York; ca. 3200-3000 a.C.. Immagine da questo sito (1). b. Oggetto in bronzo dal santuario nuragico di Monte Sant'Antonio di Siligo (2). Immagine da  M.A. Fadda, Nel segno dell´acqua, 2013, Carlo Delfino ed. 

mercoledì 25 marzo 2015

A scuola di scultura dagli Hittiti

Fig. 1. Yesemek, nella Turchia orientale: una grande cava di basalto utilizzata dal XIV al VII secolo a.C. per produrre sculture. Il sito ha restituito oltre 300 sculture, oggi esposte nel museo all'aperto. Immagine di alcune delle numerosissime sfingi, da questo sito.

lunedì 23 marzo 2015

Monte Prama, 1975-1977: la grande lite (e quando un busto valeva 300 milioni di lire..)


Nel 1977, in seguito al recupero di due busti a Monte Prama da parte della Guardia di Finanza, scoppiò un'accesa polemica tra Soprintendenza e Università di Cagliari. Il caso fu marcato da diversi articoli apparsi sulla stampa locale e viene oggi rievocato da Raimondo Zucca in Tharros Felix 5 (1). Vediamo come e perchè ci si arrivò.

Fig. 1: i due busti recuperati nel novembre 1977 dalla GdF di Oristano; il recupero innescò un'accesa polemica tra la Soprintendenza ed un gruppo di docenti e studenti dell' Università di Cagliari formanti il "Comitato per la tutela dei beni culturali" (1) (dal rif. 2)

domenica 22 marzo 2015

Sa Sartillia

di Francu Pilloni

Quando Gonnus ritrovò la serenità in seguito al patto popolare de Sa Pipia de Maiu, Babbecu percepì una crescente se pure velata insoddisfazione, visto che ormai da un anno non riuniva la popolazione attorno alla pedra de arringai per amministrare giustizia. Vivo e cocente era il ricordo della giornata di giustizia dell’anno passato, quando fu mera fortuna il fatto che non si raccogliesse il morto nella piazza dei muristenis, dato che ciascuno dei sospettati per gli incendi delle messi fu condannato non al taglio della mano, ma solamente ammonito, a causa di testimonianze contradditorie.
Avrebbe lasciato volentieri l’incarico di amministrare giustizia a Pobiddera, visto che al ritorno a casa ogni volta gli dimostrava dove e perché aveva sbagliato nelle sentenze e nelle sanzioni. Avrebbe pure preferito che le condanne fossero specialmente di ordine morale, dimostrative più che menomazioni fisiche che, il più delle volte, incattivivano l’individuo per sempre, lo facevano rancoroso verso tutti e gl’impedivano di espedire un lavoro che gli consentisse di procurarsi da vivere dignitosamente.

sabato 21 marzo 2015

Le tombe a pozzetto di Torre del Porto, stagno di Cabras

Oltre alle tombe singole a pozzetto di Monte Prama e quelle di Su Bardoni-Muras, il Sinis di Cabras ne offre altre, sconosciute ai più: quelle del vasto villaggio facente capo al pozzo sacro di Cuccuru is Arrius, sulla via che oggi porta da Cabras a Tharros (fig. 1). E' un grande insediamento nuragico, incastonato tra la parte meridionale dello stagno di Cabras e quella settentrionale della laguna di Mistras. Un paio di km a est di Torre del Porto (Torre su Pottu) si trova il sito di Sa Osa. Secondo Raimondo Zucca, le tombe a pozzetto di Torre del Porto sono note all'archeologia dal 1970 (1). 

venerdì 20 marzo 2015

5 teeth. And 400000 years more

by Siziliano

Two articles in the scientific journals Nature (1) and Science (2) report on findings that set back the origin of the genus ‘Homo’ by 400’000 years. Again in Ethiopia that donated already many traces and fossils for early hominids a novel finding added more information on the origin of ‘Homo habilis’ which is considered the predecessor of modern man. The so far earliest-dated specimen had been found in 1959 and was determined as an age of 2.4 million years.
Now, recently (see cited references), again a mandible has been found that-due to location and stratification where it was found is now dated 2.8 million years of age! The description in the cited literature is educative enough, however, what makes me provide this short note, is the classification: so, how could one date such fossil, and how could ascribe such fossil to a certain species? Chronological date assignment in this region of Ethiopia is based on comparative specimen in the same layer of ground (Fig, 1,2; this part of Ethiopia shows remarkable erosion, bringing easily new findings to the sunlight).

mercoledì 18 marzo 2015

Teste vecchie e nuove


I ritrovamenti degli anni '70, hanno dato modo di ricostruire-seppure in modo talora molto frammentario-25 statue antropomorfe dal sito nuragico di Monte Prama (Cabras, OR). Delle 25 statue restaurate, abbiamo solo 13 teste-nella maggior parte dei casi molto sfigurate e poco leggibili: Andreina Costanzi-Cobau & Antonietta Boninu, Protagonisti e comprimari di una storia, In: Le sculture di Mont’e Prama–Conservazione e restauro" 2014, Gangemi editore, pp. 181-352

Fig. 1a

martedì 17 marzo 2015

Marcello Madau. Amuleto di Nurdole: prodotto fenicio e con grafemi senza significato. Davvero davvero?


di Gigi Sanna

Fig. 1 

Guardate cosa scrive polemicamente (1) Marcello Madau nel recente appello alla Giunta Regionale Sarda circa la proposta degli Istentales di presentare all' EXPO di Milano l'inno con la scritta nuragica contenente, tra l'altro, il nome della divinità sarda arcaica yhw(h): '' Non entro nel merito della questione della scrittura e lingua nuragica (quella utilizzata nella canzone è respinta dalla comunità scientifica sarda) né in tante cose che mi sembrano bizzarre come la presenza di Yahwheh nella religiosità nuragica, parole come shalom e del generale tono militaresco -patriottico ''.
   Sulla assurda affermazione della voce shalom (e di altre voci ancora) come parola dal tono militaresco- patriottico (2) abbiamo già abbondantemente risposto in più luoghi anche se non sarebbe stato necessario perché fa parte della semplice conoscenza comune che il tipico saluto shalom degli orientali (attestato nella stele di Nora (3) ben cinque volte e rivolto alla divinità e al figlio di questa) significa tutto il contrario della guerra e cioè 'pace'.
  

lunedì 16 marzo 2015

Il patto popolare de Sa Pipia de Maiu

di Francu Pilloni

Se Pinuccio Sciola s’è inventato le pietre che suonano, tutti conosciamo le pietre che parlano del passato più o meno lontano, sia che abbiano segni di scrittura, sia che siano rimaste identiche o abbiano subito l’oltraggio del tempo. Sappiamo che le parole, pure non scritte se non nella memoria di un popolo, i modi di dire e i modi di pensare e di fare, resistono a volte ancora di più delle stesse pietre.
Quando mia madre, da quel bambino monello che sembravo ai suoi occhi, mi minacciava testualmente che mi avrebbe fatto correre sa sartillia (si dda sighis, hoi curris sa sartillia!, mi diceva) non è che mi stesse promettendo l’acquisto di un cavallo col quale avrei partecipato al carnevale oristanese perché chiaramente pensava ad una pena corporale, somministrata a mezzo di una sartia. Che cosa sia una sartia, lo spieghiamo presto, per chi non ne avesse avuto incontri ravvicinati a scuola ad opera del maestro: sono i virgulti nuovi, lunghi e dritti di certe piante, in particolare: una sartia de arrù (rovo selvatico); una sartia di moddizzi o chessa (lentisco); una sartia de ollastu (olivastro), particolarmente adatta ad essere incisa col coltello.

domenica 15 marzo 2015

La tomba n.8 ed i guerrieri di Monte Prama del XI-X sec. a.C. L'erudito ed il desiderio

di Danilo Macioccu
(I parte)

Fig. 1 La tomba 8 degli scavi Bedini:
non è un pozzetto semplice, ma una pseudo-cista
Le seguenti conclusioni sono il sigillo di Marco Minoja al recente libro sui Giganti di Monte Prama della Gangemi editore:

Innanzitutto una maggiore antichità delle sepolture a pozzetto semplice rinvenute nell'area settentrionale indagata: il range cronologico rilevato per l'individuo della tomba 8 dei pozzetti scavati da Bedini risulta infatti essere 1089-900 e dunque copre integralmente lo XI e X secolo a.C. Quanto alle sepolture analizzate all'interno dei pozzetti coperti da lastre scavati da Carlo Tronchetti, le datazioni analogamente calibrate, rilevate rispettivamente per le tombe n.1 e n.20, risultano comprese rispettivamente tra il 1008 e lo 838 e tra il 980 e lo 824 a.C. apparendo sostanzialmente sovrapponibili all'interno di un excursus che coprirebbe il X e il IX secolo.[1]
L'ex soprintendente prosegue:
Come è già stato opportunamente rilevato in questo volume il rapporto tra le datazioni calibrate e le sequenze cronologiche tradizionali evidenzia una retrodatazione delle prime rispetto alle seconde di circa un cinquantennio[2]
Poiché la fondazione di un qualsiasi sito deve essere datata tramite la tomba più antica e non certo con la tomba più recente, alla parola “cinquantennio”, ho per un attimo ceduto alla rassegnazione.
In Sardegna è forse inutile la ricerca basata sui moderni strumenti d'indagine come il C-14? Oppure la ricerca sulla civiltà nuragica deve limitarsi a confermare e a fornir riscontro di quel che si scopre in Oriente?

venerdì 13 marzo 2015

"..forgive them, for they do not know what they are doing."

A cartoon from Franco Tabacco

The cartoon refers to the clumsy restoration performed on the 10 pieces from Monte Prama exposed at the National Museum of Cagliari during the eighties. An example is shown below.

martedì 10 marzo 2015

Il grande con tre per parte: i bronzetti di Monti Arcosu, Teti

Fig. 1: i bronzetti di Uta (Cagliari), Monti Arcosu. Da (1), riprodotti in scala. Secondo Lilliu le figurine umane furono ritrovate nel 1849 come gruppo unitario: la maggiore (nr. 7) poggiava su otto spade e teneva le più piccole nel cavo del manto, tre per parte (la 10 è unitaria). Purtroppo si è persa completamente la sintassi di questa composizione originaria e i bronzetti vengono sempre presentati singolarmente. I bronzetti di Uta sono considerati "della vecchia scuola" (XII-XI sec.a.C. http://monteprama.blogspot.it/2013/08/i-bronzetti-sardi-gli-inizi-della.html) e vengono indicati tra i più simili nello stile alle statue di Monte Prama (2) http://monteprama.blogspot.it/2015/02/le-sculture-di-monte-prama-eta-del.html


lunedì 9 marzo 2015

L‘ultimo Amsicora

Un omaggio ad Amsicora, 2230 anni dopo la sua morte

di Sandro Angei

215 a.C.

    Il gigante. Così lo chiamavano Abhyna, il più sincero dei guerrieri di Gora. Si imponeva per la sua altezza e il suo carattere fermo. Nel campo di battaglia svettava nella mischia e instillava sicurezza nei guerrieri. Era il braccio destro del judex di Gora, era il suo consigliere e il suo confidente; era il maestro d’armi del giovane figlio di Amsicora, quello che il judex in cuor suo sperava potesse un giorno prendere il suo posto.
   Abhyna, lo aveva formato duro come il bronzo da colata, resistente come il nerbo di bue, ma non riusciva a governare con facilità il suo giovane carattere, tagliente come lama di spada, che Amsicora, anche lui, aveva difficoltà a plasmare, benché fosse quello il suo compito di padre e di regnante.

domenica 8 marzo 2015

Fori in mostra: antichi e.... anni '70-'80

Dal riferimento (1):  Andreina Costanzi Cobau & Antonietta Boninu, Protagonisti e comprimari di una storia, In: Le sculture di Mont’ePrama–Conservazione e restauro" 2014, Gangemi editore, pp. 181-352 

Fig. 1

sabato 7 marzo 2015

Gli esotici neolitici dell'Oristanese

Riassunto del rif. 1. "Asce in pietra levigata sono ampiamente note nella Sardegna preistorica. Esse fanno la lora comparsa nelle prime comunità neolitiche (VI millennio a.C.) e perdurano fino all' età dei primi metalli. Questa ricerca sulla definizione tipologica delle asce in pietra levigata della Sardegna è basata su determinazioni archeometriche effettuate su un campionamento preliminare di manufatti provenienti da alcuni insediamenti all' aperto della Sardegna centro-occidentale.
Nei siti neolitici studiati il 95% dei litotipi delle asce in pietra levigata e costituito da «nephriti». Le «nephriti» possono essere suddivise in due gruppi a seconda che contengano o siano prive di epidoto. L' associazione mineralogica ecostituita da actinolite e tremolite, clorite, ±epidoto e ossido di ferro. Le altre litologie trovate sono: uno scisto a glaucofane, un metadiabase, una cornubianite ad andalusite e una fonolite.
Questi dati confermano una massiccia presenza di litotipi di origine esotica, che sono simili a quelli frequentemente impiegati nella produzione di manufatti continentali, soprattutto nei centri neolitici dell'Italia settentrionale. Sembrano invece mancare, o essere molto rare, asce in giadeitite* e in eclogite. II ritrovamento in Sardegna di esemplari non finiti, costituiti da litotipi di provenienza continentale, suggerisce una parziale lavorazione in loco del materiale grezzo.
La presenza di un' ascia in fonolite del Montiferro attesta anche una produzione locale dei manufatti in pietra levigata finora non documentata. " (1)

giovedì 5 marzo 2015

Piatti come l'Olanda


Il retro dei "pugilatori" di Monte Prama è indiscutibilmente piatto, natiche incluse. Un particolare sinora mai discusso. Figure estratte da: Andreina Costanzi Cobau& Antonietta Boninu, Protagonisti e comprimari di una storia, In: Le sculture di Mont’ePrama–Conservazione e restauro" 2014, Gangemi editore, pp. 181-352;  

Fig. 1

mercoledì 4 marzo 2015

Gli incontri tra Sardi e Armeni 5500 e 4900 anni fa. E la crisi dell'Età del Bronzo "cristallizzata" nei geni.

Synopsis del rif. 1: Gli Armeni sono una popolazione culturalmente isolata; geograficamente l'attuale Armenia comprende una piccola  regione del Caucaso, tra Mar Nero e Mar Caspio (fig. 1). Nel passato e fino all'inizio del XX secolo, l'area abitata dagli Armeni era molto più vasta, comprendendo l'Anatolia orientale fino alla costa mediterranea. La loro lingua è classificata come un ramo indipendente della famiglia Indo-Europea, ed è di grande interesse per i suoi particolari aspetti fonologici e  le affinità con alcune lingue balcaniche (greco e albanese). La patria storica degli Armeni è il nord della Mezzaluna Fertile, da cui si ritiene che durante il Neolitico gruppi di agricoltori siano migrati verso l'Europa, interagendo con le popolazioni residenti di cacciatori-raccoglitori. Inoltre è probabile che la regione sia stata importante per la diffusione delle lingue Indo-Europee. 

domenica 1 marzo 2015

I mitogrammi delle statue-menhir e la polisemia dei simboli

"Nel caso sardo più che in altri, i segni sono espressione di un linguaggio al limite fra oralità e scrittura, un discorso mitico di cui noi, oggi, abbiamo irrimediabilmente perduto le parole." (Mauro Perra, 2014)(1)

Fig. 1: i segni su uno dei 300 frammenti di menhir rinvenuti in un muretto a secco a Cuccuru 'e Lai (Samugheo, OR) nel 2011. Fotografia di A Chergia da questo sito; nostra l'elaborazione grafica.