sabato 31 gennaio 2015

Archeometria a Monte Prama. 1. La datazione degli inumati


[..] I dati sicuri che emergono, in sostanza, sono i seguenti: le tre tombe (fig. 1, ndr) sono da datarsi comunque tra XI e IX sec. a.C.; tra queste, quella con una datazione più certa, per la scarsa potenziale presenza di cibo marino nella dieta, è la tomba 1 Tronchetti, che si colloca con virtuale certezza (2σ) tra il 1000 e l'850 a.C. circa. Questo, in base alla sequenza cronologica relativa utilizzata, implica che le inumazioni nell'allineamento Tronchetti sono comunque iniziate prima della metà del IX sec. a.C. [..] Dal rif. (1):  Luca Lai, Ornella Fonzo, Elsa Pacciani, Tamsin O’ Connell, Isotopi stabili e radioattivi: primi dati su dieta e cronologia assoluta delle sepolture di Mont’e Prama, In:  Le sculture di Mont'e Prama - Contesto, scavi e materiali, a cura di: M. Minoja & A. Usai,  Gangemi Ed., 2014, pp. 207-218

venerdì 30 gennaio 2015

SINIS. Alla ricerca del significato perduto

di Sandro Angei

   Il territorio del Sinis da millenni è frequentato dall’uomo, tanto che le vestigia umane relative alla civiltà nuragica sono innumerevoli al suo interno. Territorio il Sinis o Sinnis, come lo pronunciano a Cabras, ormai lontano da quei tempi di vitalità quotidiana e luogo di fervente religiosità. Il Sinnis, così lo scriverò e pronuncerò d’ora in poi è, alla vista dell’uomo di oggi, territorio di selvaggia bellezza, che nasconde però, sotto le sue sabbie e la coltre di fitta macchia mediterranea, innumerevoli e insospettati templi, al suo dio dedicati; ma anche tanti pozzi: frutto della benevolenza divina, anche lì, dove inaspettatamente l’acqua salata si ritrae dinnanzi al dono che la divinità elargisce ai suo fedeli (1).  

giovedì 29 gennaio 2015

Il sito nuragico di Sa Osa, Cabras: le meraviglie dei pozzi N, U,V: semi di Vitis vinifera del 1350-1150 a.C.

#vinonuragico#monteprama.blogspot

Per un articolo di giornale in italiano sullo stesso argomento si veda: Maria Teresa Manuelli, Non furono i Fenici ma i Sardi i primi a coltivare la vite. Ecco come si è scoperto, IlSole 24 Ore-FOOD24, 28 January 2015


************
Da: Diego Sabato , Alessia Masi , Caterina Pepe, Mariano Ucchesu, Leonor Peña-Chocarro, Alessandro Usai, Gianna Giachi, Chiara Capretti, Gianluigi Bacchetta, Archaeobotanical analysis of a Bronze Age well from Sardinia: A wealth of knowledge, Plant Biosystems, 2014, DOI:10.1080/11263504.2014.998313. 

Abstract. In 2008, during a rescue excavation in the Sa Osa area, near the town of Cabras (Sardinia, Italy), a Nuragic settlement was discovered. The excavation revealed numerous pits, wells and structures dug by the local communities between the Early Copper Age and the Iron Age. These structures were interpreted as elements of a settlement mainly involved in primary production. The most remarkable structure is Well-N, radiocarbon and archaeologically dated to the Late Bronze Age (fig. 1), which has yielded large amounts of waterlogged plant remains, animal and fish bones and pottery. Despite the limited set of samples, the combination of macro-remain and pollen analyses in this unique context provides important information useful for exploring not only local subsistence systems but also human impact on the surrounding environment.

mercoledì 28 gennaio 2015

Verde come un anellone (neo)litico

[..] Come configurare questo rapporto tra anelloni (fig. 1) sardi ed anelloni peninsulari che, in definitiva, si delinea come un rapporto tra il Neolitico sardo ed il Neolitico peninsulare?[..] Da: Tanda, G. , "Gli anelloni litici italiani", Preistoria Alpina, vol. 13 (1977) , pp. 11-155.

Fig.Anelloni litici interi dalla Sardegna.  a.Sa Binza Manna 2, Ploaghe, verde (giadeite?); b. Sa Binza Manna 1, Ploaghe,  verde (giadeite?); c. Grotta Bariles, verde scuro (nefrite ?) d. San Pietro di Sorres. Pietra verde chiara (olivina?). Da: Tanda, G. , "Gli anelloni litici italiani", Preistoria Alpina, vol. 13 (1977) , pp. 11-155.

[...]Dei nove anelloni ben quattro sembrano essere costituiti di giadeite (Sa Binza 1-4: tipo B) (fig. 2), due di nefrite (Bariles: tipo A1: Dorgali : tipo A2), uno di schisto (Monte D'Accoddi : tipo A-B), uno di olivina (S. Pietro di Sorres: tipo A-B1), uno di pietra verde (Monte Maiore: tipo B) .

domenica 25 gennaio 2015

Il caso Monti Prama: Una élite culturale che non sa gestire il sentimento popolare; e neppure la scienza

Un'intervista all'antropologo Fiorenzo Caterini sul caso Monti Prama, di Veronica Matta. L'intervista dal titolo "I Giganti, la bandiera dei quattro mori e le proposte semiserie" è leggibile sul sito http://www.globalist.it/. Ne riportiamo alcuni stralci tra i più significativi. Nostra l'enfasi.

[..]Cosa rappresenta per i sardi la scoperta dei Giganti di Monti Prama?
La questione dei Giganti di Monti Prama, a parer mio, sta subendo la stessa operazione accaduta per altri grandi scoperte in terra sarda, e il modo in cui la stanno trattando fa pensare ad un ennesimo tentativo di "riduzione". I Giganti non sono una cosa trascurabile, né su piano della loro popolarità, né su quello della scientificità. Un caso che, in un certo senso, è esploso malgrado i tentativi di tenerlo nascosto. 5 ettari con migliaia di reperti archeologici sotto terra di epoca nuragica. Oltre alle tombe con le statue è stato individuato, con il georadar un tempio e altre emergenze monumentali. Inoltre, cosa di cui si parla pochissimo, sono state rinvenute le ossa di quegli antichi progenitori. Tutte cose di enorme valore scientifico. Tanto basta per farci un parco archeologico con investimenti seri che richiederebbero centinaia di milioni di euro e non due milioni di euro.

venerdì 23 gennaio 2015

Worldwide Business

Note added by monteprama.blog: Left, D115 Hesselager and B2209-Ölby, Denmark. Beads made of Egyptian cobalt-blue glass from the 14th century BC. Right, B7328 from Sövigaarde, Denmark, is a Mesopotamian bead with three yellow, amber and white-colored stratified eyes; 14th century BC.Photos: A. Mikkelsen, National Museum of Denmark. From: Jeanette Varberg, Bernard Gratuze, Flemming Kaul, Between Egypt, Mesopotamia and Scandinavia: Late Bronze Age glass beads found in Denmark, Journal of Archaeological Science, 2015, 54: 168-18. (See also figgs. 3 and 4 below)

by Siziliano

Tutankhamun and a woman from Bronze Age, buried in the Danish city of Ölby – what do they have in common? Both were given amber and pearls of blue glass into their tomb as a grave furniture (1).

giovedì 22 gennaio 2015

Un pezzetto di Monte Prama



Foto da questo sito dell'Università di Sassari: pugnaletto in bassorilievo da Monte Prama. [..] Sono pure noti esemplari di pugnaletti riportati sulle ceramiche, di ambito del BF, in bassorilievo (S. Barbara di Bauladu; Facc'e Bidda-Soleminis; Genna Maria di Villanovaforru, Monte Prama di Cabras)[..] (Vincenzo Santoni, Ginetto Bacco, Il Bronzo Recente e Finale di Su Monte, Sorradile (Oristano), In: La civiltà nuragica : nuove acquisizioni 2. : Atti del Congresso, Senorbì, 14-16 dicembre 2000 , p. 543-656

mercoledì 21 gennaio 2015

Le lastre e i metallari della capanna 16 di Brunku s'Omu (Villa Verde, OR)

Stralci di testo e immagini da: Riccardo Cicilloni, Giacomo Paglietti - Il villaggio protostorico di Brunku s'Omu – Villa Verde (Sardegna Centro Occidentale-Italia): lo scavo della capanna 16. Notizia preliminare, 2014, ArchaeologicalTraces.org-Traces in Time, 4: tit0022

[..] I materiali rinvenuti permettono di riferire preliminarmente l’ultimo momento di occupazione della capanna 16 alla fase conclusiva del Bronzo finale: l’assenza di elementi di fase Geometrica, così come nelle altre capanne dell’abitato, esclude, al momento, la prosecuzione dell’occupazione del villaggio di Brunku ʼe s’Omu nella prima età del Ferro.[..]Lo scavo, pur non essendo ancora ultimato, mette in evidenza alcuni importanti elementi connessi con le attività che si sono svolte all’interno della capanna 16 durante l’ultima fase di occupazione, collocabile nell’ambito del Bronzo Finale, a cui si riferiscono anche le altre capanne del villaggio. Da una parte le evidenti attestazioni di attività fusoria (massi con tracce di colature metalliche, alcune scorie di fusione), pur in attesa di una determinazione fisico-chimica, ci indirizzano verso l’utilizzo di un settore della capanna per attività metallurgica, al quale potrebbe forse ricondursi anche la fossa ricavata nella lastra del basolato; dall’altra le aree di attività domestiche, riconducono presumibilmente alla preparazione e cottura dei cibi. Tuttavia, al momento, non si hanno elementi sufficienti che provino la relazione temporale tra tali attività[..].

martedì 20 gennaio 2015

Monte Prama all'Accademia Nazionale dei Lincei

Accademia Nazionale dei Lincei, Giornata di Studio: "I riti della morte e del culto di Monte Prama-Cabras", Palazzo Corsini, via della Lungara, 10 Roma, 21.01.2015, h 9.30

Testo da http://www.castedduonline.it/. Gli scavi di Monte Prama saranno al centro di una giornata di studi in programma a Roma, all'Accademia Nazionale dei Lincei a palazzo Corsini, mercoledì 21 gennaio dalle 9.30. L'evento, organizzato dall'Università degli Studi di Sassari e dall'Accademia nel quadro della convenzione con la Fondazione Balzan, prenderà in esame "I riti della morte e del culto di Monte Prama - Cabras". L'obiettivo della manifestazione, proposta dall'accademico dei Lincei Mario Torelli, è quello di presentare i risultati della ricerca “Archeologia di Monte Prama” sviluppata nel corso dell'anno 2014. La ricerca è diretta dalla Soprintendenza per i beni archeologici di Cagliari e Oristano (Alessandro Usai, Emerenziana Usai),  dall’Università di Sassari (Paolo Bernardini, Pier Giorgio Spanu e Raimondo Zucca) e dall’Ateneo cagliaritano (Gaetano Ranieri).

lunedì 19 gennaio 2015

Il forno di Tradòri

di Sandro Angei


  Percorrendo la Strada Statale Occidentale Sarda in direzione di Cuglieri, dopo l’incrocio per la marina di Putzu idu, troviamo il nuraghe Tradòri, posto a oriente di essa nel territorio di Narbolia. Tradòri è un quadrilobato, del quale si conserva quasi integra la torre centrale e si intravedono dall’alto, tre delle quattro torri satellite, il tutto racchiuso all’interno di un recinto. L’accesso alla tholos è consentito da una breccia ricavata nella muraglia. L’ingresso monumentale è completamente interrato.

sabato 17 gennaio 2015

Manufatti di steatite in Sardegna: dal neolitico al medioevo

"La steatite, conosciuta anche con i nomi di pietra saponaria, gesso di Briançon e pietra ollare, è una roccia metamorfica somigliante alla giada anche se con un aspetto maggiormente polveroso. Solitamente è di colore verde, ma esistono varianti bianche, crema, nero o rosso". Da Wikipedia. 

Fig. 1: con un cerchio rosso vengono indicate le miniere di Orani (NU). Modificata da (1)

venerdì 16 gennaio 2015

8150 year ago: the Big Wave wipes away a stone-age paradise

by Siziliano 

The Northern Sea in between Great Britain, Denmark, and Germany, especially its southern part, is remarkably shallow, only between 13 and 20 m (Fig. 1). This part of the Northern Sea is called the ‘Doggerbank’ and it is well known between fishermen for its rich catch of fish. Fishing also led often to the finding of archaeological specimen that point to an inhabitation of this region in former times.

Fig. 1: region of catastrophe: In the Northern Atlantik off the coast of Norway between Bergen and Trondheim, undersea masses of rock and mud slid down from shallow water into the deep sea (yellow). They amounted to the mass of modern Island. After several hours huge waves (>20 m) brake against the shore. Traces of this event have been found at many places in the Northern Sea basin. From Spiegel Online

mercoledì 14 gennaio 2015

Una specie che vive circondata da simboli. Condivisione dinamica versus stagnazione delle idee.

Fig. 1. Sin, alcuni dei 25 frammenti di gusci d'uovo di struzzo incisi, risalenti a 65000-55000 anni fa. Sono stati rinvenuti (in stratigrafia) nel riparo sottoroccia di Diepkloof, Sudafrica. Da questo sito. Pubblicazione originale: Texier PJ, Porraz G, Parkington J, Rigaud JP, Poggenpoel C, Miller C, Tribolo C, Cartwright C, Coudenneau A, Klein R, Steele T, Verna C. (2010). "A Howiesons Poort tradition of engraving ostrich eggshell containers dated to 60,000 years ago at Diepkloof Rock Shelter, South Africa". Proc. Nat. Acad. Sci. USA 107: 6180–6185.; Dx., i due maggiori siti di ritrovamento di oggetti incisi in Sudafrica. Nella grotta di Blombos si tratta di pezzi di ocra incisi con vari motivi risalenti a 75000-100000 anni fa. (vd. fig. 2 e 3). Mappa modificata da : Christopher S. Henshilwood, Francesco d’Errico, Ian Watts: Egraved ochres from the Middle Stone Age levels at Blombos Cave, South Africa, Journal of Human Evolution 57 (2009) 27–47. Si veda anche questa fotografia da un altro sito, con incisioni risalenti a 65000-59000 anni fa. 

domenica 11 gennaio 2015

CERVETERI. L'iscrizione (IV secolo a.C.) del cosiddetto Pilastro dei Claudii. LARIS AVLE LARISAL figlio di TIN/UNI. Il linguaggio dei numeri nuragico ed etrusco. I documenti di Crocores di Bidonì e di Nabrones di Allai (III)


di Gigi Sanna
Fig. 1                                              (trascrizione)
      Si  dice che la lingua etrusca è ancora, per svariati motivi, un enigma e un 'rebus'. Ciò si sostiene, naturalmente, sulla base delle grosse difficoltà che insorgono nel cercare di capire di essa molti degli aspetti lessicali, morfologici e sintattici. In realtà, a mio parere, il 'rebus' sussiste e resiste nel tempo non 'solo' per motivi di carattere grammaticale e linguistico, ma anche e soprattutto perché si stenta a considerare un aspetto essenziale dell'etrusco: che la scrittura è criptica, cioè organizzata e strutturata di proposito con il rebus. E' realizzata per non essere capita se non da pochissimi.  Pertanto nella misura in cui si comprenderanno i meccanismi, spesso sofisticati, del rebus, posti di norma in essere dalle scuole scribali dei santuari, si comprenderà la lingua etrusca. Essi sono simili e spesso gli stessi usati dagli scribi dei templi greci e nuragici. In particolare quelli inventati dagli scribi di  questi ultimi.   

sabato 10 gennaio 2015

L'uomo con le trecce prende il toro per le corna

Fig. 1. Navicella rinvenuta in una località sconosciuta della Sardegna e conservata al Museo del Palazzo Reale di Torino. Particolari disegnati, da: Depalmas, Anna (2005) Le Navicelle di bronzo della Sardegna nuragica. Cagliari, Ettore Gasperini editore Società poligrafica sarda. 395 p.: ill. (La terra dei re).

venerdì 9 gennaio 2015

Imperdibile: 15,16,17 Gennaio 2015 a Sassari

Fig. 1: Il regista M.R. Piparo festeggia 20 anni di regia del musical rock più famoso di tutti i tempi

Così scrissero i Shardana

Vecchia ma ancora attuale: la presentazione che  Francu Pilloni fece di Sardôa Grammata nel dicembre 2004

di Francu Pilloni

ricordate quel reduce della Grande Guerra che, trovato un giornale quotidiano per strada, sedette a guardarlo, tenendolo a testa in giù?
- Uè, ziu Giuanni! Labai ca ddu portais a conca a basciu! - gli accennò un giovane che passava.
- Gei ddu sciu, piccioccu! Ma a conca a susu est bonu su molenti puru a ddu liggi’! - fu pronto a replicare il reduce.
Bene o male, questo è capitato agli esperti archeologi della Sopraintenza e dell’Università che, pur avendo avuto sotto il naso decine di prove della scrittura del popolo dei nuraghi, sempre e sempre si è ostinato a ripetere che quei nostri progenitori mai e poi mai seppero mettere una emme dietro una bi e una o. O magari davanti: mbò!
Purtroppo, come è stato ammesso dalla scienza ufficiale a Cabras, la sera del 4 dicembre, alla presentazione della “Grammatica dei Sardi”, ovvero “SARDÔA GRAMMATA” di Gigi Sanna, purtroppo molti archeologi, o forse tutti, non conoscono le scritture arcaiche e dunque, almeno in relazione a ciò, sono degli analfabeti.

giovedì 8 gennaio 2015

I sacri pozzi in pillole: 15. Comune di Narbolia

di Sandro Angei
(vd. pozzo nr. 14)
Pozzo N° 15

   Oggi, 17 dicembre rientrando da Santa Catterina di Pittinuri, dove mi sono recato per lavoro, poco prima di arrivare al nuraghe Tradori, ho notato un abbeveratoio poco distante dalla strada. Ho fermato la macchina, perché intuivo la presenza di un pozzo.
   Arrivato all’abbeveratoio, con mia sorpresa, non ho trovato un pozzo ma un tubo di polietilene che, come un serpente adagiato fuori terra, corre per la campagna. Decido di seguirlo, pensando che quel tubo mi avrebbe portato al pozzo. Mi incammino, attraverso la strada statale, lo ritrovo sull’altro ciglio, prosegue in mezzo ad un campo dedicato al pascolo, fin quando arrivo, con lui ad un secondo abbeveratoio. E’ lì!
   Uno stupendo pozzo ai margini del territorio del Sinnis, scavato interamente nella roccia, nella quale è stata ricavata una sorta di cisterna di forma oblunga alla base.
   La vera quadra di conci isodomi di basalto è stupenda nella sua semplicità. Uno dei conci presenta due piccoli incavi, poco profondi, che si distinguono in primo piano nella foto.

lunedì 5 gennaio 2015

L'Altro di fronte a sé

Nobile complessità e inquieta grandezza

di Angelo Ledda, Nuoro 01/01/2015

L'arte de' cenni, con la quale
formandosi favella visibile,
si tratta, della muta eloquenza,
che non è altro che un facondo silenzio


Delle opere bronzee che ci ha lasciato la Sardegna Nuragica, per numero e per portata innovativa, spiccano quelle che vengono definite “figure umane”. A queste debbono aggiungersi per analogia i Giganti di Monte Prama: “pillar-beings” (o Testimoni di pietra) che sembrano costituire il trade d'union tra la piccola statuaria bronzea, le statue-stele e i betili-antropomorfi[1].
Nelle considerazioni che seguono eviterò, per quanto possibile, di entrare nel merito degli aspetti tecnici e marcatamente stilistici (per esempio la distinzione tra stile Uta-Abini e Barbaricino-Mediterraneizzante proposta dal Lilliu) o nel filone della ricerca tipologica e iconografica che tende a suddividere le “figure umane” in generi e ruoli, sulla base di abbigliamenti e accessori, oggetti e armamentario, temi affrontati in più occasioni che tuttavia non hanno ancora restituito certezze sul piano cronologico[2]. 

domenica 4 gennaio 2015

Nuraghe Zuras- il fenomeno luminoso all' alba del solstizio d' inverno

da un video di Stefano Sanna

Pubblicato su YouTube il 24 dic 2014. "Il Nuraghe Zuras è un Nuraghe di tipo monotorre situato nei pressi di Abbasanta (OR). Lo studioso Piero Zenoni è stato il primo a notare la parte precedente alla collocazione dei due tori nella nicchia centrale, quando il sole all' alba si posiziona nel vano parietale sinistro della nicchia".

Fig. 1: fotogramma da questo video

sabato 3 gennaio 2015

Ipogeismo e paleosismicità: un terremoto in Sardegna all'epoca di Santorini?

Da: Paola Basoli, Alba Foschi Nieddu, Sergio Ginesu et Fiammetta Russo, « Hypogéisme et phénomènes de paléosismicité du Monte Acuto (Sardaigne, Italie) », Préhistoires Méditerranéennes [En ligne], Colloque | 2014, mis en ligne le 29 octobre 2014

Riassunto. 
Monte Acuto, distretto amministrativo della Sardegna centro-settentrionale, costituì in epoca preistorica un habitat ideale grazie alla presenza di una fertile pianura attraversata dal sistema fluviale del Rio Mannu-Coghinas, passaggio naturale verso i porti marittimi. Le grandi necropoli, vere e proprie città dei morti, che documentano le installazioni inpietra preistoriche, dimostrano l'attrattività della regione. Le tombe di Monte Acuto sono stati utilizzateper un lungo periodo che va dal tardo neolitico all'età del Bronzo. Questo studio si concentra sul rapporto tra i dati culturali, ambientali e territoriali dall'osservazione delle tombe e sugli effetti dei fenomeni di paleo-sismicità sulla gestione di tali tombe.[..]

venerdì 2 gennaio 2015

Collane di storia della Sardegna

Osso, ambra, pasta di vetro o cristallo di rocca; pietre di mille colori o semplici conchiglie; denti di volpe o vaghi di bronzo; electrum o scarabei in steatite. E c'è perfino del corallo tra le antichissime collane della Sardegna: vi proponiamo una piccola mostra tra epoca neolitica e nuragica, una "lussuosa" visita ad una virtuale gioielleria del passato. MP

Fig. 1 Villanovafranca, Museo Civico Archeologico "Su Mulinu": Vaghi di collana in cristallo di rocca (X - IX sec. a.C.?). Cultura Nuragica, Età del Bronzo Finale (1150 - 850 a.C.)

giovedì 1 gennaio 2015

Una coda a cavatappi: ma perchè?

Per ricordare che esistono anche i cavatappi spiraleggianti, dopo i tappi da spumante di ieri notte..e sempre con i nostri migliori auguri di buon 2015

Fig. 1: "Toro con uccello sulla schiena" Nr. 37 da: J. Thimme,  Kunst und Kultur Sardiniens vom Neolithikum bis zum Ende der Nuraghenzeit: Sammlung Elie Borowski, Hirmer Verlag, Muenchen, 1983

Un toro dalle enormi corna, il corpo da cerbiatto magro e la coda a "cavatappi" (fig. 1) : un pò impensabile che fosse un cavatappi bronzeo a forma di toro, e allora? Vd. anche: Un' impossibile storia d'amore, 22 SETTEMBRE 2014