giovedì 17 luglio 2014

Il Vento e il Leone

Vedi anche: 
Sprachlos, 14 GIUGNO 2013

Fig. 1: la parete di roccia con i tre cartigli
Vento ce ne era in quantità durante le nostre ultime vacanze. E questa stupenda parete di roccia (fig. 1) sul cosiddetto spiaggione di San Giovanni Sinis a "Mare Vivo" (ovest) deve averne subito anche essa nell'ultimo anno: l'enorme quantità di sabbia che pare essersi trasferita verso sud dallo spiaggione alle spiaggette dell' istmo (fig. 2), ha reso i due nomignoli quasi assurdi. Le spiaggette sono diventate spiaggione e lo spiaggione si è ridotto di molto, tanto che dalla sabbia è emerso il terzo cartiglio, dopo i due precedentemente descritti (fig.3). Quindi siamo a tre, e li numererò 1,2,3 partendo da nord (figg. 3-5).

Fig. 2: la zona di San Giovanni Sinis, Tharros e Capo San Marco


Fig. 3: il cartiglio "2" emerso di recente dalle sabbie. Poco più in alto e a nord si intravede il nr. "1". 

Fig. 4: Cartiglio nr. "1", quello più a nord

Fig. 5: Cartiglio nr. "3", quello più a sud

Come premessa, dico subito che presso le scritte pare ci siano dei "guardiani": diversi amici mi hanno raccontato che se uno se ne interessa e le osserva stupito, si avvicina una persona e racconta una storiella del tipo "un amico mi ha detto che li fa un'archeologa per gioco", oppure "è un pittore che conosco che li esegue per esercizio". Dico anche che il pittore o l'archeologa o l'amico mai si son visti e che io sono stata lì diverse volte e mai nessuno mi ha raccontato di queste storielle, trascurando il fatto che una qualsiasi archeologa che operi in tal modo irresponsabile mi sembra un personaggio piuttosto improbabile.  Ma a parte questo, basta osservare da vicino le incisioni per capire che il grado di erosione dentro di esse,  le eventuali  inclusioni di particelle cristallizzate sono identiche a quelle della roccia circostante: quelle incisioni non sono recenti, anche se non so certo stabilire quanto siano vecchie. Basti osservare il cartiglio di figura 2, parzialmente eroso a sinistra e dove la larga incisione dell'avvoltoio (geroglifico G1) presenta la stessa morfologia della roccia (fig. 6). 

Fig. 6: il geroglifico "avvoltoio" G1 dentro il cartiglio nr. 2 (fig.2). Il suono è simile alla 'aleph semitica

Protagonista indiscusso dei tre cartigli è il leone accovacciato (fig. 7): lo abbiamo visto di recente questo segno egizio piuttosto raro, su uno scarabeo da Gerico. E' il geroglifico E23 (fig. 8), che ha una tale varietà di significati e valori fonetici che io manco ci provo a leggerlo. 

Fig. 7. I tre leoni dei cartigli. Si noti la morfologia non canonica del geroglifico E23 e la costante presenza di un anacronistico "musone".


Fig. 8: il geroglifico E23

Una cosa è certa, anzi due: a fronte di un avvoltoio perfettamente "canonico", così come canonici sono altri geroglifici nei tre cartigli, questi tre leoni sono ben fuori dagli schemi; e non solo, sono anche tutti diversi tra di loro. Ma tutti e tre hanno un bel "musone" ben diverso dalla solita bocca leonina. A parte il fatto che questa è un'ulteriore conferma a favore del fatto che questi cartigli non sono eseguiti ad arte da qualche archeologo o artista solitario (perchè mai eseguire un perfetto avvoltoio o un perfetto segno a zig-zag a fianco di un leone così alternativo?).
Ma a voi cosa ricordano quei musoni? a me ricordano da matti i musoni "esagerati" dei bovini che Lilliu presenta nel suo catalogo di bronzetti sardi (es. fig. 9). 

Fig. 9: un esempio di bronzetto nuragico. Da: Giovanni Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, Illisso editore, 1966