giovedì 31 luglio 2014

Gli antichi Sardi di Serra is Araus e di Pauli Crechi

Nel bellissimo sito web del Capu Mannu project  si possono ammirare le ultime novità sulle campagne di scavo in una zona archeologica di grande interesse: Serra is Araus. Poco più a sud uno di quegli stagni dove si alternano secche e inondazioni, nel corso dell'anno: Pauli Crechi (fig. 1). Ci troviamo nella parte settentrionale della penisola del Sinis (Oristano, Sardegna), nell' Isola amministrativa del Comune di San vero Milis (fig. 2) e circa 7 km ad ovest del famoso nuraghe S'Uraki


Fig. 1: l'estremità nord-ovest della penisola del Sinis, con Serra is Araus e Pauli Crechi
Fig. 2: Serra is Araus e Pauli Crechi, a ovest del nuraghe S'Uraki e del paese di San Vero Milis.

L'area è, archeologicamente parlando, di enorme interesse. E' una di quelle ad alta densità di nuraghi ed insediamenti nuragici di cui parla Anna Depalmas (1): "Una zona di addensamento si nota nel settore settentrionale della penisola (del Sinis, ndr), dove si osserva una densità di 0,6 nuraghi ogni kmq, con edifici riuniti in piccoli raggruppamenti sparsi di 3, 4 e anche 7 nuraghi, posti a 2-2,5 km l’uno dall’altro, con distanze all’interno di ciascun gruppo variabili tra 170 e 630 m. La seconda zona di accentramento corrisponde al piccolo altopiano ubicato tra la costa e lo stagno di Cabras: qui, in corrispondenza della formazione basaltica, la densità di torri nuragiche appare straordinariamente elevata con più di due nuraghi per kmq (51 nuraghi su una superficie di 22 kmq)" (1). 

Compresa tra il nuraghe Prioghu e il nuraghe Serra Is Araus, si trova un'area funeraria parzialmente esplorata negli anni '50 e '70 dello scorso secolo, con la messa in luce di alcune sepolture ascritte all'epoca neolitica (Area 1, fig. 3). Nel 2000 è stato scoperto, in modo fortuito, un modello-altare in pietra calcarea bianchissima (2), di cui abbiamo diffusamente parlato (Area 3, ai piedi dellla collina su cui sorge il nuraghe Serra is Araus). 


Durante gli ultimi scavi del 2013 si sono scoperte altre tombe nell' Area 2, e qui ci sono delle sorpresine mica male (fig. 4): "Nell'area 2 sono state messe in luce e indagate una serie di differenti strutture funerarie e/o di carattere probabilmente rituale: le tombe 13 e 14, i pozzi A e B e le buche di palo in S18. Le due tombe monocellulari con ingresso a calatoia e volta crollata, n. 13 e 14, sono state completamente scavate: esse, nonostante le manomissioni più o meno recenti, conservavano alcuni lembi del deposito originale, il quale ha restituito materiali ascrivibili da un esame preliminare al Bronzo Antico di tradizione Bonnanaro A.[..] Lo scavo di due strutture a imboccatura circolare e canna cilindrica scavate nel banco arenaceo, identificate come Pozzo A e B, ha rivelato la presenza di frammenti di ossa (probabilmente umane) e - in un caso - di materiali nuragici all’interno del riempimento, permettendo di ipotizzare che si tratti di strutture funerarie tarde, databili alla fase di Bronzo Finale - Primo Ferro (X-VIII sec. a.C.) [..]Nel quadrato S18, nel corso dei lavori di ripulitura del banco arenaceo, sono state evidenziate una serie di buche artificiali, alcune delle quali allineate, il cui utilizzo e cronologia rimangono incerti." (Da questo sito. ). Il tutto, ricordiamolo, è scavato direttamente nell'arenaria. 
Fig. 4: ritrovamenti nell' Area 2 di Serra Is Araus (modificato da questo sito). L'area mostra sepolture singole, di epoca e tipologie diversa. 

Le conclusioni tentative sull'area funeraria di Serra is Araus sono le seguenti: "Ad un primo superficiale esame dei nuovi dati, e soprattutto alla luce delle vecchie acquisizioni degli anni '50 e '60, le differenti tipologie funerarie identificate sul sito sembrerebbero potersi distinguere cronologicamente in tombe più antiche a camera di tradizione neolitica, tombe a forno ascrivibili al Bronzo Antico, come la 13 e la 14 scavate durante la campagna 2013, e tombe a pozzo forse tardo-nuragiche. Naturalmente la possibilità di riutilizzi, in particolare durante il Bronzo Antico, di tombe costruite e utilizzate durante fasi precedenti è molto probabile.

Nell'area 3, quella dove nel 2000 fu ritrovato il modello-altare nel corso di lavori agricoli (2), gli acheologi hanno recentemente identificato la base del manufatto ed altre strutture: "Lo scavo dell'Area 3, che ha interessato in questa campagna un totale di 16 mq di deposito, ha rivelato la presenza di un muro appartenente a struttura associabile verosimilmente al modello altare, il quale sembrerebbe essere rimasto nella sua posizione originaria fino al recente recupero fortuito dell'anno 2000. Dai livelli indagati provengono quasi esclusivamente frammenti ceramici ascrivibili alla fase del Bronzo Finale - Primo Ferro. È ragionevole ipotizzare, anche sulla base del materiale litico raccolto in superficie durante la presente campagna – macine, pestelli e strumenti analoghi, che l'eventuale monumento che conteneva il modello altare fosse inserito in un'area di abitato che riempiva lo spazio fra il nuraghe Serra is Araus e gli affioramenti arenacei della necropoli.". Quale sia la natura di questo monumento rimane tutto da scoprire. 

Dallo stesso sito di Serra is Araus, negli anni '60, Gianni Atzori recuperò un reperto straordinario, oggi custodito all'Antiquarium di Oristano (fig. 5). La storia del reperto la trovate sul blog di Andrea Atzori: Esposte al Museo di Oristano.  SERRA IS ARAUS E LE ANFORE DI SU PALLOSU (10 SETTEMBRE 2011). 

Fig. 5: la stele "plurimammellata" di Serra is Araus (Da: G. Lilliu, Arte e religione della Sardegna prenuragica, Sassari 1999). 


Circa 500 metri a sud di Serra is Araus c'è Pauli Crechi. E qui la cosa si fa ancora più interessante: non solo come area archeologica in sè, ma anche per le vicende che "non" hanno accompagnato le scoperte fattevi. Carlo Lugliè ne parla su "Simbolo di un simbolo" a pg. 260-263 (3), perchè nel sito archeologico-soggetto ad impaludamento stagionale-sono stati rinvenuti due modelli di nuraghe frammentari (fig.6).  

Immagine.jpg (916×694)
Fig. 6. Mappa modificata da: Anna Depalmas, 2008, Evidenze e apparenze del paesaggio attuale per una lettura del territorio nuragico, In: Preistoria e protostoria in Etruria: atti del 8. Incontro di studi: V. 1: paesaggi reali e paesaggi mentali, 15-17 settembre 2006, Valentano-Pitigliano, Italia. Milano, Centro studi di preistoria e archeologia. p. 523-534).
a. Narbolia, pozzo sacro di Banatou: testa scolpita in calcare (1)(cade leggermente fuori da questa mappa);  b. Serra  is Araus, modello-altare con figure scolpite in bassorilievo; c. Pauli Crechi di San vero Milis, modelli di nuraghe frammentari; d. Modelli di nuraghe dal nuraghe Cannevadosu, che ha restituito anche la base di una statua; e. Is Aruttas, loc. Su Bardoni: tombe a pozzetto sopra le quali si sovrapponevano i corni litici, del tutto analoghi a quelli ritrovati nell’esedra della tomba di giganti di Grutti Acqua di Sant’Antioco (le tombe di Is Aruttas sono oggi distrutte da scavi di cava); f. Sa Manenzia di Nurachi, modello di nuraghe simile a quelli di Monte Prama, una tipologia caratteristica del Sinis centro-meridionale; g. Cuccurru 'e Feurras di Cabras, modello di nuraghe; h. Fondo Camedda di Cabras, modello di nuraghe con raffigurazione di un ingresso di luce triangolare realizzata originariamente sul manufatto (vd. questo post per i dettagli e i riferimenti in figura). 

"Il recupero dei due modelli di nuraghe frammentari ha avuto luogo durante i mesi di luglio-agosto 1985, nel corso di un intervento di scavo di emergenza eseguito con la collaborazione della cooperativa Ampsicora di San vero Milis e diretto da Alfonso Stiglitz, che ringrazio per il libero accesso accordatomi allo studio e alla documentazione delle sculture." (3, pg 260).   


Dell'altare scolpito di Serra is Araus, A. Usai nel 2012 scrive: "Il modello di nuraghe è stato rinvenuto casualmente nel giugno 2000 durante lavori agricoli, ed è stato recuperato dal dott. Alfonso Stiglitz, Ispettore Onorario per l'archeologia" (2, pg 264).

Questi importanti rinvenimenti scultorei, entrambi a nord di Monte Prama (fig. 6)  sono stati quindi effettuati rispettivamente 27 anni e 12 anni prima della loro pubblicazione, entrambi dal dott. A. Stiglitz. Che ha però benignamente concesso ai colleghi la visione delle sculture. Alla buon'ora! Quell'altare, relegato in un angolino alla mostra di Cagliari Mont'e Prama, il ritorno a casa: 1974-2014, è così imponente, bianco e bello che viene voglia di buttarcisi sopra e stare lì a piangere. Dovrebbe aprirla la mostra, essere posizionato all'ingresso, non essere messo in un angolo come appendice. Perchè queste sculture non possono essere considerate separatamente da quelle di Monte Prama: c'è bisogno urgente non di un museo diffuso sulle statue, ma di un Museo del Territorio del Sinis, che consideri e studi questa cultura unitaria e dalle tante sfaccettature. Territorio che ha almeno in qualche caso, miracolosamente e grazie alle sue caratteristiche fisiche, preservato resti straordinari: a dispetto degli scavi di cava, dei lavori agricoli, degli scavi illeciti dei tombaroli, delle appropriazioni indebite di reperti. Sono certa, certissima che le 56mila anomalie siano solo l'inizio. 
Serra is Araus ci dice molto chiaramente che vi fu una continuità di genti sarde che si fecero seppellire in quella necropoli, pur nella naturale evoluzione culturale. 
Non è giusto aspettare tanto: nè 12 nè tanto meno 27 anni. 

Aggiungo un'ultima considerazione: per il modello/altare di fig. 7 è stata messa in luce e ripulita la base, durante gli scavi del 2013 a Serra is Araus (fig. 8). In questo caso è decisamente impossibile pensare che fosse un "capitello di colonna", come Franco Laner sostiene per altri "modelli di nuraghe": il manufatto poggiava direttamente sulla propria base. 


Fig. 7: il modello altare di Serra is Araus (immagine da questo sito) (2). L'associazione tra una figura umana e una taurina, richiama quella su un ostracon egizio di fine IV millennio a.C., seppure con stile totalmente differente (vd. BAT-woman e la prigioniera col Toro, 22 MARZO 2014). 

Fig. 8. PULITURA DELLA BASE DEL MODELLO ALTARE PRIMA DEL RECUPERO, immagine da questo sito

Vd anche: 

(1) Anna Depalmas, 2008, Evidenze e apparenze del paesaggio attuale per una lettura del territorio nuragico, In: Preistoria e protostoria in Etruria: atti del 8. Incontro di studi: V. 1: paesaggi reali e paesaggi mentali, 15-17 settembre 2006, Valentano-Pitigliano, Italia. Milano, Centro studi di preistoria e archeologia. p. 523-534.
(2) Usai, A. (2012) San Vero Milis. Un modello di nuraghe da Serra ‘e is Araus. In: Simbolo di un simbolo. I modelli di nuraghe, A cura di Franco Campus e Valentina Leonelli, Ara Edizioni, 2012, pp. 264-265. 
(3) Lugliè, C. (2012) San Vero Milis. Località Pauli Crechi. In: In: Simbolo di un simbolo. I modelli di nuraghe, A cura di Franco Campus e Valentina Leonelli, Ara Edizioni, 2012, pp. 260-263.