lunedì 30 giugno 2014

Visione e narrazione: una mozione d’ordine

di Francesco Masia

Gigi il 27 Giugno, nel commento delle 22,10 al post “Pillole alfabetiche: 'aleph”, scrive: “Ma perché nessuno si è espresso sull'ennesima attestazione della voce NR? E sulla presenza del toro e del serpente?”.
Pensavo di non avere alcuna risposta a questa domanda, poi mi si è chiarita una visione e, via via, si è fatta largo l’idea che trascuriamo la giusta narrazione.
La visione è che, alla maggior parte dei pure interessati alle ricerche di Gigi e Atropa, spingersi sull’ennesima attestazione della voce NR e sulla presenza nella Sala da Ballo del toro e del serpente può apparire, un po’ (si cerchi di cogliere il senso complessivo prima di pensare che tiri calci), come il discettare, tra i soci che progettino di acquistare il loro primo maiale, su come investire i proventi della vendita dei salumi del loro futuro allevamento di suini (da cui il modo di dire, quando si litiga per qualcosa che al momento è incerto, “biliacca sa sue”; e se sbaglio, come disse il papa polacco, mi corriggerete). La maggior parte dei pure interessati, cioè, ha sì interesse alle interpretazioni dei documenti e a quanto esse possano portare sul piano della comprensione della civiltà nuragica, ma ha anche ben presente che, a partire dal giudizio di affidabilità dei reperti su cui queste ricerche fondano, il gruppo di Gigi, Atropa e Monte Prama procede da solo, non avallato ancora da nessuno, per i 10 o 1.000 motivi che regolarmente (fino a stancarci e stancare) vengono lamentati. Per cui, appunto, forse la maggior parte dei pure interessati cambierebbe, se fosse possibile, tutte le convinzioni di Gigi su interpretazioni e tesi con il semplice riconoscimento, almeno per cominciare, che i Nuragici una scrittura l’avevano, anche a considerarla ancora molto discussa, appunto, nella sua interpretazione, né più né meno come per il Proto-Cananaico d’Oriente. 

domenica 29 giugno 2014

Il primo bronzetto di E. Borowski e le statue di Monte Prama secondo J. Thimme

di Atropa Belladonna

Nel 1980, tra il 18 aprile ed il 13 luglio, si svolse a Karlsruhe in Germania (Badischen Landesmuseums) una grandiosa mostra dal titolo Kunst und Kultur Sardiniens vom Neolithikum bis zum Ende der Nuraghenzeit (Arte e Cultura della Sardegna dal neolitico fino alla fine dell'epoca nuragica) (1a). Faceva seguito ad una dozzina di altre mostre in altrettante città europee,  iniziate a Venezia nel 1949 e finite ad Amburgo nel 1955.
Il curatore di Amburgo, al Kunst und Gewerbe Museum,  fu Jürgen Thimme, lo stesso archeologo che organizzò e curò la mostra di Karlsruhe nel 1980. Questa serie di installazioni fece conoscere i bronzetti sardi al mondo, ma mise anche su di loro un'impronta mai del tutto svanita: nei cataloghi e articoli di allora si legge che i Sardi iniziarono a fare bronzetti solo dopo l' incontro con i Fenici, i quali avrebbero insegnato loro la tecnica della cera persa (sic!): "Diese Figuren sind alle erst nach 1000 v.Chr. entstanden, nachdem die Sarden von den Phöniziem die Bronzegusstechnik der verlorenen Form erlernt hatten." 

martedì 24 giugno 2014

S'allughet su fogu...

Sant'Antoni de su fogu, Orosei 2010 e 2011


Il suo archivio ce lo siamo persi, purtroppo. Ma i video di Gianfranco Pintore sono ancora tutti lì, dove lui ha caricati su YouTube. Un ricordo bellissimo di lui, della sua Sardegna e delle cose che amava. La Sardegna cui lui ha dedicato uno spazio virtuale bellissimo e libero durante gli ultimi anni della sua vita.

lunedì 23 giugno 2014

Tortellata e rugiada di San Giovanni

Stasera nel parmense chi non mangia i tortelli d'erbetta e ricotta in compagnia, o è un ladro o è una spia! E chi ha voglia raccoglie le noci per fare il nocino (24 per litro di alcool, spaccate in 4). E comunque sia si aspetta la rugiada di mezzanotte, la rozäda ad San Zvan. Che non ricordo più quali effetti abbia, però si aspetta lo stesso. 


martedì 10 giugno 2014

Il Toro ed il triangolo


Fig. 1  a. tempio di Ninhursag a Ubaid, Iraq del nord, ca. 2500 a.C. (1) ; b. Testa mummificata di toro Apis, Egitto (1); c. Khirbet Kerak (Beth Yerah = città del dio Luna) (1), Israele, EBAIII (2700-2200 a.C.) (1); d. santurario di 'Ay, Palestina, EBAIII (2700-2200 a.C.); e. Jericho, Palestina,  Tomba D-12, EBAII (3000-2700 a.C.) (2); 

lunedì 9 giugno 2014

Un fingerprint degli scarabei sardi: di antica derivazione cananea-Hyksos?

di Atropa Belladonna

Quando Gabriella Matthiae-Scandone pubblicò nel 1975 il suo preziosissimo catalogo di scarabei dalla Sardegna che definì "egizi o egittizzanti", si accorse di un fatto che spiccava sopra tutti gli altri: tra i sigilli che la studiosa considera come prodotti probabilmente locali, il motivo più ricorrente è quello del  fanciullo divino (Horus) e/o  un re che cammina accompagnato da una divinità con tratti femminili, antropomorfa, alata o in forma di cobra (Figura 1) (1): [...]Ci troviamo evidentemente qui in presenza della scena di Iside che protegge con le sue ali Horo fanciullo, insolita sugli scarabei egiziani ma attestata nei bronzetti:[..]La seconda suddivisione, che è anche la più ampia, comprende pezzi di scarso valore artistico, tra cui sono rare eccezioni D 9 e H 2, i quali mostrano una notevole accuratezza anche nell'esecuzione dei dorsi, dalla morfologia pressoché identica. Gli scarabei classificabili in questa categoria sono eseguiti per lo più in pietra talcosa e poi in pasta vitrea; sono caratterizzati da una tecnica aspra e semplificatrice, che riduce le figure umane a silhouettes dai contorni rigidi ed angolosi e stilizza alquanto i segni geroglifici, che per lo più non dovevano essere compresi dagli artigiani indigeni[..] Il soggetto che si incontra più frequentemente sulla loro base è la protezione del giovane Horo da parte di Iside alata con il disco e le corna hathoriche sul capo, oppure in forma ofidica; la dea sta in piedi dietro al figlio e protende le lunghe ali ai suoi lati, per circondario con il suo potere magico, come si può vedere negli esemplari D 14 - D 27. La composizione doveva essere assai popolare in Sardegna poiché, mentre è assai rara altrove, compare sia in questa forma sia in altre varianti anche sugli scarabei in pietra dura semipreziosa [..]. (1). 

martedì 3 giugno 2014

Corna nuragiche al Bible Lands Museum di Gerusalemme

Fig. 1 Il magnifico bronzetto del toro a
corna asimmetriche esposto al Bible Lands
(immagine da questo sito)
26 maggio 2014: per un'imprevedibile coincidenza  l'unica giornata piena che possiamo passare a Gerusalemme la dobbiamo dividere con Papa Francesco. Non ho nè il tempo nè la voglia di andare nella Città Vecchia ed immergermi nel bagno di folla, quindi me ne vado ai due famosi musei che si trovano nelle immediate vicinanze della Hebrew University: il Bible Lands e l' Israel Museum. Il primo, fondato da Elie Borowski - un mercante d'arte e collezionista molto discusso - contiene alcuni dei pezzi provenienti dalla Sardegna facenti parte della sua collezione privata e di eccezionale interesse. 
Discusso o meno che sia, Borowski ha sicuramente messo insieme una collezione da brivido ed il Museo è uno dei più curati che io abbia mai visitato, anche dal punto di vista didascalico. 

Nell'ala del Museo dedicata ai Popoli del Mare, vi sono fatalmente dei bronzetti sardi, sotto la voce "The Sardinians", ovviamente riportati agli Sherden-come in tutto il resto del mondo tranne che in Sardegna. Sono solo una parte (non so quanto piccola) della collezione-di cui altri pezzi sono esposti in altre parti del mondo (si vedano ad esempio 6 navicelle illustrate da Anna Depalmas, 1). 

L'intera collezione Borowski di antichità sarde la si può ammirare in almeno due libri: J. Thimme, Kunst der Sarden, bis zum Ende der Nuraghenzeit. Sammlung Elie Borowski, Munchen 1983 e J. Ringel, Ancient Sardinian Art 3000-300 B.C. E., The Elie Borowski Collection, Haifa 1986.

lunedì 2 giugno 2014

Tel Arad, una città alle porte del deserto del Negev: 3000-2650 a.C.

di Atropa Belladonna 

Giovedì 29 maggio 2014 è l' ultimo giorno pieno che possiamo passare in Israele: sì, comincio dalla
Fig.1: la cosiddetta "Stele di Arad", rinvenuta
sul pavimento del "palazzo" a sud del recinto
sacro dell'antica città cananea EBA II (Età del Bronzo
Antico II, 3000-2650 a.C.) (dal rif. 1)
fine perchè è stata per me la tappa più straordinaria. Non avendo nessuna intenzione di tornare sulla spiaggia rovente e senza vita del Mar Morto (una sorta di anticamera dell' inferno: bello provarla una volta, ma poi basta!), nè tanto meno di riprovare le acque sulfuree delle terme dell' hotel-altrettanto bollenti e che mi hanno lasciato una scia puzzolente sulla pelle per tre giorni-, e neppure di rosolarmi sulla non lontana piattaforma della celeberrima fortezza di Masada, cerchiamo e troviamo, per il nostro ultimo giorno, una meta alternativa. Che si rivela un'ottima scelta: Tel Arad, un sito archeologico di eccezionale interesse incastonato in una zona relativamente fertile tra il deserto della Giudea a nord-ovest e quello del Negev, di cui rappresenta il limite nordorientale. 

La collina (il Tel) è un sito piuttosto articolato, solo parzialmente scavato, ma che ha fornito reperti di eccezionale interesse, tra cui il graffito di figura 1 (vide infra): è uno dei rarissimi esempi di raffigurazioni sacre su pietra che si hanno in Palestina per l' Età del Bronzo Antico (1).

domenica 1 giugno 2014

DUE O TRE DRITTE PER NASCITURI

di Francu Pilloni

Non sto a dire nulla sulla violenza alle sorelline indiane “intoccabili”, violentate e impiccate; niente sull’attrice il cui stupro vale diecimila dollari per il balente che ci arrivasse: notizie tristi dal sub-continente indiano che deprimono, perché non riusciamo a farcene una ragione, quanto e forse più del Boeing sparito nell’oceano o dei “nostri” migranti che pervengono a Lampedusa suscettibili d’immediato imbaramento.
Mi sia permesso però di suggerire due o tre cose a chi ancora deve nascere, la prima delle quali, in ordine di tempo e di valore, è questa:
-           - Scegliete, se vi è possibile e per quanto possibile, di nascere in Sardegna, preferendo un paese dell’interno, anche piccolo dove le persone si conoscono tutte per nome e soprannome, dove le nascite sono un evento e sarete dunque benibenìus, qualunque sia il genere, il colore degli occhi, dei capelli, della pelle.