mercoledì 28 maggio 2014

Le acque dolci del deserto

Cosa avrebbe pensato Giovanni il Battista di questo festoso battesimo collettivo? Siamo ad una delle cascate e cascatelle del Wadi David, nel parco naturale di Ein Gedi e specificamente nella riserva. 

domenica 25 maggio 2014

Mörderisch schön! e di "cultura Monte Prama"

Quel neologismo, "cultura Monte Prama", l' ha coniato Lorella Tola e mi è piaciuto subito. Ecco, quello qua sotto è di certo il mio oggetto preferito: scolpito nell'arenaria gessosa del Sinis (1), è bello in modo micidiale (mörderisch schön) e io credo che sia anche scritto in modo sublime (2). Al momento si trova alla mostra Mont'e Prama, il ritorno a casa: 1974-2014, al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Poi non lo so dove andrà, temo il peggio ma non lo esprimo - perchè un pò di sana scaramanzia ci vuole. 

sabato 24 maggio 2014

Pensieri di un pastore sardo su Mont' e Prama

PENSIERI DI UN PASTORE SARDO
SU MONT’ E PRAMA

“Quasi Magi dall’Oriente,
venner qui sicuramente
a portare al Sardo prono
sulla zolla il loro dono 
di cultura e sì dell’arte
di scultura in ogni parte.
E’ sicur, mazza e scalpello,
per non dir di questo e quello,
portan certo al pastor sardo
che al cervello è alquanto tardo.”
Così disse il giga Momo
che d’ Oriente è grande uomo.
E da Nora, Tharros, infin Gallura,
il Fenicio sempre dura.
Di Fenicia, ohimè, il miraggio
Cerca ancor per lungo raggio.

da Pino&Romina

Spumante


giovedì 22 maggio 2014

Il ferro siderale nei vaghi da collana

Gerzeh, Basso Egitto (cioè Egitto settentrionale) (figura 1); due sepolture risalenti all' epoca predinastica restituiscono quelli che finora sono i più antichi manufatti in ferro conosciuti: nove vaghi di collana del 3400-3100 a.C. (1). Sette vengono dalla tomba 67, di cui tre attorno alla vita del defunto e 4 facenti parte di una collana; gli altri due provengono dalla tomba 133 ed erano in mano al defunto.
La tomba 67 venne considerata particolarmente importante da Petrie, al momento della sua scoperta nel 1911, perchè potrebbe rappresentare un esempio di mutilazione rituale del defunto (figura 2): "The head appeared to be severed from the body, as it was standing on its base, and a neck vertebra was found some distance out of place between the shoulders;  yet the valuable necklace of gold, iron, carnelian, and agate beads was left round the neck.  Had a plunderer been feeling round the neck it is highly improbable that he should miss the necklace, and disturb only one vertebra, leaving all the others in their places..." (2). 

mercoledì 21 maggio 2014

Sulla spiaggia di Sa Rocca Tunda, Sinis di San vero Milis

Siamo nel Sinis settentrionale, sulla spiaggia di Sa Rocca Tunda. E' il 1981 quando viene messo in luce e scavato un edificio di tipologia nuragica, ma che ancora non ha uguali nell' isola, di cui si pubblica notizia nel 1984 (1) (figura 1). Nel 2012 se ne torna a scrivere ed il monumento viene brevemente descritto da A. Ardu e G. Castangia (2) (figura 2): "Sull’arenile di Sa Rocca Tunda, immediatamente prospicente la Cala di Su Pallosu, fu scavato nel 1981 un piccolo monumento composto da un basamento di pietre di piccola pezzatura senza evidenze di alcun alzato, di forma ovoidale allungata e provvisto di un pozzetto con ghiera della profondità di un metro circa (Stiglitz 1984). Questa struttura,  tutt’ora  senza confronti nel panorama pre e protostorico isolano, è stata interpretata in via preliminare come una fonte monumentale, la cui acqua sarebbe quindi sgorgata dal piccolo pozzetto con ghiera in pietra, interpretazione che rimane a tutt’oggi incerta.  I materiali ceramici provenienti dallo scavo, precedentemente riferiti in via preliminare alla fase del Bronzo Finale, sono oggi ragionevolmente ascrivibili alla Prima  fase dell’età  del Ferro alla luce delle analisi più aggiornate sull’argomento. Nuovi interventi sulla struttura sono in programma nell’ambito del Capo Mannu Project." (2). 

martedì 20 maggio 2014

Il gioco del Serpente o..dell' Oca?

65a: Limestone game board, probably 2nd Dynasty (2890-2686 BCE). British Museum number EA 66216. Photograph: Wendy Golding 2013.; 65b: Andrews (1994, figure 63). The illustration comes from the tomb of Sennefer of Thebes and dates to circa 1420 BCE. Da: W.R.J. Golding,  Perceptions of the serpent in the Ancient Near East : its Bronze Age role in apotropaic magic, healing and protection, 2013, MA Thesis, UNIVERSITY OF SOUTH AFRICA

sabato 17 maggio 2014

Come scrivevano i Cananei del II millennio a.C.: che casino!

di Atropa Belladonna

Figura 1: diversità degli script nella Canaan del II millennio a.C. (2000-1150 a.C. circa) (1). Il grafico a torta è fatto su un totale di 230 documenti. 

Come si scriveva nel Vicino Oriente (figura 1) e precisamente nella zona del Sud-Levante (figura 2) nel II Millennio a.C. (tab. 1)? Rachel Sparks fa il punto della situazione, nel capitolo 5 di un libro del 2013 (1).  Il grafico a torta di figura 1 fotografa la situazione relativa dei documenti scritti nel periodo dal 2000 al 1150 a.C. (Età del Bronzo Medio I-Bronzo Finale II): non include i cosiddetti "marchi" e i cosiddetti "pseudo-geroglifici" (1), ma solo documenti di una certa lunghezza. 

venerdì 16 maggio 2014

Foto del giorno: news da Monte Prama

Immagine dei rilevamenti georadar del sottosuolo di Monte Prama, effettuati dall’équipe del laboratorio di Geofisica ambientale del dipartimento della facoltà di Ingegneria civile, ambientale e di architettura dell’università di Cagliari, guidati da Gaetano Ranieri, professore ordinario di Geofisica Applicata. Immagine da La Stampa del 15/5/2014
"Qui si vede una struttura lineare che potrebbe essere o una strada o una serie di tombe.", "Io dico che, per quanto ho visto con i miei rilievi attuali, ci potrebbe essere da scavare per 400 anni." Queste sono le parole pronunciate dal professore Gaetano Ranieri, intervistato per il servizio del Settimanale Sardegna del Tg Rai  andato in onda sabato 10 maggio.

giovedì 15 maggio 2014

Astarte il nome (di Baal) e Resheph signore delle stalle dei cavalli

Cose che potevano capitare  nel XV secolo a.C. percorrendo la via di Horus  -la w’awt Ḥr dei testi egiziani, la via di Shur (bdrk Šwr) della Bibba-  dal Basso Egitto alla Palestina, passando per il Sinai settentrionale: alla fortezza di Tell el Borg (1)(fig.1) ci si poteva imbattere in una stele scritta in geroglifici egizi, ma che celebrava divinità cananee. Una stele con tanto di nomi -Resheph e Astarte: e non solo. 


Figura 1. Ricostruzione della "Via di Horus" nella parte che passava per il Sinai settentrionale

domenica 11 maggio 2014

S' Arcu 'e is Forros, lo scarabeo: crittografico e con l' androgino?

Fig. 1. a-c, scarabei sardi dal catalogo Scandone (1) recanti uno scarabeo inciso o una figura seduta: la Scandone li classifica come "opera locale" di artigiani sardi erecanti inquivocabilmente crittografia amunica; d. lo scarabeo in fayence dal sito nuragico di S'Arcu 'e is Forros (2a, 3). 

giovedì 8 maggio 2014

Su bìculu de Putzumajore/The shard from Pozzomaggiore/Il coccio di Pozzomaggiore

Qualche giorno fa ho riproposto sulla pagina facebook del blog Monte Prama un'immagine ritrovata tra i miei appunti di scolaretta di epigrafia nuragica (fig. I): ero in vena di prendermi un pò in giro per quanto ero somarella qualche anno fa; nella fattispecie si trattava dei miei appunti sul coccio di Pozzomaggiore, pubblicato per la prima volta sul libro Shardana-Jenesi degli Urim, di Leonardo Melis (2010) e con lettura di Gigi Sanna. L' immagine, che ho pubblicato su FB in modo estemporaneo e con la modalità di spirito di cui sopra, si è poi sparsa a macchia d'olio tramite condivisioni successive. 

Fig. I: i miei appunti da "scolara" sul coccio di Pozzomaggiore (marzo 2010)

domenica 4 maggio 2014

Umano sarà lei!


di Atropa Belladonna

Diciamoci la verità: lo abbiamo pensato un pò tutti che le statue di Monte Prama non sono  certo canoni di bellezza classica. Le gambe corte e tozze, i torsi lunghi, appiattiti ed ampi li pongono ben lontani dai culetti ben levigati e torniti dei loro rivali  bronzi di Riace, scoperti negli stessi anni: forse è anche per questo che i professori di storia dell' arte li snobbano, al massimo ne fanno un'analisi piuttosto superficiale e ne approfittano per accostare una loro possibile datazione alta agli "ambienti neo-nazionalisti" (e perchè poi, cosa c'entra?) (1). Io sono sicura che qualcuno, guardandole, avrà perfino pensato che le statue sono brutte e rozzamente eseguite. Ma non funziona: di fronte alla perfezione certosina delle incisioni, all' esecuzione magistrale di alcuni dettagli -come gli occhi perfettamente rotondi- l'ipotesi del rozzamente non regge di sicuro. 

sabato 3 maggio 2014

Kirkandesossardos tres


E' uscito, in formato ebook, il terzo libro di Mikkelj Tzoroddu: Cartaginesi sempre sconfitti. Dal 539 al 339 a.C. kirkandesossardos tres. Per acquistare il libro (al costo di euro 6.99), affidatevi alle istruzioni dettagliate dell' autore. Noi ci limitiamo a pubblicare la copertina, il sommario ed una pagina del libro qua sotto. Ricordo inoltre il post che Mikkelj ha scritto per il nostro blog in data 29 Ottobre 2012, uno dei primi in assoluto: Cartagine a ridosso del supposto trattato del 509 a.C. Ecco il sommario introduttivo del libro:
"Cartaginesi sempre sconfitti è frutto di approfondite ricerche sul rapporto fra Sardiani e Cartaginesi. In netto contrasto con gli studiosi che hanno finora disquisito sull’argomento, l’autore vuole dimostrare, inequivocabilmente, l’inconsistenza militare di Cartagine nel periodo considerato, che la pone all’ultimo posto fra gli avversari incontrati, almeno nell’arco di tempo compreso fra il 539 ed il 339 a.C. Mikkelj non si limita a chiarire le occasioni che videro soccombere i Cartaginesi contro i Sardiani e gli altri popoli, ma parte da un punto di riferimento posto a cavallo fra VI e V sec. a.C.: il “primo” trattato tra Cartagine e Roma. Sempre in contrasto con altri testi dove l’attenzione è focalizzata sulla Roma di fine VI secolo, l’autore amplia la visuale storica sugli altri protagonisti dei trattati stessi: soprattutto sulla Sardegna e sulla Libia polibiana. 

venerdì 2 maggio 2014

Un "betilino fallico" con trattini, incisione a circolo e coppella: dalla tholos di Cuccuru Nuraxi

Fig. 1 (1)
Lo confesso, io ho l'articolo, ma voi potete vederlo con i vostri occhi: è la figura 10 in questo sito (dovete farle scorrere). Un betilino in marna arenacea dalla tholos del pozzo nuragico di Cuccuru Nuraxi (1) (Figura 1). Atzeni ne scrive, laconicamente:   [..]un betilino tronco-conico fallico, alto cm 13, con coppellina al vertice, attorniata da una serie di segmenti radiali e da una marcata incisione in circolo [..](1). Stefania Bagella ne riparla, fugacemente, nel 2010 di questo oggetto, alla nota 2: [..] Non vengono qui inclusi altri manufatti dalle caratteristiche differenti, come quelli di Sedilo, località ignota (Tore 1998, pp. 14-15, nn. 11, 12)(troncoconici), 15 (conico), in basalto, rispettivamente di cm(hxd): 55x40, 36x34, 54x35, e Cuccuru Nuraxi – Settimo San Pietro, tempio a pozzo (Atzeni et alii 1987, p. 297, tav. IX, 11a, di forma ogivale compressa)[..]. (2)

giovedì 1 maggio 2014

L' eterno e tormentato viaggio dello "scheletro di Barum"


Fig. 1: a. l'unica fotografia rimasta fatta dal prof. Hansen allo scheletro di Barum (6800 a.C.), Svezia (Dal rif. 1); b. disegno ricostruttivo della sepoltura della defunta, seduta in un pozzetto verticale, da autore ignoto (Dal rif. 1). c. ricostruzione della posizione originale nel pozzetto, nell' esposione del 1943 al  Museum of National Antiquities di Stoccolma (Dal rif. 2).