sabato 28 dicembre 2013

Il vaccino

di Stella del Mattino e della Sera

Il vaccino
Racconto noir di Fine Anno

In quel tempo andavamo tutti a farci fare il vaccino contro la Morte.
L'immane scoperta era giunta fresca fresca dal paese di XXXXX che l'aveva barattata con l' entrata all' EuroZone: la quale è una specie di parco giochi per grandi e piccini, ma più fantasioso.
Il vaccino ebbe un successo clamoroso, più dell' iPad.
Tutti avevamo messo su quella testa lì: si voleva vivere per sempre.

venerdì 27 dicembre 2013

Fusaiola in steatite da Creta: dei Popoli del Mare?

Da: Florence Gaignerot-Driessen,  The excavation of Zone 3. In J. Driessen et al., Excavation at Sissi. Preliminary report on the 2011campaign, Aegis VI, Presses universitaires de Louvain (2013),69-79.

martedì 24 dicembre 2013

Paschigedda santa

Caro Gianfranco, oggi è il tuo mesiversario ed è anche la vigilia di Natale. Gli auguri li facciamo fare a te, riprendendo un tuo bellissimo post di due anni fa, corredato di una vignetta di Franco Tabacco. Auguriamo un Natale di pace e serenità ai nostri lettori ed anche esprimiamo una speranza che il solstizio sia davvero una rinascita, una spinta in avanti dopo un anno così complicato, ma anche foriero di novità, grosse e piccole. E ovviamente ci sono anche gli auguri di Gigi Sanna.....alla maniera sua



lunedì 23 dicembre 2013

Soprintendenza di Cagliari ed Oristano: ecco la rivista on-line

Ne ha dato l´annuncio su FB Marco Minoja in persona: riprende la pubblicazione dei Quaderni della Soprintendenza ai Beni Archeologici per le Province di Cagliari ed Oristano. Basta scorrere alcuni degli articoli per imbattersi in vecchi amici, ad esempio segni di scrittura nuragica (anche se non viene ovviamente chiamata cosí) (figura 1)

Figura 1: BARATULI – MONASTIR (CA). Frammenti fittili da US 60. Da: E. Atzeni & G. Balzano, La fortezza di Baratuli - Monastir (CA), QUADERNI, 2013, 24: 77-102, Tav. XII

domenica 22 dicembre 2013

Una bellissima strenna dell' ultima ora

Complimenti al nostro Nanni: ecco un altro regalo di Natale, in questo anno così ricco di sorprese e  questo mese così piacevole. 

Foto da questo sitoTradutzione in tedescu de su libru "Su cuadorzu" 

venerdì 20 dicembre 2013

giovedì 19 dicembre 2013

Solstizio d'Inverno 2013: appuntamento archeoastronomico

Fenomeno solare in Domus de Janas*
Foto di Leonardo Riu
L’Associazione Archeologica Culturale “Sant’Andrea Priu”, la  Cooperativa Costaval e l’Associazione Agorà Nuragica, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Bonorva presentano  l'appuntamento archeoastronomico dedicato al Solstizio d'Inverno 2013. 

mercoledì 18 dicembre 2013

Appuntamento a s'Urachi de Santa Brabara


La Consulta Giovani di Villanova Truschedu con la collaborazione della Proloco e il patrocinio del Comune di Villanova Truschedu presentano: "S'Urachi de Santa Brabara": incontro/confronto sulla valorizzazione del territorio e dei suoi beni archeologici per un nuovo turismo.


martedì 17 dicembre 2013

sabato 14 dicembre 2013

J' anolén a-la pramzàna

I classici anolini parmigiani, dalla forma rotonda a bottone. Foto di F.C.
Tempo di Natale ed a Parma è tempo di anolini. O di cappelletti. Anolén o  caplètt? ho sempre creduto che fossero la stessa cosa, ma pare di no: gli anolini sarebbero quelli di Parma, i cappelletti quelli di Reggio Emilia, fatti a forma di cappellone da suora; procedendo verso est diventano i tortellini di Modena e Bologna, i turtlèjn. Lascio volentieri la diatriba ai parmigiani "del sasso" e passo senz'altro alla ricetta. Che ovviamente è diversa da famiglia a famiglia: noi che abitiamo in collina, 14 km a sud della città, li facciamo come vi illustro di seguito.
Facciamo è parola grossa: personalmente partecipo solo alla manifattura dell' anolino, il che non è comunque uno scherzo perchè se ne fanno 1000-2000 per volta. Ma la cosa difficile viene prima, e quella è devoluta alla mia mamma: fare lo stracotto.  Prima di iniziare ringrazio Emilio e Federica  per lo splendido servizio fotografico e la loro magistrale esecuzione di un numero imprecisato di anolini (credo si sia aggirato sui 2000 o 3000!).

mercoledì 11 dicembre 2013

I Cavalieri della Tavola Rotonda e la ricerca del santo Pentolal

di Stella del Mattino e della Sera
Commedia in atto unico e ripetibile

Re Mintrù illustra a Dama Yggdrasil il santo Pentolal:  il pentolino indigeno con la F di fenicio

Mode nuragiche: i week-end a Utica, Tunisia


Per quel poco che di francese capisco, mi sembra che questa sia la ceramica nuragica poco attraente ma importantissima di cui parlava P. Bartoloni, qualche giorno dopo SULCIS 2013 (2), ceramica d'uso insomma: quella che ha fatto sobbalzare perfino L' Unione Sarda che ha coniato un titolo a sensazione Quei Nuragici sulla rotta per la Tunisia.



martedì 10 dicembre 2013

Osservando l' orizzonte

Combined Fore-parts of Lion/Apis Bull, This pendant shows the head of a lion on one side, and the head of a bull with a sun disk on the other side. It may have been a variation of amulets which displays two combined lions who represents the horizon. This variation adds the idea of the holy Apis bull who was particularly worshipped in the Late and Greco-Roman Periods.664-332 BC (Late Period). THE WALTERS ART MUSEUM, Baltimore

lunedì 9 dicembre 2013

Auguri da Teti. Firmato: NuR Hē ’AK Hē ’ABa Hē

# Gigi Sanna e il codice nuragico

rewind dal blog di Gianfranco Pintore

Buon Natale da Teti: NuR Hē ’AK Hē ’ABa Hē

di Gigi Sanna, 17.12.2009


Figura 1

Caro Zua’,
   non è certo bella da vedersi ma è… bellissima. Conta poco la forma grezza ed il ‘vile’ materiale. E’ anche commovente, se si vuole, perché ha perso il pennone, il disco solare e la colombella,  parte delle fiancate, la protome del toro o del cervide. Quasi tutto. Un ‘relitto’ e basta, dunque. Eppure nel terribile naufragio almeno lo scafo, malconcio, corroso dal tempo e quasi irriconoscibile, ha resistito bene; per quel tanto che basta  per offrirci, sebbene non subito visibile (a distanza di 3300 circa!),  un dono straordinario: un aspetto archeologico - documentario incredibile per il valore che esso  assume, soprattutto  per la cultura di tutti noi Sardi ( ma anche  di quelli che Sardi non sono).
  
     Potrei dire, senza tema di sbagliare, che le stesse superbe e nobilissime ‘sorelle’  bronzee, anche le più raffinate  ma difficilissime da riportare con dei segni o dei grafemi simbolici fonetici, mai hanno dato così tanto. Né credo mai, io ritengo, lo daranno per quante nel futuro ancora se ne scopriranno.
 
Di cosa parliamo? Di un oggetto di cui, praticamente, non si sa nulla. Parliamo della navicella nuragica in ceramica rinvenuta in Teti diversi anni fa (quanti?), quella di cui mi avevano parlato (con sussurri e con circospezione), non poche volte, certi miei amici (anche in una conferenza tenuta ad Abbasanta nel 2005) e della quale hanno preso, quasi subito, a girare non poche  fotografie. In genere non troppo chiare , tanto che era molto difficile vedervi quei segni che poi, di persona e con dei testimoni, ho potuto vedere, esaminare nei più piccoli dettagli e, direi, ammirare nello stesso luogo deputato a tutelare e valorizzare, localmente, il patrimonio archeologico.
    Ho capito subito in quella sede, perché la barchetta non era ancora nota in via ‘ufficiale’ e  perché mai se ne era parlato (non dico scritto): era stato detto, categoricamente, che l’oggetto (prima, come pare, visibile nelle vetrine del museo) non doveva essere più esposto al pubblico. Naturalmente ci chiediamo perché. Tra i tanti ‘cocci’ esposti nelle vetrine del museo, alcuni ripetitivi e anche di irrilevante valore documentario, anche il ‘coccio’ della navicella, in tanto tempo, avrebbe pur potuto trovare qualche possibilità d’essere esposto. Perché la cassaforte? Perché il ‘top secret’? Perché, per non certo pochi anni, una tale ferma (e prolungata) segretezza? Perché non sottoporre subito, o perlomeno dopo qualche anno, all’attenzione degli studiosi e del pubblico in genere una navicella che almeno una bella e grossa  novità, immediata e certissima, presentava: quella d’essere l’unica rinvenuta in Sardegna non in metallo, ovvero in bronzo, ma fittile? 
    Non vorremmo sbagliare ma la spiegazione ci sembra chiara. Molto chiara: la barchetta contiene dei segni, non pochi segni, che potevano (e possono) mettere in serissimo imbarazzo l’archeologia cosiddetta ‘ufficiale’, travolgere il cosiddetto ‘consolidato’ e/o annullare certi punti fermi di certi studiosi. E quei segni, sia dal ductus che dalla forma, evidenti anche ad un profano, non possono essere che segni di scrittura di un qualche sistema alfabetico arcaico. E se c’erano dei segni, naturalmente, c’erano dei suoni corrispondenti, c‘era quindi una lingua che comunicava, che faceva capolino, attraverso di essi.  Meglio dunque non far vedere e mettere tutto a tacere. O forse non è così? Se non lo fosse dichiaro che sono prontissimo a chiedere subito scusa. Se invece così è, come sospettiamo, il fatto, risulta  molto, ma molto grave; perché  si capisce bene che coloro che hanno voluto e disposto tale assoluto divieto di esposizione (chiunque essi siano) si sono assunti una bella responsabilità sia sul piano etico sia su quello  professionale. E dovranno risponderne in qualche modo. Non fosse per altro perché già dal 1995 (15 anni!) è sorta, come si sa, in Sardegna una disputa, accanita e con punte di contrasto molto aspre, sul tema dell’esistenza o non  della scrittura nuragica.
    Non sarebbe stato opportuno per quella che si dice ‘ onestà intellettuale’, al di là delle ‘opinioni’ o delle presunte certezze, tirarla fuori la barchetta, parlarne per benino, onde evitare, o perlomeno attenuare, una rovente polemica (se non una caciara) che ormai ha data da molti  tempo? Non sarebbe stato giovevole agevolare il corso della scienza e della conoscenza mettendo a disposizione una scritta (riconosciuta evidentemente proprio come ‘scritta’) così interessante che avrebbe consentito, forse, di risolvere o avviare alla risoluzione  la questione ‘scrittura sì - scrittura no’ delle popolazioni nuragiche? Soprattutto in considerazione del fatto che non solo c’era stato il rinvenimento delle bellissime tavolette di Tzricotu ma anche quello di altri numerosi documenti scritti, chiaramente scritti, come attesta, tra l’altro questo stesso Blog? No, meglio il silenzio. Si è preferito tacere, lasciar perdere, ‘aiutare’ chi aveva clamorosamente sbagliato e chi ancora sbagliava ma che comunque ‘contava’ in ambiente accademico, piuttosto che agevolare ‘ignoti’ studiosi, dei dilettanti dalla ‘fervida’ fantasia, degli assurdi collezionisti di ‘grammata’ da Zelig!
  Ma vediamo di descriverla questa ‘modesta’ barchetta, di parlarne almeno un po’: dico un po’ ( ne parleremo tra qualche mese più ampiamente e con il rigore scientifico necessario in una sede più opportuna), dal momento che il Blog, come centinaia di volte si è sottolineato, non è una rivista specialistica, ma serve soprattutto per dare le prime informazioni; per parlare anche di cose serissime ma sempre in toni, diciamo così,  ‘discorsivi’; facendo capire il più possibile e con le parole più semplici, argomenti alquanto complessi ad un pubblico molto esteso ed estremamente eterogeneo quanto a cultura e a preparazione.
    E’ essa un manufatto, come si è detto, d’argilla  (chiara), non molto grande, tanto che sta comodamente nel palmo di una mano (v.fig.1), ascrivibile chiaramente, per la sua forma, alla tipologia delle cosiddette ‘barchette nuragiche’ di bronzo. Sulle parti rimanenti delle fiancate e della parte piatta dello scafo, oltre a due (o forse tre) dischi (solari) tracciati sulla sommità,  insistono  due scritte: una composta da otto segni e una da quattro ( questi più grandi degli altri), per un totale di 12 segni .  Dei grafemi  sono chiaramente visibili sette segni su otto della prima scritta e due segni su quattro della seconda. Dei tre segni non chiaramente leggibili il solo della prima scritta (il penultimo a partire dalla destra: un ‘nun’ pittografico) è parzialmente visibile e leggibile, mentre dei due della seconda scritta uno è parzialmente visibile e leggibile, un secondo quasi nulla (v.figg. 1 e 2.).
I segni si configurano come appartenenti, fondamentalmente, a due alfabeti semitici consonantici, molto noti, adoperati nel corso della prima metà del Secondo millennio a.C. e nella seconda metà dello stesso Millennio: il cosiddetto ‘protosinaitico’ ed il cosiddetto ‘protocananeo’.

   
Figura 2


    Nella prima sequenza scritta però, tra il quinto ed il settimo grafema,  appare un segno impensabile e davvero straordinario, né protosinaitico né protocananaico, in quanto  tendente a raffigurare, senza ombra di dubbio, il cosiddetto ‘pugnaletto votivo gammato’, oggetto - come si sa-  molto noto e comune dell’iconografia della bronzistica sarda.
   Quanto ai grafemi, analiticamente si notano, a partire dalla sinistra, un  ’aleph’,  un ‘gimel’, un ‘hē’, uno ‘zayin’, il  suddetto ‘pugnaletto gammato’, un probabile ‘nun’, un ‘resh’, un secondo ‘hē’. Il sesto segno, il probabile ‘nun’ a serpentello è tracciato al di sopra del’resh’.
    Nella seconda scritta si notano, a partire dalla sinistra, uno ‘zayin’ , un ‘’aleph’, un probabile ‘beth’ ed una lettera non leggibile, ma che è tuttavia ipotizzabile  come segno di ‘determinativo’, cioè come lettera ‘hē’ .
    Nella tabella seguente riassumiamo i 12 segni complessivi delle due sequenze simboliche alfabetiche, mettendoli nell’ordine del sistema semitico  tradizionale e offrendo di essi la tipologia alfabetica nonché i valori fonetici convenzionali .



 Senza addentrarci troppo sull’argomento, possiamo tuttavia affermare che il  significato delle due scritte ci sembra, dati i valori fonetici, abbastanza agevole per tutti, se si esclude il sorprendente pittogramma ‘pugnaletto’, per il quale però, tra lo scetticismo generale, ci siamo già da tempo pronunciati sul suo valore di oggetto ‘scritto’, formato com’esso è da dei ‘segni’ agglutinati  (il più visibile di essi il ‘gamma’ del pugnaletto; detto ‘gammato’ per l’appunto: v. Sardoa Grammata 2004, 5. 3. pp. 193 -196) .
  Riproponiamo qui le sequenze dei segni sia della prima scritta sia della seconda:

’  g  h   dh   yh’k (pugnaletto)  n  r  h/

  dh  ’ b  [h]

    Crediamo che sia del tutto inutile dire che le due scritte, nel loro complesso, ripropongono con tecnica pittografica, lineare e numerica e con tre sistemi di scrittura in mix (protosinaitico, protocananaico e sardo), quanto invece nel solo bronzo viene scritto in modo ‘decorativo’, servendosi cioè dei singoli elementi pittografici dell’oggetto (cerchio, colomba, pennone + le quattro colonnine, la protome di toro o di cervo, lo scafo  della cosiddetta ‘barchetta’ nuragica. Si veda per questo Sardoa Grammata, 5.6. figg. 14 -15 -16, il saggio dove abbiamo anticipato, con i precisi valori fonetici  dei singoli elementi (ottenuti ovviamente o per logogrammi o per via acrofonica), la scritta che ora si trova, per nostra somma fortuna, integra nelle parti superstiti dello scafo della barchetta fittile di Teti.

    Ma, a parte la lettura straordinaria e le conferme circa il valore dell’oggetto scritto di per sé (ovvero scritto ‘con’), la barchetta di Teti è preziosissima per molti e diversi  aspetti, dei quali i principali ci dicono:
1)    Che l’essere essa composta in ceramica, il materiale consente di sbloccare, attraverso il ricorso al metodo di datazione con la termoluminescenza, in maniera - si direbbe - definitiva, l’annosa (secolare) questione del periodo in cui le navicelle, verosimilmente anche quelle di bronzo, vennero costruite.
2)    Che l’essere essa scritta, senza dubbio alcuno, in caratteri consonantici prefenici, ovvero di tipologia protosinaitica e protocananaica, consente di ottenere una seconda aggiuntiva datazione del manufatto, in quanto i segni di detti sistemi si devono collocare temporalmente (ad essere prudenti nel calcolare la datazione più bassa possibile) nel XIII -XII secolo a.C.
3)    Che l’essere presenti nelle due sequenze di scrittura i nomi di  Yh - ’k - ’ab  (con i rispettivi ‘determinativi’) consente di confermare, ancora una volta, l’esistenza e la presenza continua della formula trimenbre impiegata dagli scribi sardi, praticamente, in tutta l’Isola .
4)    Che l’essere presente la preposizione dh (offerta per due volte dal grafema - fonema zayin) permette di ribadire la chiara presenza nei documenti sardi di parole (preposizioni, suffissi, prefissi, appellativi, nomi comuni, nomi di persona, ecc.) non specificamente semitiche ma cosiddette ‘indoeuropee’.


 Per quanto attiene ai ‘riferimenti sardi’ posti nella tabella, ovvero ad altri documenti in cui compaiono i segni della barchetta, sarà bene rimarcare, soprattutto, che lo ‘zayin’ con valore dh (= dhe) di preposizione si trova attestato due volte nelle tavolette bronzee di Tzricotu di Cabras: una volta ( tav. A3) nella parte mediana a sinistra, in alfabeto di tipologia ugaritica ( due cunei verticali sovrapposti) e una seconda volta (tav. A4), sempre nella parte mediana a sinistra, in alfabeto di tipologia protosinaitica.  Crediamo che sia del tutto inutile far presente e sottolineare che dette tavolette di Tzricotu (scoperte nel 1995) mostrano per prime il detto segno (per di più variato tipologicamente) per notare la preposizione dhe: gli altri documenti, con il medesimo segno a conferma, verranno, come anche questo di Teti, o dopo o molto tempo dopo.
   Ciò riteniamo che vada detto e subito: perché ci si convinca che i longobardi o i mongoli, con le loro linguelle (o linguette) da cinturoni  da parata, non c’entrano proprio per nulla con la scrittura  protosinaitica-protocananaica e sarda. Non c’entrano per nulla con gli scribi sardi e con una delle espressioni più belle, raffinate ed affascinanti della scrittura di ogni tempo. Non mi stancherò mai di ripeterlo. Se poi si vuole ancora insistere…


Di seguito riproduciamo parte del pannello 17 della Mostra epigrafica di Macomer, del 2011.


domenica 8 dicembre 2013

Pugnale nuragico di Bithia

Figura da: L. Napoli, E. Pompianu, L’incontro tra i Fenici e gli indigeni nel golfo di Oristano (Sardegna), in M. DALLA RIVA, H. DI GIUSEPPE (a cura di), Meetings between Cultures in the Ancient Mediterranean (17th International Congress of Classical Archaeology), Bollettino di Archeologia on line I, 2011

venerdì 6 dicembre 2013

Allegria!

I bellissimi e allegrissimi bottoni di cultura campaniforme in Sardegna. Tanto per fare un pò festa! 

Da: Los botones campaniformes sardos y sus analogías con los adornos de la Península Ibérica y de otras zonas del Mediterráneo. Claudia Pau, SAGVNTVM (P.L.A.V.) 44, 2012: 67 - 76


Mode nuragiche: le escursioni in Sicilia e i potmarks

Fig. 1 Da: F. Spatafora, Indigeni e Greci negli emporia fenici della Sicilia occidentale, XVII International Congress of Classical Archaeology. Meetings Between Cultures in the Ancient Mediterranean (Roma 22-26 settembre 2008), in “Bollettino di Archeologia” on line I 2010/Volume speciale, Session: Identità e multiculturalità nella Sicilia di età coloniale (VIII-IV sec. a.C.), pp. 34-46.

giovedì 5 dicembre 2013

La spiga sulle monete sarde

Un nostro attento lettore ci ha fornito elementi per chiarire l' apparente enigma della c.d. spiga sulle monete di zecca sarda della serie del toro (1); spiga che non ci riusciva di vedere sugli esemplari mostrati nell' articolo di Attilio Mastino (2). Le immagini seguenti sono tratte dal volume: Enrico Piras, Le monete della Sardegna, Sassari, 1996 © Banco di Sardegna. 
Figura 1. Dettaglio del toro sulla moneta di figura 2 (III sec. a.C.)

mercoledì 4 dicembre 2013

La maledizione del faraone

by Siziliano

It haunted for months in the Museum of Manchester! The Egypt statue of Nebsenu (dated ca. 1800 B.C.) rotated within a hermetically closed display cabinet around its axis – without any human activity. The curator Campbell Price recognized something spooky in his museum: ‘when I first noticed that one of our statues has been rotated by ca. 180° and was presented with its back to the public, I asked myself who may have done so without informing me. However, next time when I observed, the statue was rotated again, into another direction, and the coming day again!’ Could it be that someone wanted to present the inscriptions on the back of the statue? In fact, the text at the back was a pray for the Ka of Nebsenu (Neb-senu), begging for bread, an ox, and poultry for his travel into the kingdom of the dead.

martedì 3 dicembre 2013

The epigraphic, nuragic boat model at the Archaeological Museum of Teti (NU, Sardinia): what now?

This archaeological find, manufactured in ceramics, is epigraphic, genuinely Sardinian,  finally authenticated and 2900-2700 years old. Since December 2012 it is exposed in a vitrine, at the civic Museum of Teti (Nuoro, Sardinia). The small object belong to the nuragic culture, that, according to scholars, remained alive for centuries even after the imposing nuraghi were not built any longer (putatively they were not any more erected since about 1100 B.C.). 

Figura 1. Pre-firing marks incised on a nuragic fictil boat model at the Museum of Teti (NU). The arrows indicate some of the most peculiar signs of writing: blue, the typical nuragic gamma dagger; red, a resh-like sign, of pre-phoenician type; green, two parallel signs, denoting a sign of proto-sinaitic legacy; on the back side, one of the sign reproduces an archaic 'aleph, in the form of an ox's head (1b,c). A recent photo of the exposed boat model can be seen here

Appuntamento a Genoni (OR): la Mostra di Natale 2013

lunedì 2 dicembre 2013

Una moneta sarda da Vetulonia

Figura 1. Emissione sardo-punica Testa di Kore/Toro con astro-216 a.C. oppure 241-238 a.C. (Da: Massimo De Benetti, La moneta vetuloniese e la circolazione monetaria tra fine III e II sec. a.C. a Vetulonia (GR). Nuovi dati dati dagli scavi di Poggiarello Renzetti (1985-1990).  The Journal of Fasti Online, 2013, 291