lunedì 23 settembre 2013

Il Dio degli Sherden in Egitto

Figura 1: La collina di P-nebi, una donazione del faraone al Dio degli Sherden (1a, pg. 68). 
Figura 2. Il punto del "Testo B" del papiro Wilbour dove viene menzionato il "Dio degli (?) Sherden", nella traduzione di A. Gardiner (1b, pg 120). Il segno ? si riferisce forse alla preposizione "degli",  forse non chiara dal testo originale. Il segno che Gardiner denomina diacritico, è una delle tante aggiunte in rosso al testo B, la cui valenza rimane oscura (per lo più) al redattore (1c). Lo si confronti con lo scettro Sekhem ( o ABA), di cui abbiamo già parlato in passato. 

Questo luogo, questo pezzo di collina donato dal faraone, forse Ramesse V (1149-1145 a.C., XX dinastia), al Dio degli Sherden non mi è ben chiaro, dal libro di Gardiner, dove si localizzi(1). 

Personalmente ne sono venuta-indirettamente- a conoscenza da un articolo di Giacomo Cavillier (2), dove ad un certo punto lo studioso scrive: "Another important feature of the culture, religion and language recognized as being of the Sherden comes from the Pap.Wilbour. In the ‘text B’ (B 9.x+2) collective tenure is attested in “North of the Yaya region” for the Pr-nṯr n Šrdn “temple of the god of the Sherden”. The handwriting adopted by the scribe suggests a cult dedicated to a Sherden god, and the existence of this structure in the Yaya region in the territory of Hardai opens also the question on religious customs ascribable to the mercenaries." 

Ci sono delle discrepanze tra queste due citazioni: la regione di YaYa, nel territorio di Hardai (Cynopolis per i Greci, la città sacra del dio Anubis), viene menzionata diverse volte nel papiro Wilbour, sia nel testo A che nel testo B; però nel libro di Gardiner non è associata ad un tempio o al Dio degli Sherden (figura 3). 

Figura 3. La terra di YaYa nel papiro Wilbour , secondo Gardiner (1a, pg. 69)
E del resto non ho trovato neppure, nel libro di Gardiner, quel punto preciso del testo B B 9.x+2, citato da Cavillier. Poichè Cavillier è sempre molto preciso, credo che il passo che menziona sia una addizione successiva alla decifrazione del testo da parte di Gardiner (le addizioni successive vengono indicate con la notazione x+..anche nel testo di Gardiner), grazie ad un ulteriore, più recente decifrazione del testo B. Un testo difficoltoso e per certi versi anomalo, all' epoca lasciato con molti buchi nella traduzione (1b).

Se la mia ipotesi è vera avremmo non una sola, ma due menzioni per un Dio degli Sherden in Egitto (nṯr n Šrdn);  in un caso accompagnata dalla parola Pr (tempio).  Si veda la figura 4 per la localizzazione del territorio di Hardai (1c): era in quella zona il Pr-nṯr n Šrdn “il tempio del Dio degli Sherden”?

Figura 4. Mappa della configurazione politico-militare dell’Egitto alla fine della XX dinastia (da 3)
Si noti che nel papiro Wilbour, come nelle altre fonti epigrafiche egizie, al nome Sherden viene sempre aggiunta la forma determinativa per "genti straniere" (figura 5), nonostante gli Sherden in Egitto rechino nomi tipicamente egizi (3). 


Figura 5. Due modi di scrivere "Sherden/Shardana" nel papiro Wilbour: il cerchio rosso indica la forma determinativa
 "genti straniere" (3)
(1) Alan H. Gardiner and Raymond O. Faulkner, The Wilbour papyrus, Brooklyn Institute of Arts and Sciences (NEW YORK), a. vol. 4 (1952); b. vol. 3, 1948; c. vol. 2, 1948 
(2) Giacomo Cavillier, "Shardana Project": Perspectives and Researches on the Sherden in Egypt and Mediterranean", Syria 87 (2010), p. 339-345
(3) G. Cavillier, Gli Shardana nell’Egitto Ramesside, Oxford, 2005