martedì 30 aprile 2013

Hic Nu Ra e l’emblema di Min

a cura di Giorgio Valdès
La presentazione del libro di Nicola Porcu si terrà all'"Hotel Calamosca sul Mare", Cagliari,  
alle ore 18 del 4 Maggio 2013

L’emblema di Min

di Giorgio Valdès

Sulla superficie di gran parte dei menhir custoditi nel museo di Laconi, appaiono due petroglifi sovrapposti, uno dei quali è generalmente definito come “rovesciato” o “capovolto” -lo spirito del defunto che ritorna alla madre terra-, mentre l’altro è spesso interpretato come “pugnale bipenne”.
Differenti immagini del “rovesciato” sono presenti, come noto, in alcune tombe rupestri risalenti all’eneolitico, come la tomba “Branca” di Cheremule e quella di “Sas Concas” di Oniferi. 

lunedì 29 aprile 2013

MADAU, LA COSCIENZA E IL MERCATINO DELLA SCIENZA

di Francu Pilloni

Non conosco Marcello Madau ma leggo con interesse quello che scrive, perché non è mai banale. Anzi. Prendi, ad esempio, l’attacco dell’articolo di oggi 29 aprile 2013 sulla Nuova Sardegna, dal titolo “Lingua e cultura, l’identità tradita dai nuovi falsari - Dalla scrittura nuragica al mito di Atlantide. L’archeologia diventa un campo a rischio”. Dice infatti Madau: “Sta riprendendo vigore la moda dei falsi culturali. D'altronde, oggi appartiene a un più vasto fenomeno del mercato. Sembra che tocchi anche a una presunta scrittura nuragica”.
"Inflessibile rigore scientifico" applicato allo
spillone di Antas
 (n.d.r.)

Neanche a uno sprovveduto come me sfugge la perentorietà della prima affermazione e invano frughi nella memoria quando e se la vigoria di tali fenomeni sia venuta meno, o almeno si sia ammosciata anche in un solo fine settimana di caldo umido. La seconda frase è una concessione che spiega e rafforza la prima e va recepita con benevolenza, mentre la terza è la sentenza, introdotta furtivamente da un “forse” non equilibrato dall’aggettivazione di “presunta” riferito a scrittura nuragica.

Ora, pensa bene Madau, le radici del fenomeno illegale sono da rapportarsi a un “corto circuito fra scolarizzazione di massa, crescita della coscienza territoriale e nuovi mercati del “tipico” (che) dà esiti assai contradditori”.

domenica 28 aprile 2013

Un santo nuragico e uno spillo sardo - egizio per l'eternità.

di Gigi Sanna
Fig. 1
Premessa
   Noto con un certo disappunto che il dott. Zucca non ha messo (1), tra i 'miei'' documenti, cioè tra quelli attestanti la scrittura nuragica, l'ormai noto 'spillone' pubblicato da P. Bernardini nel 2011. Pazienza, vuol dire che non ha visto (o non ha voluto vedere) la mostra didattica della scrittura nuragica di Macomer (2) allestita dalla Società Culturale Solene nei vani superiori della storica casa del poeta Melchiorre Murenu. 

ISTANTANEA DI UN EQUIVOCO

di Homo Neoliticus

Chi si azzarda a dire qualcosa di men che banale oggi, nella concomitanza del giuramento del nuovo
Immagine da questo sito
governo col ferimento dei due carabinieri proprio davanti al Palazzo?Eppure è proprio in situazioni come queste che dovremmo sforzarci a restare fuori dal gregge intruppato dai vari telegiornali, ribellarci alle facili e perniciose interpretazioni dei politici che, come il sindaco di Roma per primo, cerca di appioppare le responsabilità dell’accaduto sulle spalle di chi è “contro” “i palazzi” le “larghe intese” caldeggiate da Berlusconi e benedette da Napolitano. Perché se così fosse, se le parole “contro” fossero davvero causa di simili disgrazie, quando alcuni mesi fa un disoccupato si diede fuoco davanti al palazzo del Parlamento, le colpe erano di Berlusconi che tuonava “contro” dopo essere stato a favore sino a quando gli è convenuto?

sabato 27 aprile 2013

Unu carrabusu egìtziu

de Isteddu de su Mangianu e de su Sero

Ant agatadu unu carrabusu egìtziu desu VII sèculu antis de Cristos  in una necròpoli etrusca. E tando? E tando nudda, como nanchi tocat a torrare a iscrìere s’istòria de sos Etruscos. Nudda est sa cosa!

Pro como sa necròpoli de s'Osteria, in su litu de Vulci, nch’est ruta in totu sos giornales e fintzas in s’ANSA.
Sas mìgias de carrabusos agatados in Sardigna si sunt imbertos l’ischint issos ue.

Cussos betzos finas a su 1600 in antis de Cristos, agatados fintzas in sos nuraghes e in sos putzos sagrados in mesu montes no ant torradu a iscrìere mai nudda.

Cussu de Monte Prama est imbaradu remunidu in unu calassu pro 26 annos. Como pustis de 34 annos ant istabilidu chi est de steatite còghida a 1000 grados e est de su 1550-1069 in antis de Cristos.

Lebenszeichen, von Jurgen Gabriel

venerdì 26 aprile 2013

Io, Freya, Lea e Paul – Il vuoto non esiste (La Morte nemmeno)

di Mauro Atzei
L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico: non importa, amalo.(Madre Teresa di Calcutta)


Chissà quante volte nella vita ci è capitato di aver avuto paura del vuoto. Solo la parola stessa incute un senso di “mancanza”. Forse mancanza di quanto riconducibile ai bisogni dello spirito oppure, a una lacuna nel rapporto col Divino.    
 Un assunto della fisica ortodossa sostiene che il vuoto sia un’assenza di materia in un volume di spazio: Il vuoto nell’ Universo. Naturalmente la fisica ortodossa ha definito un livello di vuoto basso, di vuoto medio, di vuoto alto, di vuoto elevatissimo,  ecc.
La matematica, comunque, ci viene incontro e ci spiega che un vuoto basso equivale all’ espressione 1 · 10-5 Pa – 1 · 10-2 Pa , mentre un vuoto altissimo equivale a < 1 · 10-9 Pa
Molto più spesso, invece, riconduce all’assenza di cose materiali, ad un vuoto di corpi,  di materia.

Fiasca di Ruinas (Oliena): il mistero si infittisce.


"Come accennato, il tipo viene introdotto precocemente in Sardegna direttamente dall'Oriente, come dimostra la sua presenza, già in esemplari d'imitazione, in ambiente nuragico, quale ad esempio quello raffigurato, proveniente da Oliena, che dal Bronzo finale giunge alla piena Età del ferro." Bartoloni, Piero (2005) Rotte e traffici nella Sardegna del tardo Bronzo e del primo Ferro. In: Il Mediterraneo di Herakles: atti del Convegno di studi, 26-28 marzo 2004, Sassari-Oristano, Italia. Roma, Carocci editore. p. 29-43.

giovedì 25 aprile 2013

La fiasca del pellegrino del villaggio nuragico di Ruinas (Oliena)

 Un paio di giorni fa abbiamo pubblicato la trascrizione di lettere, considerate latine dall' autore, incise  su una fiasca del pellegrino (tentativamente datata al IX-VIII sec. a.C.) ritrovata al villaggio nuragico di Ruinas (Oliena) (figura 1). Un nostro lettore, Mario Cabriolu, ha notato che la trascrizione non era "corretta". 

La "Fiasca del pellegrino" dal villaggio nuragico di Ruinas, Oliena; l' oggetto è datato al IX-VIII sec. a.C., in base alle sue caratteristiche morfologiche. La foto ci è stata fornita da Mario Cabriolu, tratta da "L'Antiquarium Arborense e i civici musei archeologici della Sardegna." A cura di Giovanni Lilliu. Fotografie di Raimondo Santucci. Sassari, Banco di Sardegna; (Cinisello Balsamo, MI, Arti Grafiche Amilcare Pizzi), 1988

Per un bel ponte del 25 aprile e del primo maggio

A cura di Giorgio Pala. Qui sotto l' incredibile sintassi del cosiddetto "altare"

mercoledì 24 aprile 2013

L' Incarico

di Efisio Loi

Immagine da questo sito. n.d.r.
L’inizio non è una volta per tutte. Succede spesso che diventi necessario ripartire e la ripartenza porti un favorevole vento nuovo nelle vele di un vascello alla deriva. Sto scrivendo, senza sapere se ci sarà, della ripartenza della Repubblica Italiana. Qualcuno la chiama “seconda” e tutti si aspettano che ce ne sia una “terza”, quando questa dovesse venir meno.
La Repubblica Italiana è figlia di un parto difficile: è nata da un referendum contestato. Appena nata si è trovata davanti un bivio che poneva una scelta: si va a destra o a sinistra? Eh sì, era un bivio, anche se viottolini  si potevano scorgere fra le due strade  maestre. Conosciamo quel poco di storia che ci serve e che, per molti versi, è ancora attualità per i tempi della Storia. Il mondo era già diviso in due dopo Yalta e agli Italiani, sconfitti, era stata indicata la strada da percorrere, da quella parte dei vincitori che stavano in casa loro. Nonostante ciò, le cose sarebbero potute andare diversamente: la durezza dello scontro è lì a dimostrarlo.

Tiu Zua' a cherimus cumintzare?

“Narade, tiu Zua', bois su mare connotu l'ades?” l'at dimandadu totu in unu Zaime. Seidu in unu contone, Zuanne Sanna est dolende unu cantu de linna pro colare ora. Inedda lughet su mare de Orosè e in su passiale filos de neuledda cuant a bortas ruìnas de domos e restos de cuìles.
”Ello, Zaime'. Cando tenia sos annos tuos mi nd'apo fatu de impojare in cue zosso” l'at torradu, inditende cun sa conca su biaìtu de su mare. ”In cussos tretos, b'at costeras galanas a beru. Bèrchida, Biderrosa, Fuile de mare, Osala... In palas de cussu monte, b'at arenas chi nant chi fint de sas mezus de su mundu.” ”A l'ischides? tiu Zua' non b'arribo a lu cumprender ite cheret narrer a s'istentare in s'oru de su mare. Una die chi ndetenides gana mi lu contades” at naradu su zòvanu acurtziende·si a sa roca in uve b'aìat seidu su tiu.Zaime non s'est mancu trèmidu, corroende: ”E tando, como it'est a fagher? Foras de Su Zogu, a mare non bi podimus
comprer, in sos montes non bi podimus ne andare e ne traballare
ca los ant torrados azomài totus a parcos, e sigomente custu non bastat...”
”Zai est nudda, e'. Est che a contare colores e nuscos e sapores.”
Zaime s'at pigadu dae terra su libru chi s'aìat leadu in fatu e, a sa muda, s'est postu a legher. S'òmine si l'at pompiadu, a s'ascuse. Fizu de sa carrale, Gràssia, su pitzocu teniat degheoto annos e su mandu raru de istudiare. Sos fedales, sa prus parte manna de sos zòvanos de s'Internu, fint assìstidos, pensionados. Àteros abitàant campiles e sartos, a chie pastorignende a chie bandidende a chie insajende·si pro Su Zogu, addestrende·si a sa morte.

martedì 23 aprile 2013

Fiasca del pellegrino di epoca nuragica con lettere

La fiasca del pellegrino in figura  è un oggetto datato al IX-VIII sec. a.C. (1), considerato di influenza fenicia o, genericamente, orientale (2). Proviene dal villaggio nuragico di Ruinas. (1,3). Le lettere sono definite latine: S.V. (1).

domenica 21 aprile 2013

Lo spillone di Antas secondo alcuni

di Stella del mattino e della Sera

"In questa fase preliminare di studio chi scrive ha proposto l’interpretazione dei segni dello spillone come sillabogrammi ciprioti suddivisi da uno stictogramma: avremmo, infatti, con andamento destrorso, ti | sa-ti. I due sillabogrammi ti e sa documentano la forma attestata sia nel sillabario pafio antico, sia nel sillabario eteocipriota o amatusiano, sia nel sillabario comune. D’altro canto i sillabogrammi in esame rispondono rispettivamente ai nrr. 023 e 082 del CM 1." (1, pp. 62-63).

....che già siamo nelle tolle, perchè cipro-sillabico e cipro-minoico non sono certo la stessa cosa (2); ma andiamo con ordine.

sabato 20 aprile 2013

Foto del giorno: solstizio d'inverno e d'estate a nuraghe Aiga di Abbasanta


Foto del sabato mattina: segni su una chiesa

San Vero Milis, loc. San Giorgio. "Strutture relative ad edificio ecclesiastico ad impianto longitudinale, con navata coperta a doppia falda e presbiterio voltato a crociera, dedicato a San Giorgio Martire. Sul lato destro dell’edificio si apre un portale di forma rettangolare, realizzato in conci di trachite verde e munito di architrave caratterizzato da una incisione con le lettere IHS. La facciata timpanata è delimitata da due paraste in basalto nero e in trachite rossa con un frontone provvisto di oculo circolare. Sono inoltre presenti un piccolo portale mediano a tutto sesto in conci di trachite e due bifore, realizzate durante restauri moderni. 

venerdì 19 aprile 2013

Epitome

di Francesco Masia
Una nuova epitome "alla Allai", a significare (magari allo stesso giudice del caso Armando Saba) che un'epitome originale non è in grado di concepirla chiunque, neanche chi risulti in grado di spiegarla quando glie la sottopongono (come Gigi per primo, a questo punto non unico, saprà fare con questa e quindi con la composizione madre

Non b'at prus nemos chene neghe!

de Nanni Falconi

Como carchi die, s’amigu Luca Fadda, amigu in feisbuk, at sentidu comente una mala educatzione mia su àere rispostu in sardu a una tantas paràulas suas in italianu, pròpiu inoghe in custu blog. Si l’at leada ca in antis aiat naradu chi fiat istadu pesadu in italianu, no ischiat faeddare in sardu e non l’ischiat lèghere.

L’apo domandadu iscusa, pro cussu chi podiat pòrrere una mancada mia de rispetu a sa persone sua. L’apo fatu fintzas si intro de me fia pensende chi non b’aiat nudda ite s’iscusare.
The Network of Schools: a network of multilingual schools in minority language areas in Europe. Ndr
Ma sa cosa bella de custa capitada fea est chi m’at fatu meledare in contu a su proite unu sardu chi faeddat solu in italianu si podet sentire ofesu si unu li rispondet in sardu.

mercoledì 17 aprile 2013

I documenti "ufficiali" della Sardegna arcaica (4 di 4)

di Atropa Belladonna

Vd. parte 1parte 2, parte 3.  Questa  sezione  è forse la più difficile e discutibile di tutte, ad iniziare dal logo che ho scelto: un vaso, purtroppo frammentario, dove sono incisi due pugnaletti ad ansa gammata -vera e propria icona del mondo nuragico- con la tecnica a puntinato. Immediatamente sopra due bitorzoli in rilievo. Poichè Lilliu ha definito ideogrammi i pugnaletti incisi sul doppiere in bronzo (nr.2), e nessuno mai lo ha smentito, ho ritenuto lecito considerare il pugnaletto un segno ideografico in generale. La domanda in questa sezione è: dove e quando ci fermiamo? la risposta che non mi sono data (mi sono fermata per esaurimento), risulta in una sequenza documentaria eterogenea, dove coabitano, ad esempio, puntini incisi sui presunti pesi da bilancia di Santu Brai e quelli sul doppio betilo dal tempio di Santa Vittoria di Serri. Dove coabitano segni che gli archeologi classificano come ideogrammi, come segni metrici o semplicemente come simboli. Le novità più belle? per me il nr. 39. Mancano le statue stele, che ancora sono di incerta collocazione cronologica. Abbiamo speranza di scrivere, nel prossimo futuro, un post apposito. Per la legenda vd. la sezione I

IV. Segni ideografici e pittografici/linee/punti/altro

1. Frammento di brocca askoide dal nuraghe Piscu di Suelli con due pugnaletti incisi a puntinato sotto due bozze mammillari; Santoni, Vincenzo and Sabatini, Donatella (2010) Gonnesa, Nuraghe Serucci. IX Campagna di scavo 2007/2008. Relazione e analisi preliminare. FOLD&R, 198 (198). pp. 1-53
N.D.R: Moravetti riferisce di altre due testimonianze di pugnaletti su supporti fittili (Moravetti A. 1986 (1990), Nota preliminare agli scavi del nuraghe S. Barbara di Macomer, NBAS 3, pp. 49-113, note 140, 141)1. pugnaletto in rilievo su un'ansa a gomito rovescio, nuraghe Genna maria di Villanovaforru (V.Santoni, 1987: Le stazioni nuragiche all’aperto nell’entroterra del golfo di Cagliari, in “F.CLEMENTE, Cultura del paesaggio e metodi del territorio”, Janus, pp. 63 – 88.); 2.  pugnaletto in rilievo orizzontale, dal villaggio nuragico di S. Barbara di Bauladu (L. Gallin-S. Sebis, 1989: Bauladu (Oristano). Villaggio nuragico di S. Barbara, NBAS, 2/1985, Sassari, 1989, pp. 271-275.)

Perchè?

di Efisio Loi

Perché la maratona? E perché quella di Boston? Quella di New York sembrerebbe più appetibile. Forse è Boston che ha chiamato le bombe. Una certa idea di Boston, Boston come simbolo, hanno guidato gli zainetti? Magari portati in spalla da qualche  maratoneta, tedoforo non di pace, solidarietà e progresso ma di morte e distruzione?

Foto di Boston all' alba 
“La maratona” non è proprio la marcia di Assisi, però, è uscita dallo "sport” rivestendosi dei colori dell’arcobaleno. È diventata messaggera e portatrice di valori ecumenici, libertà, eguaglianza, fratellanza; ecumenici e laici.  È diventata il simbolo di una società multiculturale, in cui le culture si cerca di mischiarle e di confonderle ad opera di quella, una volta egemone, che sta “illanguidendosi nel tramonto”.

Boston è l’archetipo della città americana liberal, è la città dei Kennedy e della borghesia illuminata, all’avanguardia nella difesa dei diritti umani e delle conquiste della democrazia. A qualcuno non piace. Al norvegese Anders  Breivik tutte queste conquiste non piacevano proprio. Mise una bomba nella sede del governo a Oslo uccidendo otto persone e, due ore più tardi, prese a fucilate i giovani che si erano ritrovati in un campo organizzato dalla Lega dei Giovani Lavoratori del Partito Laburista Norvegese. Sessantanove “rimasero sul terreno”.

lunedì 15 aprile 2013

Lettera del prof. Giulio Rosati (UNISS). E la I lettera di Maurizio Feo ai Sassaresi

Pubblichiamo, per sua gentile autorizzazione, una lettera del prof. Giulio Rosati (fig.1), docente al Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell' Università di Sassari e direttore della Clinica Neurologica dell' AOU. La lettera è in relazione alle note vicende del febbraio 2013, ampiamente dibattute su queste pagine. In particolare ci riferiamo alla lettera  inviata da un medico di Roma al Magnifico Rettore dell´ateneo Sassarese,  il prof. Attilio Mastino, per cercare di bloccare il seminario in programma il 9 febbraio scorso. Dopo la lettera del prof. Rosati una piccola sorpresa (fig. 2): non andate via.


                              

domenica 14 aprile 2013

Caro Momo Zucca, cun mimi non fruchis (II).

di Gigi Sanna

  
Fig. 1. Il magnifico sigillo cerimoniale di Tzricotu  con le lettere capovolte  presentato da P. B.Serra

Io non pensavo di dover ritornare ancora una volta (1) sul pasticcio epigrafico fatto dal dott. Paolo Benito Serra nella rivista Africa Romana (2). Lo studioso, davvero ingenuo e digiuno totalmente di conoscenze di epigrafia prefenicia, avrebbe dovuto chiedere subito scusa a tutto il mondo per la cantonata dato che, per amor di causa e cioè per poter affermare che i bronzi di Tzricotu erano modani per linguette per cinture cavalleresche altomedioevali da parata, ha capovolto delle chiare lettere ugaritiche e protocananaiche (e non solo) e messo, addirittura, a testa in giù (come si può vedere dalla figura 1) delle chiarissime figure con schema a Tanit.

sabato 13 aprile 2013

Foto del sabato pomeriggio: un nuovo segno a Y nuragico

10. Serri, Santuario nuragico di Santa Vittoria: frammento di ciotola con decorazione plastica a forcella. 

Qui sotto, gli altri segni a Y, già presentati su queste pagine: 


Scrivere RE "con" la coda di un leone

Fig. 1. Sin: una particolare resa del nome reale Nebmaatre (Amenhotep III, 1388-1350 a.C.). Leone = Neb (signore, padrone); penna maat = maat; Re = coda del leone formante una figura circolare; Dx la forma usuale  del nome Nebmaatre, con il cesto neb, la dea Maat ed il geroglifico discoidale per Re (William C. Hayes, Inscriptions from the Palace of Amenhotep III,  Journal of Near Eastern Studies,  (1951), 10: 156-183.) Nebmaatre è anche una crittografia del nome divino Amun (E. Drioton: Trigrammes d'Amon,Wiener Zeitschrift für die Kunde des Morgenlandes, 54:11-33 ) (fig. 2)

venerdì 12 aprile 2013

Foto del giorno: gli antropomorfi di Biru 'e Concas di Sorgono

da " Sorgono,Il sito megalitico di Biru 'e Concas". Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico-Artistiche dell'Università degli Studi di Cagliari . La Scoperta delle Statue-Menhir, trent'anni di ricerche archeologiche nel territorio di Laconi. Enrico Atzeni, Giorgio Murru. Ed. CUEC 2004

giovedì 11 aprile 2013

I malanni inquietanti delle statue di Monte Prama

Immagine da Tronchetti, 2005 (6)
di Atropa Belladonna

Ebbene sì: le statue di Monte Prama sono finite su una "pagina nera", quella di Affaritaliani.it, pagina mensile di guai nostrani della rivista Art e Dossier, edita da Giunti. L' articolo in questione è dell' ottobre 2012, a firma Fabio Isman, ed esordisce in questo modo: "È raro trovare in un solo oggetto, o gruppo, la sintesi di tanti tra i malanni che, da sempre, affliggono i beni culturali in Italia; ma i Giganti sardi di Mont’e Prama ne racchiudono parecchi, e quindi servono da esempio: costituiscono (anche) una cartina di tornasole." (1) 
Nell' articolo, da leggere, si elencano i tanti mali di cui hanno sofferto e soffrono le sculture del Sinis: "Il primo malanno è la dimenticanza dei secoli; il secondo, quella delle istituzioni; e poi, c’è l’incuria.[..]I reperti sono trasportati al museo di Cagliari; e lì giaceranno per trentadue anni (è il secondo malanno), incredibilmente dimenticati. La maggiore scoperta sarda (e non solo) del dopoguerra è rimossa, nascosta, per nulla accudita: appena poche parti esposte nel museo del capoluogo, o prestate a qualche mostra. Se ne riparla finalmente nel 2007: a Sassari, al centro regionale di Li Punti[..] ".

mercoledì 10 aprile 2013

ISTANTANEA DI UN FUTURO EX PRESIDENTE

di Homo Neoliticus

È difficile per tutti inventarsi una nuova vita da anziani, specialmente se non si è avuto il tempo per prepararla. Ragionevolmente, ove non esistano problemi economici, è la noia, la monotonia per le giornate che si susseguono più o meno uguali, più o meno inutili, il nemico più subdolo, a maggior
ragione se la vita attiva è stata al massimo sino all’ultimo. È chiaro che ci stiamo preoccupando, senza incarico e senza paga, del futuro da pensionato di lusso del Presidente Napolitano, e se lo facciamo, ne traiamo motivo da alcuni ultimi comportamenti che destano perplessità in chi ne vorrebbe leggere le intime motivazioni.

Non c’è stato, a mio avviso, chi più di lui, se non forse Pertini, si sia rivolto alle giovani generazioni anche in circostanze irrituali, invitandoli a guardare avanti, a darsi da fare per costruire un futuro migliore, a trovare il coraggio per battersi per un mondo più giusto e più equo. Va da sé che la paura fa brutti scherzi, la paura per le sorti dell’Italia s’intende, ma cosa penseranno i giovani che hanno appena letto di storia recente, quando il Presidente invita i partiti a tornare alle soluzioni date negli Anni Settanta del secolo scorso alla prima crisi di credibilità dei partiti? Non fu forse l’epoca in cui i governi galleggiarono sul nulla, visto che bastava l’annuncio di uno sciopero generale perché il Presidente del Consiglio dei Ministri rassegnasse le dimissioni? Dove non si negò nulla a destra e a manca della sotto-mala-politica, mettendo in piedi sacchi di spesa improduttiva che oggi si conta in migliaia di miliardi di euro di debito? Dove questi giovani prenderanno il coraggio, Signor Presidente, se lei stesso guarda indietro, se lei stesso non ne ha mostrato abbastanza per dare l’incarico al segretario di chi ha la maggioranza, l’unica maggioranza che ci sia, assoluta alla Camera dei Deputati, relativa al Senato?

domenica 7 aprile 2013

Cale est su barrancu?

de Nanni Falconi

Cun sa mere de domo amus totus cuncordadu cando est nàschidu custu blog de lu fàghere multilingue, bi l'amus iscritu puru apenas suta s'intitolatzione, cun unu pagu de atrivimentu depo nàrrere, e barrosia puru. Forsis non nos semus sagomados bene in su tempus chi bivimus nois sardos in contu a limba, ca cussu "multilingue, o blog in prus linguas" in s'intentu nostru cheriat nàrrere prus che àteru "in sardu".
A dolu mannu, si male non mi so ammentende, so su solu chi at postadu carchi cosa in sardu, lassende a banda sas rispostas. So pensende, comente apo lèghidu in àteros logos, chi non s'iscriet in sardu ca gasi faghende nanchi non benimus lèghidos, o ca in italianu nos cumprendent totus e in sardu nono. Ma a lèghere in sardu est un'àteru contu. Proite non si faghet? Forsis bi so dende o forsis nono, pro pràghere a mi lu narades su proite? Cale est su barrancu?

Importante appuntamento giovedì 11.04.2013

di Gigi Sanna 

Giovedì 11 Aprile 2013, alle ore 18 (Aula Magna dell' Istituto Superiore di Scienze Religiose, via Cagliari 179, Oristano), nell' ambito delle attività del IV corso di Epigrafia nuragica, il prof. Gian 



Matteo Corrias terrà una conferenza su di un celebre passo del Paradiso di Dante (XXVI, 130-138) nel quale Adamo, rivolgendosi a Dante, parla del nome arcaico di Dio prima che si chiamasse 'El.
L' argomento è assai interessante perchè il nome è composto dallo 'strano' grafema-fonema 'I'. Segno questo che è stato ed è materia di non pochi documenti nuragici trattati e da trattarsi ancora nelle prossime lezioni del corso. 

SI FA PRESENTE CHE LA CONFERENZA, PER L'OCCASIONE, E' APERTA A TUTTI SOPRATTUTTO AGLI ALUNNI E AI DOCENTI DELLE SCUOLE SECONDARIE.

Ricordiamo che il prof. Gian Matteo Corrias è stato gradito ospite su queste pagine, con il post del 24.01.2013 Il simbolo dell’asta e il primo nome di Dio nel XXVI del Paradiso di Dante

sabato 6 aprile 2013

Nuragico o altomedievale? questo è il problema

di Atropa Belladonna

Ecco un bel rompicapo: questo bracciale (Figura 1), in argento, è esposto al Museo Nazionale Sanna di Sassari, in una bacheca contenente oggetti di epoca medievale (1). Lo vedemmo il giorno che scoprimmo la scritta sulla rotella del nuraghe Palmavera. Gigi Sanna, che lo conosceva da una pubblicazione del Pais (2), si alterò un poco vedendolo catalogato come oggetto del VII sec. d.C.
Figura 1. Bracciale in argento (1, pg. 34). "Bracciale, sec. 
VII d.C. argento fuso, inciso, Ø max 7,2 cm, Sassari, 
Museo Nazionale “G.A. Sanna”".

Qualche giorno fa, riguardando le foto che feci nel 2011 al museo di Irgoli (Nu), paese dove l' oggetto fu ritrovato, ne ho notato una che riprende l' oggetto, fatta ad un poster appeso al museo (figura 2). Però la didascalia lo annovera fra i 20 manufatti d'argento oggi conosciuti di età nuragica. Premetto che non ho nessuna preferenza, nè nessuna competenza per giudicare chi ha ragione, nè conosco la ragione per questa macroscopica discordanza tra i due musei.

venerdì 5 aprile 2013

Lo spaccato che creerà lo squarcio (assaggio introduttivo)

di Mikkelj Tzoroddu
  
Cartagine

Questa immagine di morte, in una spiaggia sud-orientale sarda, potremmo pensare essere la impressione lasciata nella memoria di Amilcare, dalla strage di Cartaginesi operata dai Sardiani nel 508 a.C. Egli, con pochi altri, salvò la vita che doveva immolare sull’altare di Imera. *

Relativamente a questa entità politica, la storiografia ufficiale accetta una data di fondazione della città che risale all’ 814 a.C., anche se prove archeologiche poste in luce nel sito ove si presume fosse il più antico insediamento, non riescono ancora ad andare più indietro della seconda metà dell’VIII secolo[1], infatti chi ha scavato Cartagine e dintorni per trent’anni dichiara: «al presente, quasi un secolo separa la tradizionale data dell’814 dalle sepolture datate in modo convincente come le più antiche»[2]. Pur tuttavia, in linea generale, non siamo affatto inclini a svalutare la storia tràdita, che indica certo una traccia da seguire; riteniamo inoltre, per esperienza riflessa, i dati di scavo non sempre facilmente interpretabili.

mercoledì 3 aprile 2013

Filistei in Sardegna? anno 1998

di Atropa Belladonna

Qualcuno ne ha mai sentito parlare di questo articolo (1)? Scommetto poche persone: in innumerevoli articoli, specialistici o divulgativi, ed in tesi di dottorato o di laurea, si parla e si scrive del "frammento di sarcofago antropoide filisteo di Neapolis"-in seguito alla pubblicazione di Bartoloni del 1997- senza farsi tante domande sul se e sul quanto questa affermazione possa essere considerata un dato acquisito. 
Figura 1: Frammento di Neapolis (A) e un sarcofago antropoide da Beth
Shean (B), disegnati in scala (1)

martedì 2 aprile 2013

Caro Momo Zucca, cun mimi non fruchis! (I)

di Gigi Sanna


   Caro Momo Zucca, con me l'uovo non lo covi. Magari tu ci metta tutte le tue energie. Perchè ciò che è freddo e senza vita non può dare la vita. Certo, ci tenti e ci ritenti, magari mostrando sicurezza. Ma su puddighinu non at a bessire mai a foras. Fragu de morte e de pudidu dae su niu, cussu emmo! 

lunedì 1 aprile 2013

Per il prof. Luigi "Gigi" Sanna

Questa lettera si riferisce a quanto accaduto nel febbraio 2013, leggibile qui qui. Fa seguito ad altre due manifestazioni di solidarietà e di stima al nostro Gigi Sanna (Monte Prama) .