domenica 31 marzo 2013

Foto del giorno: una rara bipenne

simbolo a "bipenne" inciso  in "sa mustra" di una antica cassapanca atzarese 

Bonas Pascas a totus

In occasione della Pasqua, Nanni desidera dedicare questa poesia  a tutti coloro che, per un motivo o per l' altro, non stanno bene. 
Oschiri (Sassari), Chiesa di Santa Maria di Castro;
facciata in trachite policroma: una festa di colori

de Nanni Falconi

HERPES ZOSTER

-What might have been is an abstraction
Remaining a perpetual possibility
Only in a world of speculation,-
mi mentovo a Eliot a memòria
in chirca de m’acunnortare a su ostinu
e pro non fàghere caminu istrobbosu.
Ma no est a isse chi cheria pensare
pro su bisòngiu chi apo de m’istraviare
dae sos babborcos pigulosos de sa frebba,
e dae s’inchesa colovra allorigada.

Su belenu suo mi pulsat in sos nèrbios
Che bolloncas de aera in una flebo.

No est su pensare a sos caminos leados,
chi siant faddidos o intzertados,
ch’ant apasiguare sos malàdios mermos,
ma sos isperos e sos carignos chi s’aporrint.

Un augurio particolare a Nanni, che sta vivendo un momento un pò difficile col suo "associato" Herpes. Ed un grande augurio a voi tutti. Monte Prama.


sabato 30 marzo 2013

ISTANTANEA DI UNA NOTTE BIANCA

di Homo Neoliticus

Posso dire che ho dormito poco e male pensando alla notte bianca del Presidente Napolitano?
Eppure ieri sera, invitato dalla Gruber, c’era Eugenio Scalfari, uno che sa di storia, di filosofia, di politica e di mondo, uno che viene da lontano, da quell’Espresso degli Anni Sessanta, del quale con un unico foglio si preservava una culla intera dalla polvere, nel quale furono rivelati i retroscena del Piano Solo del generale De Lorenzo, che tendeva ad abbreviare la catena democratica del potere in Italia. C’era dunque Eugenio Scalfari, dal quale mi aspettavo quello che non ti aspetti da una rassegna stampa, una lettura della situazione politica che apre spiragli nuovi alla comprensione dei tanti perché che ci assillano e rimangono senza risposta. L’uomo, un signore anziano che incute e merita rispetto, non è stato reticente su niente, ma ha dato le risposte che sarebbero potute emergere da un servizio del TG1 della RAI. Mi è venuto subito da assomigliarlo a Fidel Castro o, se volete, a Mandela, nel senso che mi ha dato l’impressione di essere uno che è sopravvissuto alla sua stessa rivoluzione.

venerdì 29 marzo 2013

L'ora delle tenebre

Immagine tratta dal trailer di "Su Re" di Giovanni Columbu

I codici europei dell' età del Bronzo. 2: le tavolette enigmatiche

Tra la fine del III millennio e la metà del II a.C., quindi un pò prima dello script delle isole Lipari, si sviluppa tra l' Italia del nord e l' Europa centro-orientale un sistema comunicativo a tutt'oggi indecifrato: quello delle tavolette enigmatiche o, alla tedesca, brotlaibidole (1).  

La locandina della mostra sulle "tavolette enigmatiche",
2011, Manching Germania
Ecco come sommarizza il fenomeno Simona Marchesini, dell' Università di Verona (2) "Si tratta di piccoli manufatti in terracotta, più raramente in pietra, di piccole dimensioni e forma ovoidale. L'area di diffusione delle tavolette enigmatiche comprendeva regioni abitate da popoli diversi, parlanti lingue differenziate, che poi in epoca storica si chiameranno italico, celtico, germanico, ungherese, slavo... Eppure questi piccoli oggetti, con la loro limitata varietà di sintassi e di simboli, dovevano essere compresi nel loro codice da tutti questi popoli, dovevano valere come veicolo di una comunicazione particolare, come mezzo per il trasferimento di informazioni specifiche." 
Quali fossero queste informazioni specifiche è ancora tutto da capire. nel frattempo si raccoglie, si fanno mostre, si crea un corpus, straordinario sia per variazioni che per ripetizione di segni. Si crea un sito, multidisciplinare, dedicato a questi piccoli e preziosi testimoni. Se ne discute, da oltre 100 anni, ancora non si è giunti ad un accordo nè tanto meno ad una decifrazione: ma di certo non se ne nega nè l' esistenza nè la valenza. Il fulcro della ricerca è il Museo di Cavriana (MN),  dove nel 2010 si fece uno storico convegno internazionale accompagnato da una mostra.

mercoledì 27 marzo 2013

De fusarola ed altre questioni

di Francesco Masia

Un simpatico enigma di Francesco Masia
Cara Aba, capisco la tigna con cui sei tornata sul post del 19 Marzo (Foto del giorno) con ripetuti commenti; e immagino anche che ti sia infine trattenuta. Forse, per esempio, avresti voluto sottolineare ancor meglio questo aspetto che emerge dai vari passaggi: il Prof. Pittau che conosceva già l’effettiva esistenza di fusarole antiche con segni evidenti e certi di scrittura (come lui stesso precisa alle Dottoresse Imperatori e Piermarini; sia lodato l’equivoco) sarebbe lo stesso Prof. Pittau che avrebbe detto (tu ci dici)  “ma in una fusarola non si cerchi alcuna iscrizione”. E se però, anche a non volerla cercare (tu dici), la si trova? Allora, in Sardegna, è una presa in giro. Peggio: non solo non si tratta qui (come invece spesso altrove, nelle consuete repliche) di scritture di epoche e da culture successive, ma non  sarebbero nemmeno lettere antiche fatte sapientemente per ingannare qualche esperto; si tratterebbe appena di “ghirigori che solamente chi non ha mai fatto studi seri di epigrafia può definire ‘lettere di scrittura nuragica’.

martedì 26 marzo 2013

ISTANTANEA DELLO SGUARDO DI GRILLO

di Homo Neoliticus

Immagine da questo sito 
Si può negare il magnetismo degli occhi di Grillo quando si rivolge alla folla con una domanda retorica e implora un sì o un no, secondo il bisogno? Difficile farlo, anche perché il tono della sua voce, un misto fra l’adulto irriverente e il bambino lamentoso, disarma l’interlocutore e lo conduce a pensare come egli ha appena detto di pensarla. Ora che l’obbiettivo politico di Grillo gli si è fatto vicinissimo, lo fisserà intensamente sino a far convergere gli occhi in uno sguardo da strabico che poco ha di seducente? O riuscirà a vedere oltre, a sviluppare una visione laterale, come dicono i pallavolisti, per cui il suo sguardo assumerà il connotato di strabismo di Venere, che lo renderebbe ancora più affascinante?

lunedì 25 marzo 2013

I codici europei dell' età del Bronzo. 1: le Isole Lipari

[..]Nella ripercussione dell' influenza Old European ed egea sullo script delle isole Lipari, si rivela una dinamica che può essere paragonata a ciò che fu il contemporaneo sviluppo a Cipro. Sebbene i trend evolutivi siano molto più sparsi e frammentari nelle isole Lipari che nell' antica Cipro, si rivelano dei modelli simili di una fusione tra una fonte più antica (lo script Old European), un'influenza straniera contemporanea (scrittura lineare Egea), ed una innovazione locale.[..] (1)
       
Figura 1. Catalogo dei segni che ricorrono sulle ceramiche eoliane, ca. II metà del II millennio a.C. (2)
Figura 2. Gruppi di segni, associazioni e ricorrenze di segni in punti diversi di uno stesso vaso (2)

Istantanea di un marò divenuto manò

di Homo Neoliticus

Quando gli archivi saranno accessibili, si troverà il brogliaccio delle intercettazioni fra DIT e DIN.

DIN (diplomatico Indiano): C’è li date i nomi indiani sull’affaire Agusta?
DIT (diplomatico Italiano): Se ce date indietro i marò, se pò vedè.
DIN: E cercatevi una via di fuga. Cosa aspettate? Non abbiamo neppure un tribunale adatto… Metteteli sotto processo in Italia e non se ne parla più.
DIT: Ce li rimandate in licenza per Pasqua?
DIN: Anche prima, per votare ad esempio.
DIT: Ma possono votare in ambasciata…
DIN: Embè! Noi mica lo sappiamo. Fate la domanda senza fare chiasso. Intanto i nomi. Capito? I No-mi, non i documenti.
DIT: OK, affare fatto.
(I marò tornano in Italia giusto in tempo per seguire e la campagna elettorale e anche i risultati. Si suppone che i nomi indiani dell’affaire elicotteri siano passati di mano. In Italia il governo Monti ha la necessità di rivendicare qualche successo e dichiara che i Marò non torneranno in India. Apriti cielo!)

domenica 24 marzo 2013

Metti un blog di traverso al dogma

Un articolo scritto da Gianfranco Pintore  verso la fine del 2010 e pubblicato sul I numero di Monti Prama, rivista dei Quaderni Oristanesi (PTM), nel gennaio 2011

di Gianfranco Pintore


Chiesa di san Michele Arcangelo, Siddi, foto N. Manca
È nato, come forse gran parte dei blog, a mo' di diario personale a cui consegnare, di tanto in tanto, riflessioni, paturnie e irritazioni. Come quella che il 30 ottobre 2007, primo giorno e primo articolo, mi motivò contro l'invenzione della “Nouvelle vague letteraria sarda”, reperto archeologico dell'egemonismo, secondo il quale solo gli engagés politicamente fanno letteratura, buona e valida per definizione.

Il blog, proprio per il suo carattere di diario intimo, non aveva un contatore degli accessi. Ha cominciato ad averlo l'11 febbraio del 2009 e rimasi stupito dal fatto che 278 persone quel giorno lo lessero. Misteri della rete globale. In realtà, come scoprii nel frattempo, il blog era poco seguito dai lettori comuni, ma non da quelli specializzati. Quasi tre anni dopo, quando scrivo queste note, i contatti si avvicinano agli ottocento mila, gli articoli pubblicati sono quasi 1.100 e migliaia sono i commenti, la maggioranza dei quali riguardano l'archeologia.

venerdì 22 marzo 2013

Sito nuragico di Matzanni, un'altra Monti Prama?

di Mauro Atzei

Da qualche settimana l'appuntamento con la divulgazione archeologica a Cagliari, grazie anche alla perfetta organizzazione da parte degli amici di Italia Nostra, sta diventando un appuntamento imperdibile e ricco di novità. I lavori, esposti dagli specialisti, sono iniziati il 7 marzo con la relazione dell'archeologo Riccardo Cicilloni, del dipartimento di Storia e Archeologia dell'Università di Cagliari, sul Nuraghe Cuccurada di Mogoro.


Pozzo sacro nuragico presso Matzanni-Vallermosa

La bella esposizione, corredata da un alto numero di diapositive, ha dato, al folto pubblico presente in sala, motivo di stupore e di grande soddisfazione. In particolare è stato apprezzato il reperto rinvenuto e mostrato dal prof. Cicilloni: il bellissimo bronzetto nuragico del cacciatore armato di lancia.
Il giovedì successivo è stata la volta dell'Assegnista di Ricerca, sempre dell'Università di Cagliari, il dott. Fabio Nieddu. La conferenza, dal titolo interessantissimo “L'architettura templare di età nuragica in Sardegna”, ha avuto inizio con una bella sequela di diapositive di Templi in Antis e di Templi a Megaron, Santuari Nuragici e Pozzi Sacri. L'archeologo ha spiegato al pubblico, che assiepava l'aula in ogni ordine di posto, che gli studi recenti hanno portato a considerare che nell'epoca del bronzo finale, proprio alla fine del percorso che vide, dopo diversi secoli, il popolo nuragico smettere di costruire i nuraghe, si ebbe una diffusione più massiccia degli edifici di tipo cultuale tra cui la nascita dei pozzi sacri. Su questo punto, la mia attenzione si è fatta più accesa, in particolare quando il dott. Nieddu ha esposto le diapositive del santuario nuragico di Matzanni a Vallermosa, sito nel quale, egli stesso, ha comunicato di aver scavato e di aver rinvenuto un bronzetto raffigurante un ariete. 

mercoledì 20 marzo 2013

ISTANTANEA DA PIAZZA SAN PIETRO

di Homo Neoliticus

Quel che c’era da vedere ieri a piazza san Pietro lo si è visto e rivisto più volte. E non è finita qui, per parafrasare il pellegrino azzoppatosi a mezza strada.
Ho fatto alcune istantanee a caso, girando intorno a me due volte: nulla di speciale se non per una giovane donna nerovestita, viso pulito e unghie senza smalto, entrata nella scena a mani giunte e a braccia tese. Capite che se si fosse trattato di una partita di pallone, sempre che la giovane non fosse stata un arbitro, ci sarebbe stato un cartellino rosso, l’espulsione immediata. La partita però è di tipo esistenziale, non è in gioco la palla ma la pelle, lo si è letto nei visi di quanti, quasi tutti, quelli che sono convenuti nella grande piazza, io non li ho contati perché non m’interesso al numero bensì al pathos che ciascuno vive dentro.
E quando qualcuno ha evocato lo spirito, non riconosco ancora le voci ma poteva essere qualcuno che conta, e non credo che conti solamente i fedeli, e lo spirto evocato si è dissimulato in una colomba bianca, ecco la giovane dal viso pulito, a braccia tese e a mani giunte, ha agitato qualcosa di bianco per farsi notare, per chiedere aiuto, qualcosa di bianco fra il nero del suo vestito, del vestito delle sorelle vicine, uno straccio bianco che poteva essere biancheria intima, l’unica permessa addosso e che si è tolta per agevolare l’evento, e dunque davvero richiesta di aiuto, di un aiuto sovrumano, soprannaturale come un prodigio, il ripetersi di un segno perché pure lei è vergine certificata e non conosce uomo.

martedì 19 marzo 2013

Foto del giorno: scrittura e tessitura

di Monte Prama


Da: Giuseppina Imperatori, Teresa Piermarini, Lapis lapidis. Materiale e progetti per lo studio delle epigrafi romane di Ascoli Piceno. Lìbrati Editrice, anno 2008

domenica 17 marzo 2013

Sulla 'quaestio' scrittura nuragica. Lettera aperta al dott. Paolo Maninchedda

# Gigi Sanna e il codice nuragico

di Gigi Sanna


Fig1.                                                                   Fig. 2

Il palazzo scoperchiato ed il monopolio del Vero

"I cardinali non danno segno di mettere fine ai contrasti; allora i Viterbesi alla fine di maggio scoperchiano il tetto del palazzo. Come annota splendidamente Giancarlo Zizola, [..]è un colpo di genio, il simbolo definitivo delle rivolte popolari di ogni tempo, contro ogni palazzo che pretende il monopolio del Vero, la gestione della storia, la reclusione delle coscienze, il possesso di Dio. Il palazzo è scoperchiato. Ci piove dentro. Ci entra il sole a picco. Vi irrompono le urla del popolo. Quest' aria fresca, questo vento, scompigliano le trame cardinalizie, sovvertono la diplomazia. Non c'è più extraterritorialità, non c'è più "il vertice". Dall' esterno arriva solo pane e acqua [..]" da: Claudio Rendina, I Papi, storia e segreti, 2000, Newton & Compton. 

Gregorio X fu eletto nel 1271, da un collegio di 18 cardinali riunito a Viterbo per 33 mesi, dopo la morte di Clemente IV nel 1268.  Nel 1270 Bonaventura da Bagnoregio, ministro generale dell'Ordine francescano, rinchiuse i 18 cardinali e mise a guardia del palazzo i primi "marescialli del conclave". Il popolo fece il resto. MP
 

sabato 16 marzo 2013

Istantanea di papa Francesco

di Homo Neoliticus

Autoritratto di Michelangelo, un "guscio vuoto",
ne "Il Giudizio Universale" alla Cappella Sistina
C’è un conflitto in termini per un papa gesuita che prenda il nome di Franciscus, a meno che il Francisco di riferimento non sia il Caudillo. Cosa che io non credo assolutamente possibile.  È strano anche il riferimento al poverello di Assisi il quale, alla nascita, ebbe il nome di Giovanni l’apostolo, ancorché il padre glielo mutò in “lo Francès” (il Francese) perché era appassionato delle canzoni amorose provenzali.

Certamente è il papa che non ti aspettavi. Basta risentire le registrazioni della diretta da piazza San Pietro: fa un certo imbarazzo il silenzio seguito al nome “Georgius Marius Bergoglio”, quando al fatidico “Habemus papam” era scrosciato l’applauso, poi nuovamente incentivato dal finale dell’annuncio “qui se imposuit nomem Franciscum”.  E il papa fu.

Non starò a dire chi è stato il papa sino ad ieri, dov’è nato, studiato, lavorato: si sa tutto e anche di più, ma non dovrebbe interessare neanche l’uno per cento rispetto a cosa sarà il papa d’ora in avanti.

Pietre parlanti

di Giorgio Pala

Pinuccio Sciola fa suonare le pietre ..... e noi cercheremo di farle parlare .....
Un collage di immagini, quasi interamente dal sito di Santo Stefano a Oschiri.
Il nuraghe è il Burghidu di Ozieri, in una ipotesi di restauro dell' architetto Franco Laner. MP

mercoledì 13 marzo 2013

Istantanea della resa di un Grillo

di Homo Neoliticus

È più semplice, almeno per me, catturare un grillo saltellante che comprendere un comunicato stampa.

La situazione che si è venuta a creare in Italia mi ha riportato alla mente la mia infanzia nel villaggio vicino al fiume, dove erano coltivati vigneti e frutteti, malignamente sorvegliati dai proprietari.

Eravamo in quattro amici a preparare l’assalto a quanto rimaneva del raccolto di un susino dai frutti tondi, gialli e grossi, quali non trovavano paragone in zona. La strategia era quella di farci una lunga nuotata nel fiume sino a che il sole non avesse accorciato le nostre ombre al massimo, segno del suo passaggio allo zenit. A quell’ora, di luglio avanzato, la campagna diventava un deserto perché, chi stava ancora mietendo si rifugiava sotto un albero, gli altri rientravano a casa, anche i pastori, a sonnecchiare sui letti e sulle stuoie.

Sondaggio sulle statue di Monte Prama: i risultati

Un mese fa abbiamo lanciato da queste pagine un piccolo sondaggio, che ha raccolto 185 voti:


L' abbiamo pubblicizzato anche su facebook, sulla pagina del gruppo No alla divisione di statue e contesto archeologico di Monte Prama, nato allo scopo di raccogliere firme per una petizione lanciata a giugno 2012 e promossa da grossi nomi della cultura in Sardegna.  Il nostro obiettivo era raggiungere un campione di almeno 1000 persone, l' obiettivo della petizione erano 50000 firme. 

lunedì 11 marzo 2013

SEEE..SEEE...SExtus! Salute professore!

di Stella del Mattino e della Sera

Bollettino medico. Si ripresenta inaspettatamente  la SExtite di R.Z., stimato professore di epigrafia latina all'egregio Ateneo di Sassari. Già manifestatasi in duplice modalità e in tempi non sospetti a fronte di navicella nuragica scritta (fig.1), la sintomatologia appare oggi recidivante davanti a pietrone basaltico con iscrizione (fig.2). 


fig. 1: Prima subdola manifestazione di SExtite, nel 1996. Con lettura SExtus NIpius. All' epoca il disagio si manifestò con miraggi di E inesistente. Ne rimane preziosa testimonianza in: Zucca, Raimondo (1996) Inscriptiones latinae liberae rei publicae Africae, Sardiniae et Corsicae. In: L'Africa romana: atti dell'11. Convegno di studio, 15-18 dicembre 1994, Cartagine, Tunisia. Sassari, Editrice Il torchietto. V. 3, p. 1425-1489. 

ISTANTANEA DEL CITTADINO DEP/SEN

di Homo Neoliticus

Ieri si sono ritrovati in hotel a Roma, oggi si recano i cittadini-dep a Monte Citorio, i cittadini-sen a Palazzo Madama: come nuovi eletti, hanno da sbrigare alcune pratiche burocratiche. I media ce li hanno mostrati sorridenti, chiassosi come studenti al primo giorno di scuola, in pochi a disagio, tutti sicuramente decisi a percorrere sino in fondo il cammino istituzionale assegnato dai cittadini elettori.
Qualcuno, o forse non pochi fra quelli che hanno esperienza su come vanno le cose dentro i palazzi del potere, pensa che i cittadini dep/sen siano, o possano cadere, in angoscia e in contraddizione, allorché saranno chiamati a dire dei no pesanti e decisivi, mettiamo al tentativo di un governo Bersani, perché sarà gioco facile per i media farli apparire come dei gravissimi no all’Italia tout court.

sabato 9 marzo 2013

La cicatrice di Eleonora d'Arborea

di Gigi Sanna

La scoperta fatta nel 2002 e annunziata nel 2010 (1) del busto di Eleonora d'Arborea in una chiave di volta (v. fig.1)  di una grande arcata della casa del signor Mariano Atzori di Mogoro,  ha permesso non solo di identificare il viso  della grande 'Juighissa' (Giudicessa) reggente sarda del casato dei Bas -Serra, figlia di Mariano IV e sorella di Ugone III e di Beatrice, ma anche di ribadire un dato fisico riguardante la sua persona; quello già chiaramente denunciato da un busto precedente,  rinvenuto, come si sa, nella chiesa di San Gavino Monreale (v. fig. 2), luogo  considerato 'Pantheon del casato dei regnanti d'Arborea (2). Il dato cioè di una vasta 'cicatrice' (o di altro) che, partendo praticamente dal sopracciglio, interessava tutta la parte destra del viso della donna sino ad arrivare al naso e forse alle labbra (v. figg. 2-3).

Fig. 1. Il busto nella chiave di volta dell' arcata (Foto di Ivo Piras)

venerdì 8 marzo 2013

I 26 (+2) segni non figurativi del paleolitico francese

Dedicato a tutte le donne

“The non-figurative category of Ice-Age markings was neglected until relatively recently, for the simple reason that it seemed uninteresting, or impossible to explain and define” (Bahn & Vertut 1997: 166)

E' una delle tre frasi che Genevieve von Petzinger mette come incipit alla sua tesi di laurea all' università di Victoria (British Columbia, Canada) (1), apparsa nel 2009 e che subito fece sensazione. Un survey di 146 siti del paleolitico superiore in Francia: oltre  20000 anni di incisioni e  pitture, che definiscono un gruppo minimo di 26 segni ricorrenti (figura 1), non ascrivibili a semplici decorazioni, o figurazioni umane o animali. La studiosa li illustra, molto democraticamente, in ordine alfabetico (inglese); io li mostro in ordine decrescente di frequenza nei siti francesi investigati (Figura 1 e figura 2).

                            
Figura 1: i 26 segni ricorrenti identificati da G. von Petzinger nelle caverne francesi del paleolitico superiore (vd. figura 3 per i dettagli del periodo). I siti analizzati sono 146. Codice colore: rosso scuro, segni in più del 40% dei siti; verde, segni con frequenza tra il 20 ed il 40 % dei siti; azzurro, tra il 10 ed il 20%; nero, tra il 5 ed il 10%; arancio, in meno del 5% dei siti (vd. figura 2 per i dettagli). In grigio i due nuovi segni, identificati nel 2010 (1,2).


mercoledì 6 marzo 2013

ISTANTANEA DELL’ITALIA IN LUTTO

di Homo Neoliticus

Immagine da impresentabili.it
L’Italia è in lutto, e non per Chavez: Bersani si gratta la pelata e si cala l’elmetto; Berlusconi si gratta i polsi e si sgancia i gemelli della camicia; Monti gratta il dorso del telefonino e tace; Grillo è di spalle e si gratta la nuca a due mani; Ingroia si gratta la guancia sinistra per punture guatemalteche e schiaffi siciliani; Fini sta calmo, ché di tempo per grattarsi ne ha. Intanto l’ex papa, autosepoltosi, passeggia a testa bassa.

Si direbbe di essere di fronte a un Italia col prurito, invece sta cercando di farsi una ragione di un lutto nazionale da nessuno proclamato, ma indubitabilmente molto presente alle coscienze. Ecco alcuni indizi: 
-          Si hanno in mente gli ultimi fasti berlusconiani? Come Jesus,  è entrato trionfante in città con ali di folla urlanti che l’hanno acclamato Re per un giorno. Ora sta servendo avanzi di pane intinti nel vino: è la sua ultima cena, presto arriveranno gli sgherri della Sinagoga e ci saranno più giuda che pietro. Il suo cammino è tracciato, manca solamente il banchetto funebre corpore praesenti in cui s’intesseranno le lodi del defunto, i prodigi in monta e l’ultimo miracolo in rimonta, mentre si prepareranno a spartirsi le spoglie. Nessun rammarico.
          

lunedì 4 marzo 2013

Fenici e Cartaginesi in Sardegna: colonizzazione e precolonizzazione secondo Pittau

di Francu Pilloni

Nel sito Rosebud, Massimo Pittau espone il suo ultimo pensiero in proposito (http://rinabrundu.com/2013/03/03/fenici-e-cartaginesi-in-sardegna/), mi è consentito fare alcune osservazioni in merito, affinché si decida ad uscire, anche lui, dal mezzo del guado.

Caro prof. Pittau, 
capisco che, dove non arriva la documentazione scritta e quella archeologica, bisogna rifarsi alla logica e al senso comune delle cose.
Dunque, se le è così invisa la “feniciomania” che va per la maggiore fra gli intellettuali di palazzo in Sardegna, perché non porta alle logiche conseguenze il suo discorso?
Temple of Medinet Habu – Prisoners from Amurru
(da: N.R. Ganor, Who were the Phoenicians? 2009
Lei dà per scontato che tra i Popoli del mare che infierirono tra il XIII e il XII secolo a.C. nelle terre del vicino oriente e in Egitto medesimo, ci fossero i Sardiani, identificabili come i SHRD (Shardana o Sherden). Lei dice anche “È molto più ovvio e logico ritenere che i più antichi reperti fenici che sono stati trovati in Sardegna, vi siano stati portati non dai Fenici stessi, bensì dai Sardi al ritorno dai loro viaggi effettuati in Egitto, a Cipro e nella stessa Fenicia”; e inoltre aggiunge “La prima spinta all’arrivo dei Fenici in Sardegna sarà venuta dagli approcci che essi avranno avuto coi Sardi nelle citate zone del vicino Oriente. Si può addirittura ipotizzare con verosimiglianza che siano stati gli stessi Sardi a sollecitare la venuta in Sardegna degli abili e intraprendenti mercanti della Fenicia”,

Lettura istantanea dell’Italia alle 8 del Lunedì

di Homo Neoliticus


da sinistra, in primo piano: Bersani incazzato con se stesso, Grillo rosicchia le unghie, Monti si lega una scarpa, Berlusconi guarda con sospetto gli uomini di scorta: teme che tirino fuori le manette.
Sullo sfondo: io, tu, lui, lei e altri a cui … non riesce dire “noi”.

domenica 3 marzo 2013

Su Nenniri e la fotobiologia

Riprendo dal blog di Graziella  un post che mi ha colpito, perchè è un esempio di fotobiologia applicata, esemplificato nella frase "i germogli in assenza di luce cresceranno di una colorazione verde-giallo". Le piante, per ottimizzare la fotosintesi e la fotomorfogenesi, possiedono sistemi pseudo-visivi (fotosensori): se si fanno crescere i semi al buio, i costosi - in termini energetici-apparati fotosintetici, non vengono prodotti e le piantine divengono giallastre, con le foglie strette ed allungate. Le piantine producono però fotosensori in abbondanza. Una volta poste le piantine alla luce, i fotosensori percepiscono il nuovo ambiente e "danno ordine" alle piantine di cambiare forma e metabolismo: le foglie si espandono, tipo pannello solare, e divengono verdi perchè gli apparati fotosintetici vengono prodotti ed utilizzati; le piantine si accorciano ed il metabolismo da eterotrofo diviene fototrofo. Un vero e proprio passaggio dal buio alla luce. 


FORMAZIONE OLISTICA: LA STORIA SOTTO IL NOSTRO NASO. DAL PAGANESIMO (!!!) AL CRISTIANESIMO IN SARDEGNA. 

di Graziella Pinna Arconte

Una delle tradizioni che in questo periodo ci parla della grande ritualità della cultura ancestrale della nostra terra di Sardegna è quella di SU NENNIRI.

Su Nenniri