lunedì 31 dicembre 2012

2012: un anno di scoperte....

Gennaio: un torchio o un altare nuragico, scoperto nel 1992-1993 al monte Zara, riemerge dal sottoscala del museo di Sardara. 

L' ancora ritrovata a Bosa
(Videolina)
Gennaio: Ötzi, la mummia del ghiacciaio del Similaun di 3300 a.C, rivela i segreti del suo DNA. La sorpresa è che la somiglianza maggiore è coi Sardi attuali. La composizione isotopica del suo corpo indica però che Ötzi, era un indigeno della regione di ritrovamento. Razib Khan conia il termine Sardiniaology per indicare la crescente importanza della Sardegna negli studi genetici

Maggio: viene ritrovata a Bosa un' ancora  preistorica. Perplessità

domenica 30 dicembre 2012

Arega pon-pon (12 di 16)

Cronache dalla fine del mondo 12: December, 3, 2012 – H 16:23 UTC
Hawaii (USA) – H 06:23

Sulla spiaggia, si è detto, tutto era pronto e in ordine.
Sei telecamere disposte ai tre lati, tre ad altezza d’uomo, altrettante a quindici metri d’altezza, fermate ai pennoni telescopici e manovrate con telecomandi da altrettanti operatori posti sul caravan della regia, al secondo lato della scena, quello opposto al lato lasciato libero per non inquinare le riprese.
Un’ulteriore telecamera, la settima, da un pennone altissimo e ricurvo doveva provvedere alle riprese dall’alto.
L’aria era immobile. Pareva che tutta l’isola avesse trattenuto il respiro.
Era il momento esatto per iniziare le riprese per la pubblicità di un accessorio color rosso rubino, realizzato in una lega al tungsteno, da una ditta che sino ad allora li aveva realizzati quasi esclusivamente in pvc.
Dalla plastica al metallo più resistente al calore: il passo non era breve, né logico.
Forse che la parte del cervello che spinge la gente a spendere è quella più razionale?
O non è proprio alla parte emozionale dell’io che non si è abituati a dire di no?
Non si saprebbe neanche come fare…

sabato 29 dicembre 2012

Foto del giorno: Sardegna zona franca

di Gigi Sanna
Si inizia a leggere in alto, con la S a sinistra della A (testa di toro) e poi
si procede in senso orario...ma ci sono anche dei piccoli enigmi


venerdì 28 dicembre 2012

Ite est chi est de prus importu

de Nanni Falconi

Ite est chi est de prus importu? Su iscrìere o su lèghere?
S’ou o sa pudda?
Ambas sas cosas creo, ca s’una non bi podet èssere si non b’est s’àtera. 
A su scritore praghet a scrìere. Pro isse, su romanzu suo chene lèghidu, est comente chi si pòngiat a contare unu contu a una frota manna de nemos sètzidos in unu aposentu mannu de cunferèntzias prenu de cadreas bòidas.

giovedì 27 dicembre 2012

La scrittura "non" e il dentista del pescecane

di Stella del Mattino e della Sera

Nell’oliato ingranaggio della scrittura “non” si è incastrata una rotella
Fastidiosa come una costola di foca tra i canini del pescecane bianco.
Perchè: trovatelo voi un dentista che abbia voglia di togliergli la costola d'in mezzo ai dentoni. 
La fastidiosa costola con inventario  Nr. 618, 2471 Alghero-Sassari, vetrina 26.

mercoledì 26 dicembre 2012

Arega pon-pon (11 di 16)

Cronache dalla fine del mondo 11: December, 3, 2012 – H 06:13 UTC
Brisbane, Australia – H 16:13

“A Brisbane”  continuava, anzi continuò il diario dell’automobilista a piedi nudi, “il traffico s’ingorgò e si disingorgò a ritroso, senza lasciare che nessuno superasse il fatidico semaforo di Barbusa Street” contro cui lanciò l’agenda l’automobilista cronista, nell’ultima performance che le fu consentita.
Fu a metà pomeriggio (ma chi poteva dirlo?) che il cielo si fece scuro per un’ombra compatta, grigia come l’ovatta delle imbottiture delle spalline delle giacche maschili degli anni Sessanta del vecchio secolo.
Istintivamente ciascuno degli uomini e delle donne imbottigliati nell’ingorgo a ritroso, sollevò lo sguardo per osservare il cielo fattosi nuvoloso all’improvviso, ma tutti riconobbero ciò che il loro subconscio aveva tentato di far emergere solamente negli incubi.
Tutto quel grigio era pelo di canguro.

martedì 25 dicembre 2012

Arega pon-pon (10 di 16)

Cronache dalla fine del mondo 10: December, 3, 2012 – H 09:33 UTC
Cagliari, rione Marina - Sardinia, Italy – H 10:33

Placido assorbì con tutto l’essere le vibrazioni sottili che parevano emesse da una sola corda d’un violino tzigano. La nota sembrava che ballasse nell’aria immobile, confondendo i poeti.
Alcuni di essi si fermarono interdetti: provarono a infilare i bigliettini rimasti nelle tasche rovesciate, vuote come le loro menti.
La fine del mondo non fu qualcosa per cui fare le rime.
Gli uomini in giacca e cravatta che procedevano chinati per la via Roma batterono il pugno destro contro il petto, provocando un rumore sordo, percepito solamente dai medesimi, che invase loro la mente come un incubo in cui non si riesce a gridare, come succede ai pastori quando scorgono la volpe.
Garzoni e carrettieri, indistinti sotto le palme, andavano venivano sostavano, sempre a bocca aperta, cercando con gli occhi la fonte di quella nota vibrante.
A ziu Nanneddu parve  il canto di una cicala d’agosto, quand’essa s’aggrappa al tronco del cisto e sogna di un amore lontano. Inutile pensare di trovarla, perché il canto balla da un orecchio all’altro, confondendoti.

lunedì 24 dicembre 2012

Bonas Pascas de Nadale a Totus. Buon Natale a tutti. Frohe Weihnachten für Euch Alle!

In questa giornata, che ci auguriamo sia di pace per  tutti, vogliamo  tirare le somme di due mesi di attività del blog. Sono anche trascorsi tre mesi dalla morte del nostro papà spirituale, Gianfranco cui va ancora il nostro ricordo più affettuoso, a lui ed ai suoi famigliari. Piccolo, grande o comunque per quello che è, questo spazio esiste grazie ai semi che ha piantato lui.   E grazie al fatto che alcune persone, che ai lettori possono apparire poco visibili, hanno saputo tenere duro e far tenere duro nei momenti di scoraggiamento. I dati qui sotto sono aggiornati alle 12 del 23 Dicembre 2012.
top 10
         Titolo                                                                      Commenti         Visualizzazioni
L'incredibile storia dei cocci di Orani e le antic...                      49                 1332
La coppia divina                                                                       111                 1068
Cartagine a ridosso del supposto trattato del 509 ...                 91                1021
I più antichi scarabei sardi: XVII-XI sec.a.C.                              84                  961
Lettera ad un amico                                                                   40                  857
Monte Prama, occultamento? non occorre: basta guar...         36                  692
Un coccio (mai) lanciato nello stagno di Prama                        36                  668
Lo scarabeo di S’ Arcu e is Forros                                            34                  582
Scritta di Tharros. Garbini: la buia 'dimora' fil...                         21                  564
Ma, i Sogni, diventano Pietre?                                                    39                  538


In vetta c'è un post di denuncia ma anche di interesse archeologico intrinseco: assieme alla sua traduzione in inglese (che ha avuto  215 accessi) ha totalizzato oltre 1500 visite. La sua popolarità è, crediamo,  un messaggio ben preciso a chi di dovere. 
Con nostro immenso piacere, la "Lettera ad un amico", indirizzata a Gianfranco Pintore, rimane ben piazzata tra i top 10. Questi valori totali andrebbero normalizzati per il tempo di pubblicazione, per fornire un dato più indicativo della popolarità di un post- ma è Natale e siamo pigri.

                                                  Gli autori e i collaboratori
Un grazie anticipato agli autori e collaboratori  futuri. 
Un grazie sentito a chi fa un lavoro silente ma prezioso e ci fornisce materiale.

Il pubblico
Abbiamo avuto oltre 35000 accessi, di cui il 12% dall' estero, per lo più Francia e Germania.

I commentatori
Il rapporto commenti/visite è attorno al 3.5%. Questo numero è migliorabile? ce lo auguriamo.

Auguri! Auguri! Auguri!

sabato 22 dicembre 2012

I pittogrammi ciclici del toro della luce. 'Buon Babbo Natale' dal Nuraghe Zuras di Abbasanta

di Gigi Sanna

Dedicato ai miei concittadini abbasantesi
Figura 1: nuraghe Zuras (foto GRS)
1. Premessa
  Il GRS (Gruppo Ricerche Sardegna) nel libro dal Titolo 'La luce del Toro' ha fatto capire, a chi  vuol capire, che gli sforzi dell'archeologia disgiunti da quelli dell'astronomia - astrologia  e dell'epigrafia nuragica non portano da nessuna parte. E' il solido concorrere di diverse discipline e non di una sola, presuntuosamente arroccata in una scienza che non dà e mai può dare 'certezze', che permette oggi di delineare un quadro storico, sociale, economico, religioso e culturale del tutto  impensabile qualche decennio fa.

venerdì 21 dicembre 2012

GNOCCHI DI PATATE OGLIASTRINI

a cura di Piero Zenoni

Una proposta Natalizia da abbinare ai secondi piatti tradizionali sardi, (agnello, maialetto)
ricetta di Giulia Demontis, da Escalaplano

Ricetta per 6 persone

800 gr. di patate (preferibilmente rosse)
100 gr. di farina
50 gr. di parmigiano grattugiato
2 pizzichi di sale
1 uovo
2 cucchiaini colmi di menta fresca sminuzzata.

Adagiate nella spianatoia le patate preventivamente bollite e spremute nello schiacciapatate; aggiungete la farina, il parmigiano, i 2 pizzichi di sale, l'uovo e i 2 cucchiaini ricolmi di menta sminuzzata.
Manualmente lavorate e amalgamate bene tutti gli ingredienti con una certa velocità, così da ottenere un impasto omogeneo; se le patate fossero più o meno asciutte si può aggiungere a piacere un pò di farina.
Ricoprite l'impasto di farina senza che si appiccichi alle mani; formate dei rotoli di spessore a voi gradito, tagliateli a tocchetti così da formare gli gnocchi.
Mettete una pentola d'acqua salata a bollire, quindi versate gli gnocchi e fateli cuocere per 2 minuti, scolateli e conditeli con ragù, magari con sopra una spruzzata di parmigiano.

BUON APPETITO

Giulia Demontis

giovedì 20 dicembre 2012

Petizione sulla statuaria di Monte Prama

Giá da qualche mese circola in rete una petizione dal titolo "No alla divisione di statue e contesto archeologico di Monte Prama". Gianfranco Pintore ne aveva diffuso la notizia a giugno 2012. Alcuni amici la stanno riproponendo in questi giorni. La riproponiamo anche noi, credo ne valga la pena.

mercoledì 19 dicembre 2012

Relazioni di somiglianze fra Sardinna ed Egitto: 5000 anni fa

di Mikkelj Tzoroddu

                                                           Bronzetti e scrittura 
è possibile vedere le riproduzioni fotografiche di graffiti rupestri, effettuate su un sito posto a nord di Assuan, chiamato Nag el-Hamdulab.
Una volta andati e viste che abbiate le riproduzioni fotografiche, anche in negativo, vi farete un’idea che sarà vostra ed unica, in quanto derivante da tutto ciò che voi siete, umanamente, spiritualmente e culturalmente. Non possono esservi pertanto due visioni identiche, su cento che guardano, vedono, considerano, si avranno cento letture diverse. Ma, soltanto se i cento soggetti sono tutti vergini, non irreggimentati, altrimenti si avranno molti pareri copia. Ho individuato le seguenti analogie.

Dalla figura 4
In alto a sinistra, ho individuato il particolare che è qui riprodotto (in negativo), perché mi ricorda, un poco, il bronzetto da Nule che gli è affiancato:


martedì 18 dicembre 2012

Arega pon-pon (9 di 16)

Cronache dalla fine del mondo 09: December, 3, 2012 – H 07:21 UTC
Cagliari, via Roma, Sardinia, Italy – H 08:21

– Ciascuno sta solo sul cuor della terra! – gridò allora l’uomo del monocolo, che si era issato sul piedistallo della scultura di Nivola, nel portico del palazzo del potere. Era diventato rosso in faccia, a parte lo zigomo destro che divenne più blu – Trafitto da un raggio di sole…
Non c’era poesia nella sua voce. Imperio sì, esaltazione anche.
Lo stuolo dei poeti tenne lo sguardo per terra e si dissolse, lanciando biglietti con rime baciate per tutta via Roma. Si confuse con i pescatori che tornavano giù per via Napoli, con i panettieri in grembiule bianco che sostavano sotto le palme, con i carrettieri che avevano dimenticato il carretto a casa e il cavallo in stalla, coi tassisti e gli extracomunitari in sciarpa e berretto sgargiante.
L’uomo piccolo e grasso rimase immobile sul piedistallo, col vuoto intorno.

lunedì 17 dicembre 2012

Arega pon-pon (7 e 8 di 16)

Cronache dalla fine del mondo 07: December, 3, 2012 – H 16:03 UTC
Caribbe – H 12:03

Nel Caribbe la luce venne dal mare.
La gente dei villaggi s’avviò sulla spiaggia.
I pescatori, tornati a riva a braccia dimentichi di barche e di reti, si misero in processione mischiandosi ai vecchi e alle bambine.
Camminarono in silenzio sulla rena, calpestando miliardi di granchi rossi mollicci che non si scansarono per difendersi, ma incrociarono le chele rassegnati.
La gente non si accorse di nulla, perché si trovò a guardare verso l’alto per capire da dove provenisse quel fruscio, che parve ai più il sibilo delle ali piegate di un angelo del Signore che si scaldava in picchiata, messaggero di buone nuove verso la gente del mare. Ai meno invece, specialmente ai vecchi sdentati che continuavano a masticare foglie, parve sì l’annuncio di eventi fatali, non importa se buoni o cattivi, perché lasciano tutti la loro cicatrice sulla pelle esposta degli uomini del mare.
E poteva essere l’avviso temuto e sperato con cui veniva notificata l’imminente fine del mondo.
L’interpretazione dei segni celesti, da sempre a quelle latitudini, ha prodotto roventi contrasti.
Ma non questa volta, perché il mondo, anzi, purché il mondo finisse uguale per tutti.

Cronache dalla fine del mondo 08: December, 3, 2012 – H 06:03 UTC
Kirstch-bakkrina (Siberia) – H 00:03

(In effetti sarebbe dovuto essere il n. 01, ma per ovvie difficoltà di comunicazione è pervenuto con notevole ritardo. NdR)
Sperduto in Siberia, in un punto mai segnato sulle carte, nel raggio di cento chilometri dal luogo geografico identificabile con 82 gradi di longitudine est e 70 di latitudine nord, esiste un villaggio che vero villaggio non è, trattandosi di un semicerchio di capanne di pelli con lato aperto verso la foresta a sudest, il lato opposto verso la foresta a nordovest, e quelli intermedi in conseguenza, sempre verso la foresta.
Il villaggio si chiama Kirstch-bakkrina. Si chiama nell’accezione più propria del termine, in quanto i Kirstch-bakkrinesi si chiamano così fra di essi, ma nessun altro al mondo li chiama così o in qualsiasi altro modo e per una qualunque ragione.
I Kirstch-bakkrinesi questo lo sanno e lo ignorano nello stesso tempo: ciò permette che neanche la parvenza dell’ansia di essere o di apparire si affacci al loro orizzonte spirituale.
In quel periodo dell’anno, con la temperatura che raggela il fiato non ancora emesso, l’unico rumore percepibile era lo stridere dei passi sulla neve, diventata una lastra di ghiaccio, e il gemito degli alberi raggrinziti sotto la sferza del vento di borea.

Làstima, a no intrare su sardu a s’iscola!

de  Michele Podda

Si non dao istrobbu, imbuco pur’ego in sa chistione, mencari chi ch’apo dau a tardinu.
Atropa dèchida l’at dimandau a Francu cale diat poder esser unu “Piano fattibile per introdurre la lingua sarda…” in s’iscola. Ma innantis cherjo narrer custu: finas chi sa limba sarda no intrat de òbbrigu a iscola, NO AT A TENNER MAI SU CUSSIDERU (PRESTIGIO) chi li tocat, e mai sos pitzinnos (e sos mannos puru) la  torran a chistionare che limba issoro.
A parre(r) meu, si esseret a imparare su sardu a sos pilocos (pitzinnos) de iscola, mannos o minores chi sian, eo dio facher goi:
Primu primu dio isterrer  sa chistione de s’allegathu (su limbazu)de sa bidda ponèndelu a pare cun su chi connoschen in cussa parte de Sardinna, e diat esser sa “b(v)ariante”. In su mentres dio comitzare a atzintziare puru a sas àteras bariantes mannas, ponende in contu chi sian tres, Logudoresu Campidanesu e Gadduresu (chi siat alloglotta o no), e avertende in su frastempus chi in totu sa Sardinna donnia bidda tenet unu limbazu càmbiu, puru chi siat pacu. Ma totu sos pitzinnos custu l’ischin jai, ca lu bien cada die in totu sas biddas de afùrriu.

domenica 16 dicembre 2012

Monte Prama, occultamento? non occorre: basta guardare da un'altra parte

di Atropa Belladonna 
dedicato a Graziella Pinna Arconte 

Da Lilliu, 1975
[..] In the above narrative, I have concentrated on recent discoveries and publications that have advanced current thinking on Sardinia's position in the Mediterranean world as a whole. I hope that this policy has not given the impression that purely Nuragic affairs are either static or parochial. They are not: and indeed, during the period under review, the Nuragic scene has been enlivened by one of the most remarkable discoveries made anywhere on Italian soil in the present century [..]. D. Ridgway, Archaeology in Sardinia and Etruria, 1974-1979, Archaeological Reports, 26 (1979 - 1980), pp. 54-70 *

Così scriveva David Ridgway alla fine degli anni '70, cinque anni dopo il casuale ritrovamento dei primi frammenti di statue durante alcuni lavori agricoli (spero vivamente che qualcuno ci racconti i dettagli, su queste pagine).
Queste entusiastiche parole assieme a quelle di Lilliu del 1975, facevano presagire un futuro roseo per l'eccezionale ritrovamento del Sinis: "[..] L'importanza straordinaria dei reperti statuari, stimola a superare l' imbarazzo di presentarli agli studiosi, prima di possederli nel totale del loro numero all' origine e di averli ricomposti integralmente dai frammenti conosciuti e da quelli ancora da recuperare [..] G. Lilliu, Dal “betilo” aniconico alla statuaria nuragica, StSard 1975-77, pp. 73-44 (leggibile qui, è l'ultimo capitolo).

sabato 15 dicembre 2012

Lingua protosarda e Wikipedia: qualche breve considerazione.

# Gigi Sanna e il codice nuragico

di Gigi Sanna

Che la voce 'lingua protosarda' dovesse far parte dell'enorme serbatoio dell'enciclopedia mediatica mondiale e dovesse avere un spazio specifico tutto suo mi sembra non solo giusto ma assai utile per tutti coloro che, addetti ai lavori o non, vogliono farsi una qualche idea di 'cosa' si sa oggi del 'come' si parlava e di 'chi' parlava nell'Isola nel periodo dell'età del bronzo e del Ferro. 
  Chi si è sobbarcato il difficile compito di fare una sintesi iniziale, per un lavoro in progress (come sono d'obbligo in progress tutti quelli che formano il lessico 'esplicativo' del più grande vocabolario enciclopedico universale), vedo che suda le classiche quattro camicie dal momento che, inevitabilmente, si trova a 'fare i conti' con non pochi studiosi  'viventi ', i diretti interessati,  i quali, rispetto a quelli che ormai non ci sono più (storici, linguisti e archeologi che siano), godono di un certo vantaggio e fanno quello che proprio non dovrebbero: trinciano giudizi su questo o su quello, mostrano (anzi ostentano) la loro dottrina, disquisiscono, fanno elenchi mostruosamente indiscreti  di lessico e di radici 'probanti', parlano dei loro studi minimi e massimi (mentre ne annunciano degli altri), citano coloro che con medaglie più o meno lucenti approvano e fanno applausi, vogliono con forza un posto in prima fila (mentre vorrebbero gli altri nel 'volgo' della seconda o della terza), danno subito addosso a chi interviene nella cosiddetta 'discussione', polemizzando continuamente e asfissiando  il ' creatore' della voce. 

venerdì 14 dicembre 2012

Sa tratalia

di Efisio Loi

Questa è una ricetta barbara. Mi sono detto: se qualcuno ha scritto “ Odi Barbare”, potrò scrivere, io, una ricetta barbara? Ed eccola qui: “sa tratalia”. Va bene come antipasto, però è meglio essere in tanti, diventa più gustosa.
Premessa: si può fare solo in Sardegna e solo un Sardo può portarla a compimento. Io ve l’ho detto, poi, fatte voi. Chiaro che mi rivolgo a “is Terramannesus”, in specie, a una di loro, benché infiltrata.

Arega pon-pon (6 di 16)

Cronache dalla fine del mondo 06: December, 3, 2012 – H 16:03 UTC
Perù – H 11:03

Machu Picchu si sentì ancora più protesa verso le stelle, come fu nell’intenzione di chi la volle lassù.
L’ultimo dei turisti giunse al bivacco a quota duemila.
Sulle antiche pietre era rientrato il silenzio abituale.
Una nube color ocra montò sul pendio da nord-ovest e stagnò sopra la città diroccata.
Il sibilo del vento tacque e al gemito dei tronchi, agli scricchiolii dei rami, subentrò una nota bassa continua che pareva un pianto di donna, un attitidu* esausto, spezzato solamente dal brontolio di massi che rotolavano risalendo il pendio.
Le pietre squadrate, colorate di licheni e morbide di muschi, si mossero discrete verso il monte e si posero sulla cima, là dove le vollero i costruttori delle città divine.
Machu Picchu, la Città Vecchia, tornò perfetta dentro la nube giallastra.
Con la nenia, col pianto, sarebbe tornato anche l’Inca?

*Attitidu è un canto sardo di dolore, un pianto espresso in versi, una nenia triste e antica.

 Francu Pilloni (continua)

Ripasso: parte 1, 2, 3, 4, 5

giovedì 13 dicembre 2012

Foto del giorno: Pedras Doladas

Tre statue menhirs eccezionalmente associate (non inglobate) ad una tomba di giganti (appartenente ad una fase molto arcaica della civiltà nuragica), in località Pedras Doladas (Silanus, Nuoro), rinvenute davanti all' ingresso nello spazio dell' esedra (1). Della stele 3 rimane solo un frammento. Moravetti interpreta le due linee parallele della stele 1 e il segno a V della stele 2 come volti stilizzati. Il segno a paletta, presente in tutte e tre le stele, viene interpretato come mazza o scettro quale insegna di dignità civile o religiosa. In basso a destra un'ipotetica ricostruzione della facciata con due delle tre stele (1). 

(1) A. Moravetti, Statue-menhir in una tomba di giganti del Marghine, in NUOVO BULLETTINO ARCHEOLOGICO SARDO, I, 1984, pp. 41-67, Sassari 1986. Disegni di F. Carta e A. Farina

mercoledì 12 dicembre 2012

Pepi Scintu e Angelino Pinna

de Giorgio Cannas

Candu traballà in agricoltura meda annus faidi , in sa fui ancora piciocheddu, is anzianus contanta is contus de un tempus. Tempus chi a die de non s’agattada prusu. Custu contu, de ziu  Pepi Scintu e ziu Angellinu Pinna (nomini frassus) fiada unu pagu brullanu. Ziu Pepi traballada cumenti pastotri cun su srogu ziu Angelinu ca fiada connottu po pagai pagu, candu dd’iada pagau po un mesi de traballu, ddiada giau 8 francus, chi fiada sa paga de una giornada.
Candu is amigus, ca connoscianda is trassas de ziu Angelinu ddi naranta a ziu Pepi,"e cantu t’adi pagau ziu Angelinu?" Issu, arranagau meda, arrispondiada "m’adi donau scetti 8 francus, arroris  e lampus, lampus e arroris, mabis e puntoris e cundannas mannas de codice nuovo". Insandus tottus arrianta a imbussiu.

martedì 11 dicembre 2012

Arega pon-pon (5 di 16)

Cronache dalla fine del mondo 05: December, 3, 2012 – H 16:03 UTC
Alaska (USA) – H 07:03

Trip Gundurda si svegliò che sudava.
Anche stavolta aveva sognato il tricheco.
È sbagliato dire che lo sognava ogni notte perché, a quelle latitudini, le notti non sono trecentosessantacinque in un anno, ma molte, molte di meno e molto più lunghe.
Quando sognava il tricheco, immancabilmente gli veniva la voglia di pisciare. Anzi, a ben vedere, la voglia era doppia. Allora ripassò nella mente le azioni essenziali che serviva porre in essere, dato che voleva uscire dall’igloo per depositare i propri bisogni. Non che la cacca surgelata puzzi o sporchi più di una qualsiasi altra sostanza, ed è per questo motivo che i suoi avi defecavano tranquillamente al caldo, ma Trip era stato educato in un collegio di Ancorage, sino all’età di 15 anni. Posto a scegliere fra il lavoro in una segheria e la vita nomade della tundra, scelse l’avventura. A ventotto anni ne aveva più di quanto avesse creduto possibile sopportare.
Sbloccò l’uscita dalla neve morbida e uscì all’aperto.

lunedì 10 dicembre 2012

Sa limba de su futuru

de Nanni Falconi

S’atibidura chi nd’at una pessone chi no est interessada a sa chistione limba sarda, est cussa de una contierra chene agabbu tra sardos.
Una cuntierra chi comintzat giai dae comente la devimus mutire.
B’at chi la cheret mutire limba, e chie lingua.
Penso chi custa contierra siat nàschida in su matessi momentu chi paritzos amantiosos, in sos annos setanta\otanta de su sèculu passadu, ant comintzadu a buscare frimmas pro presentare unu disegnu de lege chi aeret riconnotu sa limba sarda comente una limba diversa intro s’istadu italianu. Una limba chi deviat àere sos matessis deretos chi aiat sa limba statale.
Devo atrogare chi deo puru, chi a su tempus fia tra sos binti e sos trint’annos, apo pensadu chi custu interessu pro sa limba fiat antistòricu; pròpiu comente meda sardos de como chi essint friscos∙friscos dae s’iscola italiana.

Il querceto dello Sherdanu a Ugarit ed il dio Il/El

di Atropa Belladonna

Figura 1: la quercia o il terebinto di Moreh, nei pressi di 
Shechem e quella di Mamre nei pressi di Hebron; secondo
la Bibbia, Abram vi costruì due altari al Signore, nel corso
del suo viaggio da Harran
Gn 12: 5-7 Abram dunque prese la moglie Sarai, e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono verso il paese di Canaan. Arrivarono al paese di Canaan e Abram attraversò il paese fino alla località di Sichem, presso la Quercia di More. Nel paese si trovavano allora i Cananei. Il Signore apparve ad Abram e gli disse: «Alla tua discendenza io darò questo paese». Allora Abram costruì in quel posto un altare al Signore che gli era apparso.
E' il primo atto di Abram, quando entra nella terra di Canaan (Figura 1): si ferma presso l' elon Moreh  (’alwn  Mwrh, la stessa radice del nome divino El), in genere tradotto come la quercia (o il terebinto) di Moreh, e per lui è un atto del tutto naturale costruire ivi un altare. 
Oltre 1000 anni dopo, nella prima metà dell'VIII sec. a.C., Osea aborrisce invece i sacrifici che i figli d'Israele compiono sotto le querce, i pioppi e i terebinti (Osea 4: 13); forse per rigetto verso l'espansione degli Assiri col loro albero della vita. 

domenica 9 dicembre 2012

Arega pon-pon (4 di 16)

Cronache dalla fine del mondo 04: December, 3, 2012 – H 16:03 UTC
Hawaii (USA) – H 06:03

Sulla spiaggia ogni cosa era al suo posto, in ordine.
L’enorme recipiente, alto come un palazzo di sette piani, largo in cima come una camera da letto matrimoniale, era stato liberato degli ancoraggi e dell’involucro protettivo notturno e Kalaiana Roa, pronipote dell’ultima regina, sedeva nuda sull’orlo del bicchiere, riempito con acqua leggermente colorata, come una leggera terra di Siena.
Anzi, come un ottimo champagne d’annata.
Cavua Adda’ri, il fotografo più pagato al mondo, chiamato anche Ca-wurru, “Maestro di luce”, scrutava il cielo verso est, perché le riprese dovevano terminare prima che il sole, da dietro la criniera scura del Kawaikini, sollevasse il suo sguardo truce a riempire di ombre quella porzione di mondo.
Il Kawaikini, con la sua punta più elevata Waialeale, è quanto resta di più alto dell’antico enorme vulcano sottomarino trasformato in isola qualche milione di anni or sono. L’isola è quella di Kauai, l’ultima della fila verso est delle cinque più grandi in quel cantone di paradiso del tropico del Capricorno che risponde al nome di Hawaii, che spesso nell’immaginario è ritenuta una unica isola che ha per capitale una città dal nome musicale e modulato come Honolulu, che invece sta in una delle cinque isole sorelle, Oahu.

Patate in cappotta

di Grazia Pintore

Il blog visto da Franco Tabacco
Consideriamo le dosi per 4 persone: costoline di maiale 1,200 Kg;  4 patate divise in 4 parti; 3 finocchi divisi in 4,castagne 2 o 3 etti, 3 fogli  pane carasau o guttiau divisi in 4 parti. In una pentola grande bisogna cuocere per tre quarti d'ora le costoline di maiale poi si mettono tre finocchi tagliati in 4 parti, 3 o 4 patate tagliate a pezzi grossi e le castagne (si trovano al supermercato pre-bollite); oppure si mettono a mollo 3 etti di castagne secche per una notte e poi si continuano a cuocere insieme a tutto il resto. Quando è tutto cotto (in tutto 1 ora e mezzo) in un piatto fondo si mette il pane carasau e sopra la carne con i finocchi, patate e castagne. Mi ero dimenticata il sale: come al solito, quanto basta. Al posto delle costoline di maiale si può cuocera la pecora. 
Fatta da Gianfranco, che era un cuoco eccezionale, è un piatto buonissimo.

sabato 8 dicembre 2012

Arega pon-pon (3 di 16)

Cronache dalla fine del mondo 03: December, 3, 2012 – H 06:03 UTC (vd. 02)
Brisbane, Australia – H 16:03

Da un diario privato gettato contro il semaforo dell’incrocio:

Imboccai Barbusa Street quand’ero in coda alla coda.
Secondo voi, un ingorgo in una strada a senso unico può non avere un senso?
La luce del sole color paglia rimbalzava mille volte tra le facciate delle case e la strada, dai tetti delle auto ai soffitti dei balconi, inondando di chiarore ogni dove, in una visione senza l’ombra di un’ombra.
Slacciai la cintura di sicurezza, aprii lo sportello di quel tanto che mi permise di posare un piede per terra, allo scopo di sollevarmi per vedere al di sopra dei tetti delle auto quant’ingorgo ci fosse ancora da soffrire. 

venerdì 7 dicembre 2012

Croci o svastiche? Filistei o Nuragici? Una brocchetta nuragica per chiudere definitivamente il discorso (parte III)

# Gigi Sanna e il codice nuragico

di Gigi Sanna (parte III di III, vd. II  e I parte)

Figura 1                                                        Figura 2
Nella prima parte di questo lungo articolo (1) che però, naturalmente, vuol essere poco più che una comunicazione (2) su alcuni dei documenti della scrittura nuragica, abbiamo sottoposto ad analisi la scritta di Murru Mannu di Tharros e, contro l'opinione dello studioso G. Garbini, che la ritiene appartenente alla cultura religiosa filistea, abbiamo asserito essere quella una scritta squisitamente nuragica. 'Nuragica' per i dati epigrafici e paleografici e 'nuragica'  per il contenuto che abbiamo detto riguardare la divinità yh il, quella stessa che, insieme ad 'asherah, si trova attestata nei frammenti dell'anfora di tipologia cananaica rinvenuti in S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili (3)

mercoledì 5 dicembre 2012

La scrittura nuragica ad Olbia l' 8 dicembre

Festival Emmas 2012, Olbia-Padru

Arega pon-pon (2 di 16)

Cronache dalla fine del mondo 02: December, 3, 2012 – H 06:07 UTC 
Cagliari, rione Castello, Sardinia, Italy – H 07:07 

Placido drizzò il busto, posò i piedi sul pavimento, lentamente si alzò per inerzia da consuetudine. Il capo gli ciondolò sulla nuca, colpa dei residui di sogno che perduravano grevi come rottami di condutture di piombo, si erano affollati alla rinfusa come stracci in una cesta di panni sporchi. Il soffitto luceva senza ombre come un lembo di cielo penetrato dentro casa. Non fece un tentativo per darsene ragione, la sua mente registrava le sensazioni come quella di un neonato, gli riusciva difficile collegarle fra loro e col vissuto che da qualche parte era riposto.
Scostò le sigarette sul comodino, sfilò l’orologio dal polso, lo ripose accanto al telefono cellulare.
Indossò la vestaglia a rovescio, infilò le ciabatte, uscì.

H 07:17
La strada era invasa da gente che si moveva a piedi. Le auto nei parcheggi, ferme.
I cagliaritani, uomini e donne, si erano riversati in strada con la testa china sul petto: nessuno parlava; nessuno che fumasse; non un giornale per le mani. Eppure il Cagliari aveva giocato in trasferta, a Udine, una partita importante.
Placido constatò che fosse l’unico in città che volesse e riuscisse a mirare il cielo.
Il poeta della casa di fronte era sceso sul marciapiede, lui pure in pantofole. 
Nel modo più schivo, con malcelato pudore, spargeva pezzi di carta con su scritte due parole rimate: cura-paura, imbroglio-convoglio, pronto-sconto, …

martedì 4 dicembre 2012

Un miliardo di euro per costruire mezzo milione di metri cubi in Costa Smeralda

di Grazia Pintore

Parole di Cappellaci, dopo essere tornato da Doha, nel Qatar, ospite dell' emiro Hamad bin Khalifa Al Thani. "Questo piano è un'opportunità straordinaria per la portata dell'investimento e per le caratteristiche dell'investitore,che non è alla ricerca di speculazioni immobiliari ma di asset strategici per investire nel lungo e medio termine" Come può un capo di regione dire queste parole quando si vogliono distruggere le coste della Gallura?Alberghi da mille e una notte e ville da nababbi,come può Cappellacci svendere la Sardegna in questo modo? Non si vergogna di considerarsi sardo? Ho il cuore a pezzi.Sarà l'ora che i sardi si ribellino, non si illudano di poter diventare ricchi, avranno solo le briciole. Purtroppo, grazie al nostro governo, la Sardegna è in una situazione economica disastrosa e la povertà può spingere a vendere la propria dignità. Sardi non permettetelo. Gianfranco Pintore aveva in casa un quadro con dipinta la Sardegna e con tante scritte: venduto, venduto. Si vede che ancora non l'abbiamo venduta tutta.

Per capire meglio quello di cui parla Grazia, si legga l' articolo di Vito Biolchini del 23 novembre 2012, "Ecco come l’emiro del Qatar vuole comprarsi la Sardegna: con appena un miliardo. Come ai tempi del Duce…." MP

lunedì 3 dicembre 2012

Ischende

de Nanni Falconi
(http://nannifalconi.blogspot.it/2012/12/ischende.htmlCunferèntzia limba sarda - Agghju - 1 e 2 nadale 2012)

Ischende chi devia faeddare m’aia preparadu duas o tres paràulas in una paja de fòllios de cartolàriu. Aiat preparadu su tema meu fintzas si fia duditosu de s’utilidade chi podiat àere in unu abboju chei cussu aparitzadu in Agius. Apo detzisu de faeddare, l’apo fatu àteras bias, de su bisòngiu de dare a sos babbos e a sas mammas sardas cudd’atza chi bi lis cheret pro chi detzidant a torrare a faeddare in sardu a sos fìgios issoro. Apo semper crètidu chi su isseberu fatu dae generatziones de sardos a preferire s’italianu a su versu de su sardu, siat bènnida dae una bisione pragmatica chi posca amus iscobertu no lu fiat pro nudda. Una bisione pragmatica chi faghiat nàrrere, prus e prus a sas fèminas ca in sardigna fiant issas chi detzidiant custas cosas, chi pro su benidore de sos fìgios podiat èssere de aficu solu su faeddare sa limba de su guvernu, cun sa cale, giai est crara sa cosa, sos fìgios aiant àpidu trabàlliu e cun cussu totu cuddas cosas modernas chi su sardu, limba abbarrada a coa, non lis podiat dare.

Arega pon-pon (1 di 16)

Un romanzo sulla fine del mondo. Un romanzo che è già alla fine del mondo e che è la fine del mondo. Scritto da Francu Pilloni, il nostro Francu Pilloni. Lo proponiamo a puntate, da seguire fino al finale rivelatore. Ma è inutile farsi illusioni su una fine del mondo pirotecnica, perchè "[...] il mondo finiva in silenzio. Contrariamente a tutte le fantasie esposte in migliaia di film sull’argomento, il mondo finiva senza botti, senza crolli e senza urla[..]". 

Cronache dalla fine del mondo 01: December, 3, 2012 – H 06:03 UTC
Cagliari, Sardinia, Italy – H 07:03 


Placido si svegliò che era già morto, la testa zeppa di sogni sbiaditi. Si sollevò sul gomito per spiare oltre i vetri di una finestra senza scurini e senza tende.
La notte aveva partorito un’alba senza voce: se giorno fu, si fece largo in silenzio. La luce era intorno uguale. Non nebbia, ma una foschia vaporosa impedì di presagire da quale orizzonte potesse sorgere un sole.
Era l’ora in cui gli storni di Molentargius prendono il volo dai canneti e volgono sulle colline del Parteolla per riempire il gozzo di bacche.
Nessuno percepì fruscio d’ali, né i rochi richiami.
L’aria era pulita di voli, oltreché di nuvole.
Il cielo, a chi avesse alzato lo sguardo, sarebbe apparso come una parete sconfinata, calcinosa, stinta dal sole di mille stagioni che, se sfiorata, lascia traccia di sé.
Parve il silenzio contenersi in una enorme ampolla di vetro dove l’aria ferma, stantia, sapeva di muffa.
Strade, negozi, alberi, la città intera, tutto era silenzio.

sabato 1 dicembre 2012

La Spongata-Il dolce dell'Inverno a Parma

Ingredienti indicativi (il dolce ha un alto grado di aleatorietà) per 6 spongate* 
Figura 1. a. Stampo per spongate in legno di ciliegio; b. Primo strato sottile di pasta con sopra il ripieno; c. il ripieno viene chiuso dentro con un altro dischetto di pasta; d: si capovolge lo stampo; e.: le spongate cotte e cosparse di zucchero a velo

Ripieno
Mandorle                      100 gr.;                                 Noci                             400 gr.
Miele                            500 gr.;                                 Pinoli                            100 gr.
Uvetta                          100 gr.;                                 Mostarda di frutta          100 gr.
Cedro candito                100 gr.;                                Pane grattugiato fine       160 gr.
Noce moscata, cannella, chiodi di garofano, a piacere;  Rum                             40 gr
Bucce di un arancio e due limoni non trattati
Pasta
Farina 850 gr; zucchero 250 gr; burro o margarina 250 gr.; vino bianco secco per impastare; una bustina di lievito chimico vaniglinato. La pasta deve risultare abbastanza dura, per poterla poi tirare col mattarello. 

Preparazione: non è uno scherzo, per cui prendetevela calma. In un giorno sereno e luminoso, preparate il ripieno: macinate il pane e fatelo tostare leggermente in forno; nel frattempo fate scaldare il miele, a bagnomaria, e quando sarà ben caldo gettatelo sul pane. Mescolate ed incorporate le noci macinate (come al solito è molto meglio sgusciarle prima), le mandorle tostate e macinate; quindi incorporate i pinoli, l'uva passa precedentemente immersa nel vino bianco, le spezie a caso e a naso, la mostarda ridotta a poltiglia (è la parte più difficile), i canditi spezzettati.