domenica 11 novembre 2012

L'incredibile storia dei cocci di Orani e le antichissime Tanit sarde

di Atropa Belladonna

Su questa pagina trovate un mio breve post di prefazione e, ben più importante, la cronistoria dei cocci di Orani, raccontata su Nuoro Oggi nel 1996  da uno dei protagonisti, Giulio Chironi. Potete saltare la mia prefazione, ma vi invito a leggervi attentamente lo scritto di Chironi, non vi richiederà più di dieci minuti.  E' estremamente importante, per due motivi: primo, spero che vi produca una sana scarica di adrenalina; secondo, per quello che scrivo nella mia prefazione. Perchè S'Arcu e is Forros cambia, ancora una volta, tutto, e tutto rimette in discussione. 

Figura 1: a. Pendaglio in bronzo dal sito nuragico di S'Arcu e i
s Forros (XII-VII sec. a.C.) (1). b. uno dei 4 cocci di Orani (2)
Eccolo qui, il quarto  tra i reperti che più mi hanno colpito nell' articolo di M.A. Fadda su s'Arcu e is Forros (1). Dopo l' anfora scritta (2), lo scarabeo (3), e la lima fantasma con due lettere, viene il pendaglio in bronzo a forma di Tanit. Leggiamo come lo descrive l' archeologa: [..] un pendaglio di bronzo della dea Tanit* portato nel santuario di S’Arcu e is Forros in un periodo più antico rispetto all’ epoca cartaginese in Sardegna, dal momento che i materiali più recenti del ripostiglio si datano all’VIII-VII sec. a.C.[..] *Non tutti sanno che…: Thanit. La dea più importante a Cartagine, venerata come protettrice della città e del suo impero. Chiamata Phanébalos, ovvero “Faccia di Baal”, la sua effigie compariva nella maggior parte delle monete puniche, ma la sua origine potrebbe essere più antica […]. M.A. Fadda, 2012 (1).
Tralascio la sicurezza con cui si afferma che l’ oggetto venne portato lì, visto che la stessa autrice definisce il sito il più grande centro metallurgico della Sardegna nuragica e forse poteva venirle almeno il dubbio che l’ oggetto bronzeo fosse di produzione locale. Tralascio anche il fatto che si è consapevoli già da un pezzo che questo segno è ben più antico dell’ epoca cartaginese: non mi aspetto che la dottoressa legga gli articoli a costo zero in proposito (4), ma almeno il lavoro della Sader e quello della Teisser dovrebbero essere ben noti tra i professionisti (5). 
Il punto però non è quello, il punto è che quello è un segno a Tanit, in bronzo, rinvenuto in un sito nuragico (Shardana direbbe Leonardo Melis, Sardiano direbbe Mikkelj Tzoroddu) e che l’ archeologa non si sogna neppure di classificarlo come una contraffazione: come mai? Io credo che dovrebbe farlo, visto che 18 anni fa - come testimonia Giulio Chironi- già si era trovata fra le mani la prova che non furono i Cartaginesi a portare la Tanit in Sardegna, in quanto se la trovò incisa su un coccio che Lilliu non esitò a classificare nuragico; nuragico sì ma contraffatto perché conteneva segni impossibili.
E M.A. Fadda, facendogli eco, liquidò il tutto. Il che all' epoca poteva essere anche umanamente (ma non professionalmente) comprensibile, ma oggi? Vero, 18 anni sono tanti, è difficile perfino ricordarsi le proprie parole. Tanto più che i cocci di Orani sono scomparsi, seppure Gigi Sanna ogni tanto tenti di riportarli alla luce (6), sempre a costo zero. Scomparsi dove, ci si chiederà, in un altro universo? Non temete sono in buone mani: furono avvistati per l’ultima volta nelle mani di una collaboratrice del prof. Vincenzo Santoni (7, vide infra). E' solo per il nostro bene che non ce li fanno vedere, per impedire che il Maligno Falsificatore, quel maledetto foras-de-nosu, per l’ occasione nelle spoglie di un "baldanzoso giovanotto", ci distolga dalla retta via.

La storia dei cocci di Orani, uno dei quali contiene l’ incipit quasi completo, guarda un po’, della stele di Nora (figura 3), ce la racconta Giulio Chironi, nel 1996, due anni dopo il ritrovamento(7). Si stupisce come di fronte al nuovo, all’ inedito, studiosi accreditati e di valore vadano in panico e diventino reticenti, incapaci di rapportarsi al dato anomalo in modo razionale, ma, soprattutto, che ricorrano alla malafede. Non vanno neppure a vedere, a controllare, ad analizzare il pezzo, a cercare di datarlo, di capire con metodi analitici quando e come furono incisi i segni. Si affidano solo ai propri criteri soggettivi del plausibile o verosimile, che nulla hanno a che fare con la scienza quantitativa. Diventano perfino furibondi. 
Quei cocci ora dove sono, perché sono stati celati e dove sono detenuti? chi è la collaboratrice del prof. Santoni che li ebbe in consegna e non li riconsegnò mai più? e perché se li tenne? niente è uscito dalle stanze di alabastro. 

Prima di cedere la parola a Giulio Chironi, un piccolo inciso. Nel 1986 Hölbl riprende da Uberti e pubblica tra le sue centinaia di oggetti egittizzanti sardi, la grafica della base di un amuleto in forma leonina, dalla collezione di Don Armeni, Sulcis (Fig. 2a) (7). Lo legge come dj-ankh, l' usuale formula "datore di vita/ vita ricevuta" di decine di documenti egizi (figura 2). Il suo commento è, a mio parere, importantissimo: "[..]un segno ankh molto simile alla Tanit […] forse nell’ Ovest punico la formula dj-ankh “che dà la vita” o “che ha avuto in dono la vita” era in effetti legata al segno di Tanit.[..]". Non solo l' autore fa un bel distinguo tra l’ uso del simbolo tra i punici di Cartagine e “l’ Ovest punico” (in questo caso, la Sardegna), ma implica, non so quanto consapevolmente, che il segno a Tanit poteva essere in Sardegna un segno di scrittura, addirittura in mix, prendendo il posto di un segno molto simile dall' egizio: un fatto inattestato a Cartagine, ma reale in Sardegna.

Figura 2: a. Base di amuleto in forma di leone, con scrittura geroglifica letta da Hoelbl come "dj-ankh" = datore di vita/vita data (8); l' amuleto proviene dalla collezione Don Armeni, Sulcis; b. la stessa formula su un rilievo dal tempio di Khonsu a Karnak, raffigurante Ramesses III 1186–1155 BC1186–1155 BC; c. tavoletta in pietra verde da Assemini (magazzini del museo di Cagliari?) (9): sulla destra dj-ankh, in orizzontale. 
Ora però senza altri indugi, cedo la parola a Giulio Chironi ed alla sua storia, tragica e comica allo stesso tempo; e purtroppo attualissima.
Anzi un altro indugio ce l'ho: dottoressa Fadda, lei ha avuto durante questi anni, innumerevoli possibilità di riscrivere la storia della Sardegna nuragica; e di passare alla storia lei stessa. Ha avuto in mano la barchetta fittile scritta, i conci di Nurdole, l' epigrafe esposta al museo di Teti, l' anfora scritta di S'Arcu e is Forros, e chissà cos'altro. Anzichè cogliere l' occasione di cambiare la storia, l'ha svenduta al miglior offerente, al punto da arrivare a dire senza alcuna prova convincente, e conoscendo benissimo l' assurdità di tale proposizione, "altri Fenici che si erano affiancati ai Filistei e che come questi vivevano nei nuraghi assieme alla popolazione locale [..] quando è stato costruito il coronamento del nuraghe Nurdole (X sec. a.C.) i Filistei erano presenti sul posto".
Nel 1994 lei pensava che una Tanit pre-punica in Sardegna potesse essere solo una contraffazione: nel 2012 una Tanit pre-punica l' ha trovata lei, e sa per certo che contraffazione non  è. Lei ha, oggi, il dovere professionale ed etico di andare a rivedere quei cocci, di verificarne l' autenticità, di rimediare alle affrettate conclusioni del 1994 e di riconoscere la possibilità che non solo i segni a Tanit (fig.1), ma anche la scritta alfabetica (fig.3) siano originali e autentiche.  E lì non ci sarà anfora cananea che tenga, perchè una cosa fu chiara a Lilliu immediatamente: quei cocci sono nuragici. Lei può personalmente scegliere di non passare alla storia, ma non può continuare a nascondere quella della Sardegna: non è lecito, è un furto non solo ai sardi, ma all' umanità.
Buona lettura a tutti, mie le enfasi in colore. 

I cocci assurdi di Orani: presunzione accademica o sindrome livornese? (da: Nuoro Oggi, Gennaio 1996)
di Giulio Chironi

Nuoro Oggi ospitava anche nel numero scorso pezzi dedicati all'archeologia, a firma di persone ben altrimenti autorevoli rispetto al sottoscritto. sarebbe il caso, quindi, di evitare di parlarne da parte di un profano, un non accademico perlomeno, se non fosse che a me personalmente è occorso un fatto curioso che mi ha fatto a lungo riflettere sulla scienza accademica.
Intanto ho saputo da poco, con due anni di ritardo, di un articolo a firma, udite udite, di Giovanni Lilliu che racconta, risentito ma con gusto, di due baldi giovanotti oranesi che si sono presentati a lui con cocci assurdi, convinti evidentemente di potersi beffare della sua veneranda età, evidentemente inconsapevoli  dell' assurdità della contraffazione. Siccome uno di quei baldi giovanotti ero io, ci terrei a raccontare le cose dal punto di vista dei protagonisti.
Il 30 Aprile 1994 il professor Lilliu ha tenuto ad Orani, nell Auditorium della fondazione Nivola, una conferenza sulla religiosità dei protosardi. Poco prima della conferenza un ragazzo oranese, Angelo Nivola, mi aveva mostrato dei cocci, che aveva trovato nella vigna del nonno e che mi avevano lasciato esterrefatto, tanto che avevo chiesto ripetutamente al ragazzo assoicurazioni sulla loro autenticità, rischiando quasi di offenderlo. Convintomi io stesso, lo convinsi a portare i cocci alla conferenza per mostrarli al dotto professore.
Alla fine della conferenza, seguita da un pubblico numeroso ed attentissimo, il ragazzo, il padre e  io, ci siamo avvicinati al professore e gli abbiamo dato i cocci. Lilliu ha inforcato gli occhiali e ha chiesto al ragazzo con che tipo di chiodo aveva praticato i segni.
"Perchè?" gli ho chiesto io.
"Perchè il coccio è nuragico!"
"Certo, l' ho trovato accanto a  un nuraghe".
"Ma questo è Thanit"
"Sembra anche a me".
Figura 3
Il professore ha guardato l' altro coccio, quello con le lettere fenicie un pò distrattamente e ha chiesto se erano segni astratti, poi l' ha riesaminato attentamente e è sbottato a dire che Roma non è stata fatta in un giorno, intendendo evidentemente che noi, nella nostra pochezza culturale, non ci rendevamo conto di voler proporre ad uno studioso imparabile una tesi assurda. Lì per lì,  sembrava più divertito che risentito, ma dovette ripensarci e indignarsi se pochi giorni dopo ha scritto l' articolo sui baldi giovanotti che io non ho letto, ma che posso assicurare non poteva contenere che sciocchezze autentiche, visto che partiva dalla convinzione sbagliata che i cocci erano contraffatti.
Ho mostrato per interposta persona, nei giorni successivi i cocci alla dottoressa Maria Ausilia Fadda che mi ha fatto sapere di essere disponibile a incontrare il ragazzo per spiegargli le ragioni per cui quei cocci non potevano essere contraffatti (N.d.R.: qui non si capisce bene, forse manca un che).  Poi li ho dati al professor Attilio Mastino che li ha mostrati a un dottissimo epigrafista di Sassari di cui non ricordo il nome, che ha riconosciuto le lettere, ma ha concluso che il coccio non poteva non essere una contraffazione, poi infine ad una collaboratrice del prof. Vincenzo Santoni, la quale non mi ha fatto sapere più nulla e non mi ha restituito i cocci.
Questa la storia.
Che cosa avevano quei cocci di così assurdo, di così osceno da fare perdere l'aplomb a tanti dotti professori al punto da indurne uno a riempire pagine di giornali sull' argomento? Il professore si stupirà di scoprire che io so benissimo il motivo dello scandalo. Quei cocci sono scandalosi perché se autentici, e lo sono, dimostrano che di Roma si può costruire più in un giorno, con una fortunata scoperta, che in sessant’anni di studi raffinati.
In uno dei cocci comparivano due segni di Thanit orante, in un altro una figura umana capovolta, in un altro una figura umana stante molto stilizzata, nel quarto una scritta con gli stessi caratteri della stele di Nora. In una sola volta, cioè, al professore veniva chiesto di rivedere i perni essenziali della ricostruzione ufficiale della protostoria sarda, e non solo sarda. Vediamoli.
1) I sardi hanno costruito nuraghi, monumenti sacri, statue e tombe di grande spessore tecnico e artistico, ma non hanno mai raggiunto lo stadio urbano. Le città costiere le hanno costruite i fenici e la stele di Nora è la più antica testimonianza della loro presenza in Sardegna. Questa la ricostruzione ufficiale che urta contro le fonti antiche, nessuna delle quali aatribuisce ai fenici la fondazione di una sola città sarda, ma che è comunque da tutti accettata. Ma se il graffito del coccio ritrovato nel centro della Sardegna è autentico, e lo è, si può addirittura pensare che la stele di Nora è stata scritta e rizzata dai sardi e che Nora stessa è sarda, come d’altronde dice il suo stesso nome e come testimonia il pozzo sacro nella città.
2) I fenici hanno occupato tutti gli scali principali della Sardegna, poi si sono spinti all’interno e hanno occupato l’ intera isola, a giudicare dagli scavi che scoprono manufatti fenici in tutta la Sardegna, hanno abbattuto i nuraghi e costruito templi e fortezze, sostituiti poi nel VI secolo dai cartaginesi. I cartaginesi hanno imposto ai sardi i loro dei, a cominciare dalla patrona di Cartagine, Thanit, nel V secolo, per finire con Sid assimilato a Babay che sarà per i romani Sardus Pater, concessione dei cartaginesi a una divinità indigena poco conosciuta.
Riconoscere l’ autenticità di una doppia raffigurazione della patrona di Cartagine in un coccio nuragico, anteriore alla stessa nascita di Cartagine, potrebbe portare a pensare che non i cartaginesi hanno prestato la loro divinità ai sardi, ma viceversa.

Comprensibile, quindi, lo scatto dell' illustre studioso, che ha mortificato il ragazzo e che a me ha fatto solo pensare che il professore non voglia rivedere un libro che crede di avere scritto per sempre. Il professore, e gli altri dotti, si sono comportati come gli illustri scienziati del tempo di Galileo: non sono voluti andare a vedere.
Io so benissimo che non era facile accettare la realtà di qui cocci e non mi aspettavo che i dotti avessero l’ intelligenza di credere sull’ istante che tutte le loro convinzioni sono errate, ma mi aspettavo, ingenuo, che avessero la serietà e l’ onestà scientifiche di verificare. E la serietà e l’ onestà volevano che, con tutto lo scetticismo imposto dal caso clamoroso, si andasse a vedere se altri frammenti del vasellame nuragico erano ancora in quella vigna. I baldanzosi giovanotti erano prontissimi a guidare sul posto il professore o chi per lui.
Una spiegazione della realtà diversa dalle fantasie che vengono a me in mente la si poteva trovare, purchè si partisse dal fatto incontrovertibile che quei cocci non sono contraffazioni. Si è preferito bollare di disonestà due galantuomini che amano il proprio paese e non falsificherebbero mai niente per nessun motivo piuttosto che rivedere le bozze di libri già pronti per la stampa.
Mi dispiace per il prof. Lilliu e per la Sardegna. 

(1) M.A. Fadda, S'arcu 'e is Forros, Nuragici, Filistei e Fenici fra i monti della Sardegna (con scheda di Giovanni Garbini), Archeologia viva, n.155 sett.-ott. 2012, pp.46 -57
(2) G. Sanna, Anfora con scritta di S'Arcu 'e is Forros. Garbini: in filisteo - fenicio. No, in puro nuragico,  http://gianfrancopintore.blogspot.it, 10.09.2012, http://gianfrancopintore.blogspot.it/2012/09/anfora-con-scritta-di-sarcu-e-is-forros.html
(4) A. Belladonna, Le “donnine” di Amun (e le altre) in Sardegna. 1a parte, Le “donnine” di Amun (e le altre) in Sardegna. 2a parte 12.06.2012, http://gianfrancopintore.blogspot.it/
(5) a. Sader, H. Iron Age Funerary Stelae from Lebanon. Cuadernos de Arqueología, 11, Eds. Bellaterra, 2005; b. B. Teissier, Egyptian Iconography on Syro-Palestinian Cylinder Seals of the Middle Bronze Age, Vandenhoeck & Ruprecht GmbH & Co KG, 1996
(6) G. Sanna, a. Il "coccio d'Orani", duro come il coccio,  E non sta zitto, 23.07. 2008; b. Scrittura nuragica: ecco il sistema. Forse unico nella storia della scrittura, 09.11.2011 http://gianfrancopintore.blogspot.it/
 (7) Giulio Chironi, I cocci assurdi di Orani: presunzione accademica o sindrome livornese? In: Nuoro Oggi, Gennaio 1996, anno IX. 
(8) Günther Hölbl, Ägyptisches Kulturgut im phönikischen und punischen Sardinien, 2 vol. (Leiden: Brill 1986)
(9) Taramelli A., 1919, Assemini-Frammento di iscrizione egiziana rinvenuta in regione Su Pranu, in Scavi e Scoperte, pp. 160-161

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Caro Gianfranco, c'è qualcosa di più amaro di quella frase "non sono voluti andare a vedere."? Sì forse l' ultima frase, il dispiacere per la Sardegna e per il professore. Come avrei voluto leggere un tuo commento a questo scritto, e quanto ci manca la tua finissima intelligenza nell' analizzare questo fatto, e le sue implicazioni! 

Per completezza inserisco la lettura epigrafica di Gigi Sanna, dei due cocci di Orani di fig. 1 e 3 (Figura 4). 
Figura 4: lettere alfabetiche sui cocci  frammentari di Orani (modificati dai pannelli 16 e 22 della mostra di Macomer, "Prima mostra didattica della documentazione scritta della scrittura nuragica (dall’Età del Bronzo Medio al I Ferro)"  Si noti che la sequenza TRShSh (dx)  si ritrova identica nella I riga della stele di Nora, così come la posizione di alcune delle lettere seguenti.