sabato 17 novembre 2012

I bagni fenici dentro i Nuraghi

di Stella del Mattino e della Sera

Dei Fenici si sa poco e niente. Per colmare la lacuna si scrivono su di loro lunghissimi romanzi di fantascienza che vanno a ruba specialmente nelle scuole e negli istituti di educazione superiore. “Che non si abbia a dire che siamo qui a rubare lo stipendio!” dicono gli autori.

Bisogna sapere che a casa propria il fenicio si annoiava a morte. Per quello si mise a solcare i mari in lungo e in largo per soddisfare i propri vizi. Era un caposcarico e aveva la mania degli scherzi. Uno dei migliori era quello di fingersi straniero. Quando qualcuno diceva “Guarda: un fenicio!” egli simulava stupore. O forse non simulava: in patria nessun fenicio mai si sognò di chiamarsi fenicio. Forse questo primo scherzo fu fatto a lui e non viceversa.

Il secondo scherzo più bello fu l’alfabeto. Perché: in patria sapevano scrivere lo 0.01 %. Però: le lettere circolavano anche nei bassifondi del porto e lui prima di partire per il solcaggio dei mari se ne infilava un tot nella sacca da viaggio. Dovunque arrivava andava un po’ a memoria un po’ a caso e metteva insieme delle lunghe teorie di caratteri per stupire e tenere calmo l’indigeno riottoso. Da duecento anni gli autori dei romanzi provano di decifrare questi testi per guadagnarsi la pagnotta. Finora l'hanno passata liscia. Un domani non si sa.

Il terzo scherzo più bello fu quello dei bagni. 
Come si sa dai romanzi di fantascienza il fenicio amava presentarsi alle proprie divinità con un minimo di decenza e ripulito dalle scorie del viaggio. Fu allora che venne a sapere dai filistei di un popolo che viveva dall’ altra parte del mare che aveva costruito molte torri che potevano fare al caso suo. E fu così che gli venne l’ idea. A lui o al punico, suo compagno di merende, non si sa di preciso.  Andò così: “La presenza di impianti idraulici nelle aree sacre è ben attestata in tutta l’area della Fenicia e del Mediterraneo occidentale, ed una serie di considerazioni sui bacini, i pozzi sacri e i santuari vicino a sorgenti d’acqua può essere fatta su gli insediamenti fenici e punici dell’isola di Sardegna. Ciò che distingue la Sardegna dal resto del Mediterraneo è la forte influenza del sostrato nuragico, facendo sì che le genti fenicie e puniche riutilizzassero e quindi adattassero ai loro culti i pozzi e i templi a pozzo nuragici, che fanno parte della storia pregressa della Sardegna. Di conseguenza le strutture idrauliche, per le abluzioni, aspersioni e rituali sacri, costruite nei santuari di tradizione fenicio-punica in Sardegna sono quasi inesistenti*.

Perbacco la cosa è ricca di spunti! Vediamo di ricostruire. Il fenicio arriva sull’isola lontana, da baldanzoso giovanotto, e pensa: “Io ci provo: o la và o la spacca”. Con l’usuale faccia di tolla bussa a un nuraghe in posizione panoramica. “Avanti!” dice da dentro il nuragico con l’ usuale candore. “Sono l’ ispettore del Comune: qui lei ha costruito abusivo. Facciamola corta: o butta giù tutto o ci mettiamo d’accordo tra gentiluomini”. Il nuragico di questo discorso capisce niente e gli casca la mandibola  fino al ginocchio.  L’ astuto straniero dalla pelle ambrata gli mette un contratto capestro sotto il naso. Il nuragico, di questo lungo testo pieno di cavilli capisce niente, ma per non fare la figura firma lo stesso con una grossa X (equivocata per un geroglifico). Il fenicio inizia a guardarsi attorno e dice: “Belle pareti robuste. Per le mie abluzioni è un po’ stretto ma mi accontento. Lì di fronte apriamo una finestra chè c’è poca luce qua dentro!” Il nuragico come in trance mormora: “La luce entra solo al solstizio d’inverno e al lunistizio maggiore settentrionale”. Adesso è il fenicio che capisce niente. E’ tutto preso dai suoi progetti idraulici. Il nuragico, che almeno a costruire sa il fatto suo, gli fa: “Se apre una finestra lì viene giù tutto”. Niente. L’altro ormai è lanciato e non sente ragioni. Chiama le maestranze e si mette all’opera: pozzo, vasca con idromassaggio, non bada a spese l’ardimentoso straniero. Da ultimo fa aprire la sua finestra nella parete di fronte e viene giù tutto.

Si moltiplichi questa faccenda per 30000 e ecco spiegato il crollo della civiltà nuragica.

Non era lo tsunami di Sergio Frau.

Sempre roba di acqua era però. 

*Emerenziana Usai, 2011. Dall’archeologia dell’acqua: canali, vasche, piscine, pozzi…Alle implicazioni cultuali nei Santuari Fenici e Punici di Sardegna. Università degli Studi di Sassari. Tesi per la Scuola di Dottorato di Ricerca in Storia, Letterature e Culture del Mediterraneo, Ciclo XXIII.